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  • Tempi bui per l’occupazione in provincia di Enna

    Pubblicato il gennaio 24th, 2011 Max 1 commento


    di Tiziana Tavella

    Intervista al Presidente del Consiglio Prov.le Massimo Greco

    Mancanza di numero legale come dato ricorrente nello svolgimento dei Consigli Provinciali. E’ un Consiglio in difficoltà? Cosa accade realmente? 

    L’ostruzionismo appartiene al novero degli strumenti democratici che il nostro ordinamento mette a disposizione dei componenti di ogni assemblea elettiva. Nel nostro Consiglio gli episodi sono fisiologicamente aumentati a causa del fatto che il Presidente Monaco non gode più di una maggioranza consiliare. Tuttavia, a parte qualche caso sporadico, non registro contraccolpi nello svolgimento delle attività istituzionali. Il fatto che al 31 dicembre 2010 abbiamo azzerato tutto l’arretrato compresi gli atti ispettivi è un dato evidente di produttività dell’organo consiliare. 

    Cos’è cambiato alla Provincia Regionale di Enna dall’insediamento della Giunta tecnica ad oggi? 

    Questo dovrebbe chiederlo ai gruppi consiliari. Da Presidente del Consiglio mantengo un ottimo rapporto di collaborazione con tutti gli Assessori, tecnici o politici che siano. In generale posso dire che ci sono momenti nella vita politica ed istituzionale di un Ente locale in cui i collaboratori devono avere caratteristiche più politiche ed altri in cui i medesimi devono essere più espressione del mondo professionale. Quando i partiti politici non riescono ad esercitare con la necessaria autorevolezza le funzioni costituzionali a cui sono chiamati è inevitabile l’ingresso nell’azione di governo di figure più tecniche che politiche. 

    Poco prima del finire del 2010 lei ha detto che per la provincia di Enna si prevedevano tempi ancora più duri. Quali i punti maggiormente dolenti


    E lo confermo, il 2011 sarà un anno delicato sotto l’aspetto occupazionale. Basti pensare ai lavoratori di SiciliaAmbiente, della Multiservizi, del CESIS, della RAS di Pietraperzia, del Centro Umanitas, della Casa Famiglia di Leonforte. Riuscire a mantenere l’attuale livello occupazionale sarà infatti un’impresa ardua  per gli Amministratori locali. Se a questo si aggiunge l’assenza totale di attività produttive ed il preoccupante calo nel settore edile, il quadro è allarmante. 

    Si parla sempre da più parti e su più fronti del futuro di Pergusa ma non sempre a quanto si dice segue un’azione concreta. Cosa bisognerebbe fare? 

    Ho più volte proposto di diversificare le attività offerte evitando di fossilizzarsi sulle sole attività automobilistiche ma sembra avere di fronte un muro di gomma. Eppure è da sei anni che le attività dell’autodromo sono ferme. Ma la cosa ancora più grave è che neppure la Riserva Speciale è mai decollata. Bisogna avere la capacità di trasformare l’attuale natura giuridica del Consorzio in Fondazione di partecipazione così consentendo l’ingresso di privati che stimolino le iniziative. Vedo però poca disponibilità all’innovazione. 

    Sul fronte rifiuti i cittadini del territorio ennese devono rassegnarsi al peggio? Cosa fare per tutelarsi? 

    No, i cittadini non devono affatto rassegnarsi. Oggi l’ordinamento dota il cittadino/utente/contribuente di strumenti di controllo delle performance delle Amministrazioni nella gestione dei servizi pubblici. Basta attivarli in tempo utile e nell’ottica della collaborazione. La <<Carta dei servizi>>, ad esempio, è uno strumento fondamentale per evitare di arrivare puntualmente a contestare l’esosità delle tariffe o la qualità dei servizi. Eppure molte Amministrazioni non sanno neanche dell’esistenza di tale importante strumento di partecipazione dei cittadini. Non dimentichiamo che dal 1° gennaio del 2010 i cittadini hanno anche la possibilità di promuovere azioni collettive <<class actions>> contro i disservizi degli Enti pubblici.

     

    1 responses to “Tempi bui per l’occupazione in provincia di Enna” Icona RSS

    • I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato. Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli? Grazie per l’ospitalità.”


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