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  • Sui rifiuti, le mani della mafia

    Pubblicato il marzo 6th, 2010 Max Nessun commento

    Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse
    «Si continuano a registrare, infatti, attività di affiliati a “Cosa nostra” o di imprese da essa controllate che preesistono all’interessamento verso i rifiuti, ma possono essere utili nella prospettiva di una violazione organizzata della normativa ambientale. In tal modo l’organizzazione mafiosa si insinua nel settore, ma lo fa continuando a svolgere attività da essa create altrimenti, ad esempio il settore dei trasporti movimento-terra.
    Si sta assistendo, come già rilevato dalla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, istituita nel corso della precedente legislatura, e nella relazione territoriale sulla Sicilia del 21 dicembre 2005, a d una migrazione delle imprese, in passato dedite al movimento terra, verso l’albo dei
    trasportatori di rifiuti – è del 28 febbraio 2008, ripeto, appena due anni fa -. A tale riguardo si è osservato come “l’organizzazione mafiosa” sia incisivamente intervenuta per acquisire il controllo
    dell’intero ciclo economico dello smaltimento dei rifiuti urbani in tutta la Sicilia. Sul punto il predetto magistrato – era un procuratore – cita alcuni casi rilevanti. Tra questi anzitutto, quello che ha visto la cooperazione di mafiosi, politici, professionisti e imprenditori anche non siciliani per aggiudicarsi il monopolio degli appalti della discarica di Bellolampo per la progettazione e la realizzazione di un inceneritore. Sarebbe appunto l’impegno in un progetto a lungo termine, come quello relativo all’inceneritore,
    che attesterebbe l’orientamento di Cosa nostra ad affrontare il discorso globale della trasformazione dei rifiuti in tutta la Sicilia. L’organizzazione avrebbe anche progettato di intervenire sull’intero piano regionale di
    organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani per plasmarlo secondo i propri interessi. L’organizzazione criminosa predisponeva essa stessa i progetti e i piani che poi venivano accettati a scatola chiusa dagli enti pubblici e fatti propri. E’ del tutto plausibile, quindi, che Cosa nostra abbia cominciato ad attribuire una valenza strategica al settore dei rifiuti ed abbia di conseguenza immaginato una gestione complessiva del ciclo. D’altro canto essa è in partenza meno specializzata della Camorra e ha cominciato a muoversi in tempi successivi. A favorire questa progressiva introizzazione della Mafia nel settore dei rifiuti anche una serie di
    scelte amministrative che, pur se non esclusive della Regione siciliana, e pur trovando radicamento e giustificazione nel regime emergenziale, hanno di fatto agevolato la penetrazione dell’impresa mafiosa. In primo luogo, come si è già visto, la frequente e pressocché sistematica elusione di regole
    di evidenza pubblica soprattutto da parte degli ATO. L’affidamento di appalti a soggetti scelti senza procedure concorsuali è stato talora il frutto non dell’emergenza, ma del connubio affaristico criminale tra amministratori e mafiosi».

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