La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Un nuovo modello per una nuova società

    Pubblicato il agosto 2nd, 2007 Max Nessun commento

    di Libero
    “Moltissimi tra i principali studiosi dell’assetto del rapporto società-stato (Hirst, Wagner, Anheier) sono concordi nel ritenere il ruolo dell’impresa non a fini di lucro come fondamentale in questi settori. Essa garantisce uno scopo che non è la semplice massimizzazione dei profitti pur reinvestiti, ma l’erogazione di servizi che siano il più possibile utili al benessere della persona e della società” (Giorgio Cittadini, “Welfare, i due volti della riforma”, Il Sole 24 Ore, 30/12/2001). Una prospettiva che va in questa direzione è la costruzione in sede locale del cosiddetto Welfare community. Non si tratta di una nuova logica procedurale, tanto meno dell’ennesima istituzione; è invece la ricerca di una cooperazione efficace e stabile tra soggetti pubblici e privati che fanno del territorio locale la piattaforma dei loro interventi e dei loro interessi. “Vi sono tracce e voglia di mutualismo nei tanti che cercano di ragionare sul come abbassare il rischio dell’essere senza pensioni, senza maternità accompagnata, senza possibilità, di fermarsi per malattia. Sul come scambiarsi la conoscenza che è diventata sempre più la merce attraverso cui qualificarsi nel mercato. Così come proliferano gruppi di acquisto solidale che si mettono assieme nei condomini per comprare merci di cui si conosce la provenienza saltando la grande distribuzione”(Aldo Bonomi, “Un modello ipermoderno”, Il Sole 24 Ore, 24/04/2006). Ma, come ha sostenuto Pierpaolo Donati a Norcia (15-16 ottobre 2005) in occasione del seminario su “Welfare, famiglia e sussidiarietà: verso nuove politiche sociali che possono generare benessere comunitario”, le antiche mete del moderno welfare state (come la lotta contro la povertà, la ridistribuzione del reddito e delle opportunità di vita, ecc.), e le nuove sfide (come la de-umanizzazione dei servizi sociali e sanitari, l’insufficiente difesa degli interessi deboli e delle minoranze, la crescita delle cosiddette patologie della modernità, ecc.) debbono essere affrontate con nuovi stili di policy che aiutino le politiche sociali ad essere family friendly. Questi stili si caratterizzano per due grandi insiemi di fattori. Da un lato le nuove condizioni della società, cioè la sua crescente complessità in termini di strutture e compiti familiari. Dall’altro l’allargamento delle finalità, che portano verso una nuova concezione e pratica sussidiaria della cittadinanza della famiglia.

    Lascia un commento