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  • Sulle “partite pregresse” in bolletta sono i Sindaci a bleffare

    Pubblicato il Dicembre 31st, 2016 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Se c’è un argomento (oltre a quello più annoso e vessato dei rifiuti) che rappresenta plasticamente la qualità della classe dirigente e politica del nostro territorio, questo è certamente la gestione della vitale risorsa idrica. Ora, se è vero che in realtà il problema della scelta tra i mezzi di copertura finanziaria del servizio idrico integrato va inquadrato in altri ambiti, che vanno dalle scelte etiche della politica all’efficienza e trasparenza degli operatori del servizio, è altrettanto vero che in una realtà che opera secondo regole certe e trasparenti e in un sistema di controlli efficace, l’introduzione di un qualsiasi strumento di pagamento per il servizio idrico integrato risulterebbe indifferente se si rispettassero i principi di solidarietà, equità e se si considerasse l’accesso all’acqua un diritto per tutti.

    In tale contesto, non ci siamo mai fatti trascinare dalle sirene del libero mercato né da quelle, più recenti, che hanno animato i demagogici, quanto falsati, referendum sull’acqua pubblica. Ma abbiamo sempre puntato il dito sul sistema dei controlli. Un buon sistema di controllo e vigilanza sulle modalità di gestione del servizio, scongiurerebbe quelle derive monopolistiche che, tradizionalmente, fanno male sia ai processi economici ed aziendali dell’ente gestore che agli utenti finali del servizio.

    E’ proprio un caso da manuale quello che si sta verificando nell’ambito territoriale della provincia di Enna, in cui il monopolista privato “AcquaEnna” continua, inopinatamente, a riscuotere in fattura dagli utenti le cosiddette “partite pregresse” pur in presenza di ben cinque sentenze dei Giudici di Pace di Enna che le hanno dichiarate illegittime sotto diversi profili.

    Orbene, in disparte il grave comportamento di “AcquaEnna” che continua a pretendere tali voci di costo (udite, udite!!) anche da coloro che hanno trovato conforto nella giustizia, balza in tutta evidenza il (non) ruolo dei Sindaci nell’esercizio associato delle funzioni di controllo e vigilanza attribuite ieri all’ATO Idrico e oggi all’Assemblea Territoriale Idrica (ATI). Tutti i Sindaci della provincia di Enna (ad eccezione del Sindaco di Barrafranca che continua illegittimamente a restare fuori dall’ambito territoriale ottimale) continuano ad abilitare l’ente gestore del servizio idrico al recupero di somme da tutti gli utenti per colmare il gap economico generato da un errata valutazione del costo del servizio contenuta nell’originaria stesura del piano d’ambito. La domanda sorge però spontanea, tranne ai Sindaci della nostra terra: ammesso che sia vero il gap del costo del servizio tra quanto preventivato e quanto realmente speso (che ammonterebbe a circa 22 milioni di euro), perché dovrebbero essere gli utenti a pagare un errore che ha commesso l’ATO Idrico? E’ forse questa la vera ragione che spinge i Sindaci a tifare per l’Ente gestore “AcquaEnna” e non per i propri cittadini?

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