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  • Una voce dal passato…

    Pubblicato il maggio 10th, 2008 Max Nessun commento

    di Cerere
    Che si parli di un ritorno al Medioevo per l’estrema inciviltà dilagante o per un rinnovato bisogno di trascendenza, scaturito dal non riuscire a modificare l’esistente, possiamo pure accettarlo. Ma, guardare all’improvviso solo all’antichità è segno di un malessere più profondo, che non solo nega il presente, ma cancella anche il futuro. Una comunità che non riesce a sperare è destinata a soccombere. Non si può vivere proiettati soltanto in un mitico passato che, intanto, è stato modificato da un progressivo stratificarsi di epoche storiche e l’orgoglio di un codice genetico ricco deve tradursi nella capacità di sfruttare quella ricchezza. Così, va bene invocare Cerere per riportare a galla antiche ricette o per descrivere l’abbondanza delle testimonianze artistiche di quello che fu il suo territorio, ma tratteggiare il carattere degli ennesi riferendosi solo a ciò che disse Cicerone nelle Verrine è segno di un tempo sospeso, di un giudizio anacronistico e soprattutto dell’incapacità di leggere il presente. Certo, ai tempi di Cicerone, gli ennesi erano “sacerdoti vocati a Cerere, sobri e gravi nei costumi”, ma anche pieni di dignità, tanto da sfidare il malgoverno di Verre e da chiamare a difenderli, nel 70 a.C., il migliore avvocato dell’impero. È ancora così? Oppure, è vero che “la popolazione ennese è stabile e serena”? O “che qui bisogna fare le cose con calma, perché il concetto di tempo è ancora quello di una volta, non è stato minimamente scalfito”? Sono, queste, due frasi estrapolate da un articolo apparso su la Repubblica del 1 Aprile 2008 a firma di Franco Marcoaldi. Certo, la data farebbe pensare ad uno scherzo, se leggendo tra le righe di quello che dovrebbe essere “il silenzioso riscatto di Enna” non montasse la rabbia per una-


    prezzolata presa in giro di una popolazione, che non merita simile trattamento e sicuramente non può essere descritta da un osservatore distratto che non parla con la gente, ma si limita ad intervistare chi la governa. Tralasciando gli altri giudizi apparsi nell’articolo, qualcuno dei quali potrebbe essere considerato pubblicità ingannevole, certamente quei due sopra riportati la dicono lunga su come gli amministratori locali conoscono poco la gente, forse perché, occupati come sono(!), non hanno il tempo di andare in giro a sentirla. Magari non sanno che ci sono quartieri vivacissimi dove gli abitanti mostrano fantasia e voglia di fare, dove la solidarietà e il rispetto tra vicini è cemento di rapporti. Forse, non sanno che la popolazione non dorme e con mille iniziative, purtroppo non sempre in rete, tentano di uscire da quell’inedia, cui chi la governa vorrebbe condannarla. Forse, non hanno tempo per vedere come alcune zone, che dovrebbero essere il biglietto da visita della città, sono abbandonate a se stesse in un degrado che è evidente segno dell’assenza di un’attenta e solerte amministrazione: il Belvedere è diventato un parcheggio selvaggio, ma non un vigile o un segnale stradale si è mai visto; le strade attorno al Rettorato dell’Università sono diventate il simbolo dell’inciviltà crescente: sporcizia, bottiglie rotte, affissioni senza regole e viabilità impossibile! Se questo è l’effetto Kore, ha ragione Demetra o Cerere a non chiamare più la figlia. E se la popolazione non è né stabile né serena, perché i giovani appena possono scappano, anche solo per andare a vedere qualche spettacolo, dato la chiusura eterna dell’unico teatro esistente, non importa a nessuno. Il tempo, qui, scorre molto lentamente? Che non sia un’alibi per giustificare il non fare? Che questo riscatto di Enna sia tanto “silenzioso” che nessuno se ne accorge? Forza, mitico popolo ennese! Torna a mostrare la tua mai sopita dignità e dimostra ancora una volta il coraggio di sfidare il malgoverno e l’assoluta mancanza d’attenzione per le tue esigenze!

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