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  • Tutti fuori dai “sottogoverno” della Provincia

    Pubblicato il luglio 6th, 2008 Max 1 commento

    di Massimo Greco
    Con l’insediamento della nuova Presidenza della Provincia regionale di Enna targata centro-destra, gli addetti ai lavori, e non solo quelli, si aspettano che l’azione di cambiamento coinvolga immediatamente anche le cariche del cosiddetto “sottogoverno”, cioè quegli incarichi di carattere fiduciario che l’Organo di governo affida per l’amministrazione di consorzi, società partecipate ed Istituzioni che vedono l’Ente Provincia a vario titolo coinvolto. Nulla di strano o di nuovo. Ma così non è, o comunque, non è così semplice come appare e vediamo perché.
    “La norma contenuta nell’art. 50, comma 8 del decreto legislativo 8 agosto n. 267 – in forza della quale << sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio il sindaco e il presidente della provincia provvedono alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del comune e della provincia presso enti, aziende ed istituzioni>> non si limita a fissare, nella materia, le attribuzioni del Sindaco e del Presidente della Provincia, ma definisce anche la regola, di portata generale secondo cui le nomine e le designazioni di rappresentanti delle Amministrazioni locali presso altri Enti, rispettivamente di competenza del Sindaco e del Presidente della Provincia, devono considerarsi di carattere fiduciario, nel senso che riflettono il giudizio di affidabilità espresso attraverso la nomina, ovvero la fiducia sulla capacità del nominato di rappresentare gli indirizzi di chi l’ha designato, orientando l’azione dell’organismo nel quale si trova ad operare in senso quanto più possibile conforme di chi gli ha conferito l’incarico…..ne consegue che la cessazione del mandato del Sindaco e del Presidente della Provincia e lo scioglimento del Consiglio comunale finiscono con il travolgere tutte le nomine effettuate durante il mandato elettivo………..La norma in esame è, dunque, espressione, nell’ambito dell’ordinamento degli enti locali, anche del principio della –


    revocabilità dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale e provinciale, che trova conferma, nel sistema delineato dal decreto legislativo n. 267 del 2000, nelle disposizioni di cui agli artt. 99 e 100 riguardanti la nomina e la revoca dei Segretari comunali e provinciali, strettamente correlate al rapporto fiduciario che deve intercorrere fra gli stessi e, rispettivamente, il Sindaco ed il Presidente della Provincia…” (Consiglio di Stato, sez. V°, sent. n. 178/2005).
    Ma nel territorio della Regione Siciliana, com’è noto, opera la riserva dell’ambito ordinamentale-organizzativo alla competenza esclusiva della Regione Siciliana, ai sensi dell’art. 14 dello Statuto, che, nella fattispecie delle nomine di competenza dell’organo monocratico degli enti locali, risulta essere esercitata con L.r. n. 7/1992 per il Sindaco e con L.r. n. 26/1993 per il Presidente della Provincia. Deve pertanto in materia farsi applicazione a detta normativa (e non a quella statale prevista dal citato Testo Unico) che, per il caso Provincia, all’art. 24, comma 4, della L.r. n. 26/93 rimanda integralmente al 2° comma dell’art. 26 della L.r n. 7/92. Pertanto, “In caso di successione nella carica di Presidente della Provincia, il nuovo Presidente, può revocare e sostituire i rappresentanti della Provincia presso enti, aziende ed istituzioni anche prima della scadenza del relativo incarico”. Tutto qui? Non ancora, infatti la giurisprudenza siciliana sembra far prevalere un orientamento più garantista, secondo il quale il Presidente della Provincia può sì revocare e sostituire i rappresentanti designati in enti, aziende ed istituzioni, anche prima della scadenza del relativo incarico, ma deve motivare idoneamente in ordine ai presupposti di siffatto provvedimento (Tar Palermo, sez. I, n. 1087/2001; Tar Catania, sez. I°, n. 118/2005). “Da un canto, quindi il legislatore regionale ha riconosciuto la possibilità di revoca anticipata del rappresentante, dall’altra però ha ancorato la stessa a circostanze oggettive delle quali dare contezza nel provvedimento di revoca” (Tar Catania, sez. I°, n. 648/2007).
    In conclusione, l’istituto della revoca dell’incarico fiduciario assegnato dalla precedente Amministrazione è certamente ammesso dall’ordinamento giuridico, ma “occhio” alla motivazione che dovrà contenere il provvedimento, pena il rischio di ricorso al Giudice Amministrativo.

     

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    • Esatto una cosa giustissima speriamo che abbiano il buon gusto ndi dimettersi, ma conosendo i personaggi …………….


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