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  • Politica e costume

    Pubblicato il maggio 11th, 2007 Max Nessun commento

    di Pino Grimaldi
    E’ la classica domanda che gli americani si pongono (cosa c’è di sbagliato?) per cercare di capire perché qualcosa non funzioni come dovuto. E la domanda è sempre la stessa sia che provenga dal centro di controllo di Huston in Texas quando un equipaggio di uno shuttle dice che ha un problema,sia quando è il presidente Usa a chiedere ai suoi collaboratori perché i democratici boicottino le sue leggi od il semplice cittadino fermato su una qualunque strada mentre guida il suo “car”-auto- dalla polizia. Semanticamente è importante la monotonia della domanda perché pone alla base di un qualunque evento non previsto, che vi sia potuto essere un errore. E dice quanto certi popoli evitino l’errore ritenuto la causa del “male” cioè di ciò che non determina vita normale. Ovviamente noi gli Italici siamo diversi. Ed infatti capovolgiamo i termini e ci chiediamo sempre (anche incosciamente) dove il nostro interlocutore -chiunque esso sia- stia sbagliando,per prenderlo in castagna e di contropiede,si direbbe,dimostrargli la giustezza del nostro agire o pensare. Chi avesse dubbi su questa equazione psico-linguistica guardi con occhio ancor più attento del solito quanto avviene in Italia. E ci si accorge con facilità come “l’errore” sta sempre dalla parte dell’avversario quasi che chi parla od agisce sia unto dal signore e l’altro un pervaso dal demone. Un giudice della Corte Costituzionale – impropriamente detta l’ alta corte- si dimette a metà circa del suo mandato novennale(non rieleggibile) iniziato il 30 Luglio 2002 scrivendo che tale atto è dovuto al fatto che la Corte abbia subito pressioni dal governo in carica su un problema- il referendum- sul quale essa deve pronunciarsi. La cosa è grave perché il personaggio non è consigliere comunale di roccacannuccia ma uno dei quindici giudici che hanno il dovere di tutelare la nostra Costituzione difendendola dagli attacchi da qualunque parte essi provengano(per usare un linguaggio badogliano). E se è giunto a dichiarare tanto ed agire in conseguenza è perché ha sentito e la Corte e se stesso offesi e profondamente nel loro diritto dovere di essere “giudice terzo ed intoccabile” da un altro organo dello stato sul quale peraltro la corte è obbligata a vigilare. Posto che non è malato di mente(nessuno ha eccepito tanto) è nel giusto. E dunque gli altri -tutti- sono nello errore: perché a questo suo atto non è seguita una dimissione in toto della corte;perché il governo non ha presentato scuse ufficiale e riparatrici e perché il capo dello stato pur rammaricato ed addolorato si è limitato a recepire il fatto e stop(almeno in apparenza).

    Per certi versi addirittura un alcunché di misurata e contenuta contentezza in qualche parte politica oggi in maggioranza che riceve quasi un “cadeau” avendo la possibilità di eleggere un giudice proveniente dalla sua congrega(non a completamento del mandato interrotto ma per lo intero di 9 anni(prima era di 12,poi ridotto nel 1967) modificando così l’assetto della corte. E sotto sotto -ma non tanto, Corte compresa- tutti a dire che è il dimissionario ad avere scambiato lucciole per lanterne e che dunque ha sbagliato e non é da crearne “casus belli”.

    In qualsiasi altro paese sarebbe successo il”quarantotto”! Ma siccome noi l’ abbiamo già avuto(e continuiamo ad averlo!!) non ce ne curiamo più di tanto. D’altro canto con la consapevolezza di avere un costo della vita politico amministrativa che non ha eguali al mondo-vedi bilancio del Quirinale ed a scendere fino all’ ultimo consiglio di quartiere- possiamo con tante grane da risolvere compresa la ledership del neonato PD, preoccuparci di un fatto che attiene soprattutto al costume e che in fondo ne ci toglie ne ci da un centesimo?

    Domanda che non esige risposta.

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