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  • Tony La Rocca scrive al Presidente della C.N.A.

    Pubblicato il giugno 21st, 2011 Max Nessun commento

    di Tony La Rocca
    Caro Presidente della CNA, la mia considerazione non vuole assolutamente essere in antitesi con quanto da Lei esternato, ma semmai fungere da elemento ad integrazione evitando sterili polemiche. E’ verissimo, lo stato di disagio in grandissima parte dei settori produttivi e del commercio, esiste. Ciò è innegabile. Quanto da Lei descritto risponde a verità.

    Tuttavia, ascolto sovente delle lamentele pretendendo questo o quell’intervento da parte dello Stato che sicuramente non arriverà mai o arriverà, forse, in tempi molto lunghi. Nel frattempo, mi piacerebbe che Lei, il signor Presidente della C.C.I.A.A. ed altri dirigenti dei Consorzi Fidi oltre che delle Associazioni Produttive, vi componeste in un network operativo capace di proporre soluzioni concrete offrendo piani strategici anticrisi da cui noi tutti potremmo attingere soluzioni, formazione o idee che ci aiuterebbero, nel concreto, ad affrontare l’inferno giornaliero che ci pone innanzi questo nuovo “mercato del terzo millennio”. Ad esempio si potrebbe pensare ad un’offerta di formazione mirata alla gestione finanziaria oculata delle poche risorse economiche disponibili, rivolta alle nuove imprese condotte da giovani, quelle che si vogliono mettere seriamente in discussione e che prescindono dal presupposto di –


    conoscere tutto o, peggio, di detenere tutta la “furbizia” imprenditoriale derivante dall’esperienza che non ricalca più i tempi dell’oggi. Questi atteggiamenti non solo non servono in questa fase di grande cambiamento, ma essendo conclamata la loro pericolosità, generano spesso insuccessi a catena. Ho avuto modo di essere contattato personalmente da società di formazione che offrono questo tipo di educazione finanziaria, con risultati apprezzabili. E’ lodevole ciò che ha fatto denunciando il disagio con una lettera aperta. Nondimeno, questo resta un aspetto del problema. Gradiremmo, di contro, assistere anche a proclami di idee concrete, degne di questo nome, che propongano metodologie strategiche tendenti verso una soluzione quanto più condivisa offrendo, di fatto, aiuti concreti con idee innovative sui settori che hanno un mercato più dinamico. Purtroppo, ed insisto, navigare con questo mare burrascoso, implica una buona e ferrata formazione finanziaria che renda la nuova classe imprenditoriale: più motivata, più agguerrita ed avvezza alla creazione di linee strategiche molto più evolute rispetto a ciò che si è fatto in passato. Se tutto questo non riuscirete a farlo voi, la domanda nasce spontanea: “Chi dovrebbe farlo, la politica?” A voi la risposta…

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