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  • Sui rifiuti è scontro tra il neo Commissario Sonia Alfano e i Sindaci

    Pubblicato il Settembre 3rd, 2016 Max Nessun commento

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    da ViviEnna.it

    Il neo Commissario Sonia Alfano, nominato dal Governatore Crocetta per governare il passaggio dalla liquidanda società “EnnaEuno” alla nuova società di regolamentazione rifiuti (SRR), ha puntato il dito contro i Comuni dell’ambito territoriale ennese, rei di approvare ogni anno articolazioni tariffarie della tassa sui rifiuti sganciate dal reale costo del servizio integrato assicurato dalla società “EnnaEuno”. Ogni anno infatti si genera un gap che contribuisce non poco a mandare in tilt tutto il sistema. Basti pensare che nel solo Comune di Enna il differenziale finanziario tra quanto preventivato dalla società d’ambito e quanto approvato dal Consiglio comunale è di 1 milione di euro. Ne parliamo con Massimo Greco.

    Si va allo scontro su un problema per la verità non nuovo…

    Infatti è un vecchio problema che i Sindaci, che ricordiamo rappresentano l’organo di governo delle autorità d’ambito, non hanno voluto risolvere, pensando che altri (forse la Regione?) prima o poi avrebbero ripianato queste perdite annuali di esercizio. Adesso siamo al punto di non ritorno perché l’ATO non ha più liquidità e tutto sottoposto alle tutele giudiziarie dei creditori. E senza risorse non è difficile assicurare i servizi ma materialmente impossibile. Di contro i Comuni debitori nei confronti dell’ATO, anche volendo, non sono più nelle condizioni di saldare il dovuto perché andrebbero in dissesto finanziario.

    Perché si verifica questo, c’è un problema di sistema o è colpa dei Sindaci?

    Le colpe dei Sindaci concernono tradizionalmente le modalità di governance dell’ATO, ma per questo specifico aspetto la colpa è del sistema. In materia di rifiuti infatti la natura tributaria della tariffa impedisce all’ente gestore del servizio pubblico locale di esercitare il connesso potere di approvazione e riscossione delle tariffe. La titolarità della funzione impositiva rimane quindi in capo ai Comuni che la esercitano per il tramite dei rispettivi Consigli comunali. E qui si crea il citato gap, questi ultimi sono infatti indotti a ridurre la pretesa tributaria riducendo temerariamente il relativo costo del servizio.

    Ma così è come “il cane che si morde la coda”…

    Esattamente. Peraltro, sotto il profilo delle scelte economico-aziendali sottese alla gestione di un servizio pubblico locale a rilevanza economica, la frammentazione del costo del servizio per ambito comunale è incompatibile con le esigenze di unitarietà e unicità della gestione integrata. Il costo del servizio in un ambito territoriale ottimale non è affatto, né potrebbe esserlo, la sommatoria dei costi del servizio calcolati nei singoli Comuni. Bisogna ricordare che un ambito diventa ottimale solo quando è potenzialmente in grado di generare per l’impresa economie di scala e riduzioni della tariffa nel lungo periodo. Invero, così facendo vengono meno tutti i principi economici di un piano industriale aziendale.

    Come si potrebbe risolvere il problema?

    La nuova SRR può partire col piede giusto pretendendo dai Comuni, in luogo della TARI, l’applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva. Un’operazione di questo tipo può essere fatta solo dai Comuni che realizzano sistemi di misurazione puntuale di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Questo consentirebbe all’ente gestore del servizio di approvare e di riscuotere direttamente una tariffa corrispettiva integrata, al pari di quanto già avviene con la consorella tariffa del servizio idrico che, a differenza della tariffa rifiuti, non ha natura tributaria ma di corrispettivo.

     

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