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  • Xibetani, ennesi ed emigrati incantati da Mario Incudine

    Pubblicato il Settembre 5th, 2012 Max Nessun commento

    di Franco Librizzi

    Il talento artistico di Mario Incudine e della sua band, oramai conclamato anche oltre lo Stretto, incanta il pubblico presente a Calascibetta in occasione dei festeggiamenti della Madonna di Buonriposo. Una perfomance straordinaria, coinvolgente, due ore e mezza di spettacolo, intrinseco di sicilianità, ha scatenato l’entusiasmo di migliaia di persone. Musicisti affiatati, talentuosi, guidati dal carisma di Incudine, hanno raccontato, con i loro canti popolari, la Sicilia e le sue tradizioni, ma anche i sui momenti tristi. E il pubblico ha risposto riversando  applausi e ovazioni al termine di ogni canzone, musiche imperniate su temi sociali: dalla mafia al dramma del lavoro, alla emigrazione. Mario Incudine ha voluto ricordare gli operai della Fiat di Termine Imerese che stanno vivendo il dramma della perdita del posto di lavoro, cantando “Fiat voluntas Fiat; ha sottolineato che la Sicilia non è solo mafia – come descrivono i media- ma una terra di grande cultura che ha dato i natali a uomini illustri. Uno dei momenti più alti e toccanti è stato quando l’artista ennese ha evidenziato, proponendo un testo del poeta siciliano Ignazio Buttitta, la tragedia di Marcinelle in Belgio, dove rimasero uccisi diversi minatori siciliani. Un momento del concerto che ha toccato il cuore dei presenti, soprattutto di alcuni xibetani emigrati a Chapelle- Lez-Herlaimont che ritornano nella loro Calascibetta anche in occasione del gemellaggio che da cinque anni unisce la cittadina siciliana con quella belga. La canzone “Salina”, con la quale la band ha vinto il festival siciliano, ha invece ricordato, tristemente, le  “carrette del mare”, affollate di gente e dirette nella nostra Isola. Libici, etiopici in cerca di fortuna, ma che spesso hanno trovato la morte. “Sono fratelli che vanno accolti, amati”, ha sottolineato Incudine. Ed ancora “Lassa e Passa”, scritta insieme a Nino Frassica, che racconta alcuni malanni italiani, come le file negli ospedali. Ma si è visto anche il lato paterno di Incudine con la canzone “Li Culura” dedicata alla figlia Iole nata di recente dal matrimonio con Mariangela Vacanti. E poi quel duetto fantastico tra Incudine (chitarra) e Franco Barbarino (mandolino) che ha estasiato la gente. Insomma, un concerto dai contenuti sociali forti conclusosi con l’inchino degli artisti al pubblico e la standing ovation di quest’ultimo.

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