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  • UNA NUOVA FILOSOFIA DI DESTRA

    Pubblicato il luglio 23rd, 2011 Max Nessun commento

    di Tony La Rocca – Coordinatore Generazione Futuro
    Con la caduta del muro di Berlino si sancisce la fine del mondo bipolare, la comunità “intellettuale” ha ritenuto più o meno giustamente che le categorie sino ad allora date per scontate non avessero più ruolo, ragion d’essere, legittimità o utilità. Quindi le analisi dei politologi e degli scienziati della politica sono giuste in teoria ma – come spesso accade – la realtà non ne prende alcuna nota e va avanti per la sua strada, ignorandoli. Un tempo solo nominare “la destra” era un tabù. Oggi sono in tanti a dire la loro su cosa sia o cosa debba essere. E intanto la confusione regna sovrana. Il tentativo di definire nuove categorie di “destra” è rimasto puro quanto sterile esercizio accademico. Forse la destra semplicemente non è mai esistita. Forse non c’è mai stata. Forse è meglio così. Potremmo dimenticare il suono, senza grandi rimpianti, se solo fossimo capaci di dare un altro nome a ciò che siamo ma – soprattutto e di più – a ciò a cui tendiamo, a ciò che vorremmo essere. Per intanto ognuno dice “destra” – o quasi per pudore – “centrodestra”, ma forse intendendo cose diverse. Qualcuno dice “tizio non è più di destra”, ma poi ammette “io non lo sono mai stato”. Altri reinterpretano, ridefiniscono e riscrivono. Qualcun’altro, semplicemente, se ne frega, cavalca l’onda positiva e, semmai, quando dirsi di destra sarà definitivamente passato di moda, si definirà in qualunque altro modo gli possa convenire in quel momento. Difficile a crederlo, ma ne esiste di gente così… soprattutto in politica. E’ ampia questa premessa , ma doverosa per dire che delle tre destre, così come si collocano accademicamente: destra liberale, destra della tradizione e nuova destra sociale e comunitaria, solo a quest’ ultima va dato il merito di richiamare alla sovranità popolare e all’amor patrio territoriale, piuttosto che all’ormai “lontano” patriottismo costituzionale. E’ l’amor patrio territoriale che grazie al suo radicamento ci induce ad attribuirci quella piccola, piccolissima responsabilità personale sulla realtà sociale umana in opposizione all’astrattezza ideologica. Questo è richiesto: realtà umana, non astrattezza ideologica! L’elemento positivo di una vera destra dovrebbe tuttavia essere sempre la capacità di governare l’inevitabile mutamento delle cose e conservare ciò che a un popolo, a una nazione o a una civiltà serve per tutelarsi e spostarsi in avanti, progredendo. Occorre ammettere che ciò che poteva essere giusto ieri può non esserlo oggi: non capirlo è l’errore e l’orrore dei fondamentalismi. Adesso veniamo a Futuro e Libertà. Fini va via anche in nome di una “destra moderna” che parla di cultura della responsabilità, etica civile, repubblicanesimo. Di Nazione e senso dello Stato, di coniugare ambiente e sviluppo. Dopo la prima sconfitta, Fini si aggrega in un “terzo polo” con i centristi confessionali Casini e Rutelli rinnegando uno dei fari delle sue ultime stagioni, il bipolarismo. Tuttavia il suo distacco dal Pdl è interessante perché torna a dar luce alla possibilità di un’altra destra che va oltre il monopolio esercitato per sedici anni dal populismo (di destra) di Berlusconi. La destra (come la sinistra) dovrebbe tornare sul terreno delle città e dei quartieri, dei –


    luoghi di studio e di lavoro. Allo stesso tempo dovrebbe padroneggiare i nuovi mezzi di contatto e d’informazione per riallacciare la politica alla vita, dimostrare una presenza, un’apertura alla comprensione e alla soluzione dei problemi. Per le strade, fisiche e telematiche, dovrebbe portare i suoi valori: Nazione, legalità, meritocrazia, sviluppo e vantaggio dell’uomo nella vivibilità collettiva. Una destra laica nel senso che distingue con nettezza le insegne della Croce e la bandiera tricolore. Una destra capace di organizzare la concorrenza con la sinistra sulla lotta di idee e la capacità di realizzare progressi sociali, spirituali e materiali. Insomma, una destra progressista: questo quello che ha voluto realizzare sempre Fini, ma che non è riuscito mai ad organizzare dentro la casa di chi ha sempre promosso edonismo ed individualismo. Fini è detentore di una destra elitaria sostenitrice del voto agli immigrati, del fine decoroso di una vita su cui non ci si può accanire inutilmente, delle unioni di fatto, di una politica ambientale basata sulla valorizzazione delle energie rinnovabili e pulite. Se queste sono questioni di sinistra, allora, come finiano, preferisco essere di sinistra. Ci sono cose e principi che vanno al di la delle alleanze, dei colori e dei cori politici. L’uomo al centro: questo il vero motto del terzo millennio. Poco importa se di destra o di sinistra. Non vogliamo assistere a mercimoni e non vogliamo un leader populista creatore di totalitarismi mediatici che non considera affatto i limiti naturali posti dal conflitto di interessi con le cariche che ricopre. Vogliamo una destra snella, progressista che ricominci a fare politica virtuosa dai quartieri sotto casa. Non ci interessano le leadership auto-referenziali colme di vacua retorica. Questa è roba da prima e da seconda repubblica. Ci servono, di contro, uomini del fare, uomini d’azione. E’ arrivato il momento in cui il vecchio deve cedere il passo al nuovo, ed il nuovo deve potersi esprimere totalmente ed in piena libertà. Poco importa se perderemo una fetta di elettorato conservatore. Non è quello il nostro obiettivo. Non ci interessa essere ricattati continuamente da chi, tra i “nostalgici”, cita questo o quell’errore fatto nel passato dal nostro leader Fini. Si sa: tutti compiono degli errori. Ma si sa anche, che tutti dobbiamo andare oltre, se vogliamo crescere culturalmente recuperando lo stimolo su quello in cui crediamo. Il nostro obiettivo è quello di rivolgerci alle nuove generazioni, non in senso anagrafico, ma nel loro atteggiamento mentale e spirituale. Ci dedicheremo fondamentalmente, a chi si vuole mettere seriamente in discussione ora e per sempre. Capace e convinto di vincere una “guerra” che avrà come conquista una società più sana e più vivibile. Dove l’abilità dei cittadini possa trionfare una volta per tutte e raggiungere vette sempre più alte.

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