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  • Tasse, cittadini e senso civico (replica)

    Pubblicato il ottobre 8th, 2007 Max 2 commenti

    di Massimo Greco
    Società civile e classe politica sono due facce della stessa medaglia in un sistema democratico e questo sembra essere pacifico per studiosi e sociologi.


    Anche gli economisti si sono più volte spinti in valutazioni di carattere extra economico per dimostrare che le ragioni del mancato sviluppo di un Paese non vanno sempre ricercate nei modelli tradizionali adottati (PIL, debito pubblico ecc..) ma nel deficit strutturale di tradizioni civiche. Nel meridione questo deficit di senso civico si sarà radicato in conseguenza di antiche insicurezze, di egoismi individualistici innescati da defunte miserie e lotte per l’esistenza, ma in molti sono pronti a scommettere sul dato che fatti e misfatti che si sono consumati nei secoli sono proprio la conseguenza dello stato attuale di salute di una comunità (fra tutti, R. Putnam, “La tradizione civica nelle regioni italiane”, Arnaldo Mondatori, Milano, 1993). C’è una indubbia e visibile linea di continuità fra i micro-comportamenti e il degrado di una Città su temi di più largo respiro come, ad esempio, pagare le tasse, rispettare il paesaggio e l’ambiente, apprezzare il talento e il merito.

    E qui le due facce della stessa medaglia, cittadino rappresentato e politico rappresentante, devono fare ognuna la propria parte per evitare che possano sorgere spontanee domande come questa: ma davvero conviene pagare le tasse? Conviene, viene da rispondere, se sui temi di maggiore respiro la risposta delle istituzioni sarà incoraggiante. Conviene pagare le tasse, se i politici nostrani si convinceranno che per politica va inteso il governo della polis, e non la geometria variabile dei partiti, il trasformismo delle idee, la priorità dell’effetto annuncio sui fatti, la politica delle indennità e il consenso clientelare. Insomma il senso civico non si porta come un cilicio, non è una virtù eroica di cui vantarsi ma nemmeno un optional. E’ (e dovrebbe essere) l’elementare esercizio del comune buon senso, ma a patto che chi governa la cosa pubblica voglia fare la sua parte. Nessun Manager e nessun Sindaco può obbligare i cittadini a pagare tributi gonfiati all’inverosimile per accertati errori nella gestione dell’ATO rifiuti di Enna, ma, nel contempo, i cittadini devono dimostrare di voler pagare il giusto. E per far questo, ogni singolo cittadino potrebbe autonomamente pagare la tariffa d’igiene ambientale per gli anni 2004-2005-2006 e 2007 versando un importo almeno non inferiore a quello che è stato versato nel 2003. Solo così il cittadino dimostrerà di non passare “dalla ragione al torto” e di continuare a coltivare, nonostante tutto, quel senso civico che tanto bene può fare alla collettività.

     

    2 responses to “Tasse, cittadini e senso civico (replica)” Icona RSS

    • A proposito di tasse……….”Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute”. Lo ha detto il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa intervistato durante la trasmissione tv ‘In mezz’ora’.
      Carissimo Ministro dell’Economia, invece di fare questo inno alla gioia, dovrebbe preoccuparsi di far pagare le tasse agli evasori e di ridurle ai lavoratori dipendenti.

    • Il problema delle imposte è stato sempre primario. Negli Stati Uniti a partire dalla Rivoluzione americana che sul motto “No taxation without representation” ha costruito le basi che avrebbero portato le colonie americane all’indipendenza dalla Gran Bretagna. La Rivoluzione americana nasce dall’esigenza di avere una rappresentanza che non doveva essere esercitata dall’alto o peggio ancora dall’altra parte dell’oceano. Sicuramente, dal punto di vista fiscale, molti passi avanti sono stati compiuti attraverso opere di decentramento delle funzioni a enti territoriali minori, in merito alle politiche tributarie. Sicuramente oggi la pressione fiscale in Italia è sicuramente una delle maggiori all’interno della Comunità Europea. E ad una pressione fiscale alta non si accompagna un’altrettanta politica di welfare e di stato sociale, nonchè di qualità dei servizi collettivi offerti. Ma è strano che a inneggiare ad una protesta fiscale sia uno degli uomini più potenti e ricchi al mondo.


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