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  • Sulla TARSU il CGA ha preso un granchio

    Pubblicato il settembre 1st, 2010 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Se Sparta piange Atene non ride. Se sulla questione rifiuti il legislatore non può essere esonerato da responsabilità, la giustizia amministrativa non è di meno. In questi mesi infatti i Comuni della provincia di Enna si stanno aggrovigliando in ordine all’individuazione dell’organo comunale competente a cui attribuire la competenza sulla determinazione delle aliquote della TARSU e della TIA. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sia in sede consultiva (C.G.A. SS.RR., parere n.101/2006) che in sede giurisdizionale (C.G.A. 26/7/2006 n.420), ha infatti escluso la competenza dell’organo consiliare sulla base di una non meglio precisata applicazione della riforma dell’ordinamento degli enti locali, attuata con il D.lgs. n.267/2000, in cui ha trovato definitiva soluzione la vexata quaestio relativa all’individuazione,  nel vigore dell’art.32 della legge n.142/1990, dell’organo comunale competente ad adottare i provvedimenti di determinazione delle aliquote dei tributi locali, escludendo espressamente la materia tra quelle di attribuzione del consiglio (art.42, 2° comma, lett.f, T.U. cit.). Ne discende che all’espressa esclusione della competenza consiliare in tema di determinazione delle aliquote e alla mancata espressa attribuzione alla giunta della suddetta competenza deriva la residuale competenza del sindaco. Se tale affermazione giuridica non fosse stata fatta dal Consiglio di Giustizia Amministrativa si potrebbe dire che si è in presenza di uno –


    strafalcione giuridico tipico degli artigiani del diritto. Ma poiché a pronunciarsi è l’Organo di secondo ed ultimo appello della giustizia amministrativa regionale di legittimità la prudenza è d’obbligo. Il CGA parte dal presupposto sotteso che la normativa statale di cui al citato Testo Unico sia direttamente applicabile in Sicilia in forza di un rinvio dinamico. Ma così non è anche alla luce di quanto sostenuto dal medesimo Consiglio di Giustizia secondo cui trattasi di rinvio materiale o recettizio quando il legislatore regionale fa propria la norma statale (con eventuali modifiche ed integrazioni) rendendola quindi estranea alla normativa statale. Diversamente il rinvio si configura formale e dinamico, ma anche in tale ipotesi il legislatore regionale pone invero limiti di compatibilità, di competenze dei soggetti, di assetto procedimentale, contingenti o di successiva legislazione. Con il rinvio recettizio e materiale (o statico) l’ordinamento regionale non subisce automatiche modifiche per l’intervento (o, specularmente, per l’eliminazione) di norme statali (C.G.A., parere n. 592 del 16/11/1993 e C.G.A decisione n. 403/2010) Pertanto, per una corretta ricostruzione del quadro dei rapporti tra fonti statali e regionali, si può sostenere che l’abrogazione a livello statale delle disposizioni di cui alla legge n. 142/90 non incide sulla sopravvivenza delle relative norme nello spazio giuridico siciliano, trattandosi, nel caso in specie, di rinvio statico. Si ritiene quindi di dover diversamente opinare, privilegiando in questa sede proprio l’impossibilità di applicare nell’ambito regionale, per le ragioni sopra esposte, quella espressa esclusione dalla competenza consiliare (di cui alla lett.f co.2 art.42 D.Lgs.267/00) della materia relativa alla determinazione delle aliquote dei tributi. Versione questa peraltro condivisa recentemente dal Tar di Palermo con le sentenze nn. 1150 del 1/10/2009 e 2017 del 15/12/2009, dal Tar di Catania con ordinanza n.231/2010 e dalla Cassazione con sentenza n. 14376/2010).

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