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  • Vivere la relazione con l’altro nell’epoca della incomunicabilità

    Pubblicato il dicembre 2nd, 2008 Max Nessun commento

    di Silvano Pindus
    Il venerdì 21 novembre a cura del Centro Igino Giordani è stata tenuta presso la sala Cerere di Enna una conversazione sul tema “Vivere con l’altro – per una cultura della relazione” del Prof. Piero Cavaleri  di Caltanissetta, dirigente psicologo presso la locale ASL n.2, didatta presso la scuola di specializzazione in psicoterapia dell’istituto di Gestalt H.C.C. e docente di Psicologia dinamica alla facoltà di Scienze della formazione della LUMSA di Caltanissetta. Ad agevolare ai numerosi partecipanti la comprensione graduale del tema della serata ha   condotto l’incontro-dibattito, in forma di conversazione a due, il dott. Giancarlo Pintus, psicologo e psicoterapeuta di Enna, attraverso alcune domande su questioni di grande attualità relativamente ai mutamenti della relazionalità nella società contemporanea. Ne è venuta fuori una ricca e piacevole conversazione carica di riflessioni, analisi storiche e sociologiche, intuizioni profonde, di grande umanità e di prospettive aperte alla speranza che hanno tenuti “incollati” i presenti alle sedie per circa due ore e mezza. Il tutto a partire dall’assioma, sempre valido, di D. Bonhoeffer in “Resistenza e resa” che “Non si diventa ‘uomini completi’ da soli, ma unicamente assieme agli altri…”. Domande-guida su com’è possibile che i legami umani si siano oggi così liquefatti; su un’errata concezione della felicità intesa come dovere di ognuno; su comportamenti asociali che presuppongono la ricerca del benessere e della felicità personali a discapito degli altri; sulle frequenti cause di sofferenza mentale dei pazienti di oggi riferibili ad origini e nature diverse da quelle classiche individuate dal padre della psicanalisi Sigmund Freud ed infine sui rimedi che lo psicoterapeuta può offrire per aiutare a colmare i vuoti relazionali.
    Illuminanti le risposte che hanno evidenziato, d’accordo con il pensiero del sociologo polacco Zygmund Bauman, come la relazione con l’altro sia ormai divenuta talmente fragile ed inaffidabile da poter essere  paragonata ad “una zattera di carta assorbente” alla quale, ovviamente, nessun uomo si consegnerebbe per salvare la propria vita, per conseguire il proprio benessere. Dalla ‘solidità’  dei corpi sociali e delle comunità di un tempo, non molto lontano, siamo infatti pervenuti alla “liquidità”  che contrassegna ormai le precarie relazioni su cui si reggono la famiglia, la città, le varie istituzioni.-


    L’attuale società sembra essersi “disgregata” in una molteplicità di sistemi, ognuno dei quali, a sua volta, produce riferimenti valoriali spesso del tutto autoreferenziali, sempre meno attenti alla relazione umana e alla dignità dell’uomo. Se la cultura moderna ci ha fatto scoprire l’individuo, sostenendone l’affermazione in ogni ambito della vita sociale; se il pensiero filosofico del secondo Novecento, dopo l’immane tragedia del più grande conflitto mondiale, ci ha rivelato la fondamentale importanza dell’altro, è ora giunto – afferma il relatore – il momento di affermare la centralità della relazione con l’altro, la necessità che gli individui imparino a riconoscersi reciprocamente.   Cuore di tutta la conversazione l’alternativa tra l’equilibrio emotivo e il caos emotivo che avvicinano o allontanano dal benessere e dalla felicità in dipendenza della qualità della relazione. Anche sul piano strettamente terapeutico l’autentica relazione reciproca, umanizzante fondata sul principio di fraternità e sul rispetto della “Regola d’oro” – fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te – alla fine risulta essere il vero rimedio capace di riumanizzare ogni comportamento nel superamento definitivo del paradigma amico-nemico.
    Riconoscere dunque l’altro amandolo fino a sentirlo parte integrante di sé e del proprio mondo interiore ed esteriore appare l’unica risposta piena alla realizzazione di sé e al bisogno di felicità. L’unica strada da intraprendere per un percorso all’incontrario verso la verità che è l’uomo al centro dell’universo ma in una visione capace anche di trascendenza verso l’Alto e l’altro che fanno essere non monade ripiegati in sè ma ‘persona’ – sono-per – costitutivamente pensata e votata alla relazione. Da qui la chiave e la speranza per un radicale cambiamento di costumi, leggi, principi economici, sociali e politici a livello planetario verso  una antropologia veramente all’altezza della dignità di ogni uomo. Per chi volesse approfondire si consiglia l’ultimo libro di Cavaleri “Vivere con l’altro” edito da Città Nuova nel marzo 2007.
    silvano.pintus@virgilio.it

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