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  • “STRANIERI”: INTEGRAZIONE MULTICULTURALE ETICA

    Pubblicato il novembre 15th, 2014 Max Nessun commento

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    di Tony La Rocca 

    Quando si parla dei rapporti tra culture diverse all’interno di una stessa società, occorre evitare semplificazioni e schematismi tali da creare confusioni che spesso mettono radici in processi degenerativi che difficilmente riescono a correggere un danno che è destinato a divenire incontrastabile.

    Quello degli stranieri che invadono le nostre comunità è uno di questi. All’insegna di quella idea utopistica di multiculturalismo radicale, si è compiuto un grosso fallimento nell’integrare lo straniero. Sul cammino dell’accoglienza la sinistra ha incontrato la sensibilità cattolica e anche di alcuni significativi settori imprenditoriali che esigono, ancora oggi, nuova forza lavoro più flessibile e remissiva e che perciò vedono nell’immigrazione una risposta utile all’espansione del modello liberista e capitalista. Viceversa, l’idea di frenare, regolamentare, arginare l’immigrazione è stata avvicinata alla destra in cui settori popolari un tempo  simpatizzavano per la sinistra e dove una parte del mondo cattolico si è preoccupata della diffusione dell’Islam. Quindi, da questo si desume che la destra preferisce il verbo frenare e la sinistra il verbo accogliere.

    Ma a quali condizioni “frenare” ed a quali “accogliere”? E’ ovvio che in un processo di integrazione di successo grazie ad un ordinato sistema di inserimento, nessun indigeno dotato di buon senso e di etica avrebbe pensato di allontanare l’allogeno. Al contrario, questi si sarebbe fatto portatore di diversità culturali capaci di rispettare l’altrui religioni, tradizioni, regole e culture. Questa tolleranza avrebbe creato un clima arricchendo il “diverso” da qualunque parte si fosse allocato. Purtroppo questa visione è rimasta utopica se non per striminzite realtà di quartiere. Di contro assistiamo a pretese prepotenti ed incontenibili che mal vengono tollerate e che spessissimo sfociano – per esasperazione degli attori – in intolleranza e violenza. Tutto questo processo degenerante attinge energia da una condizione economica nefasta in cui i disagi, per coloro che hanno radici nelle propria terra, vengono amplificati.

    Ciò, non può essere letto con le lenti ideologiche del razzismo e della xenofobia, ma con il senso comune dell’autoconservazione. E’ normale che una società tuteli prima se stessa e i suoi membri e proceda all’integrazione degli stranieri partendo da coloro che giudica più assimilabili o comunque più vicini ai propri standard di vita, alla propria mentalità. Anche le società d’origine degli immigrati fanno la stessa cosa: nessuna società è possibile se non riconosce questo elementare principio di praticare la solidarietà dei suoi componenti, allargandosi dal più vicino al più lontano. E’ questo che distingue il senso della solidarietà inteso a destra dal senso della solidarietà inteso a sinistra.

    Di solito, osservava Dostoevskij, l’amore per l’umanità si unisce all’odio o all’indifferenza verso il vicino.

    Ha fatto molto discutere il principio di reciprocità teorizzato da Giovanni Sartori (2000) nel suo saggio dedicato al multiculturalismo, e predicato dal cardinale Giacomo Biffi. E’ un principio teoricamente ineccepibile: si è tolleranti nella misura in cui si è tollerati, si rispettano le altrui religioni, tradizioni, culture, nella stessa misura in cui sono rispettate in casa loro le nostre. O, al rovescio, nessuna tolleranza verso gli intolleranti, nessun rispetto verso gli irrispettosi. Si erigono, per esempio, moschee nelle nostre città, solo se è possibile erigere cattedrali nelle loro città.

    Del resto non si può eludere con il principio di reciprocità un problema cruciale della nostra società. Non è colpa dell’Islam se la popolazione italiana cala vistosamente mentre crescono le popolazioni islamiche. Ciò deriva in parte dalla denatalità e in parte dalla diffusione di un ateismo pratico di massa, una forma edonistica di irreligione. La perdita del senso filosofico-religioso e spirituale di Patria – valori di una destra tradizionale – risalgono all’incedere del nichilismo e di quella che viene definita, a torto o a ragione, americanizzazione (o globalizzazione) della società italiana..

    Davanti al fenomeno incontrollato dell’immigrazione si torna a volte a parlare nel gergo comune di “invasione dei barbari”. Barbaro non è ipso facto l’immigrato, ma è colui che vive in una dimensione emotiva ed istintiva, scisso da ogni cultura, da ogni tradizione, da ogni sistema di valori. Barbaro non è chi ha un’altra identità e un’altra tradizione rispetto alla nostra, ma chi non ha, rifiuta, cancella ogni identità o tradizione. La violenza e l’odio reciproco, sorgono più facilmente nelle società con le identità minacciate, corrose, sradicate. Gli immigrati che rispondono a un sistema di valori, che hanno un’identità e una tradizione, sono accolti con meno sospetto dagli stessi immigrati apolidi, dalle identità inafferrabili e dai parametri instabili, che non rispondono ad alcuna norma né accettano alcuna integrazione. Si tratta dunque di allargare la forbice tra l’accoglienza piena dell’immigrazione regolare, concordata e il rigetto dell’immigrazione clandestina. Questo è ciò che si intende con etica dell’integrazione multiculturale dello straniero. E’ giusto stabilire norme che scoraggino e perseguano l’immigrazione abusiva, subita e non controllata.

    Per la destra tradizionale, l’immigrazione non è un evento gioioso, una specie di “giochi senza frontiere”. L’immigrazione è un evento che nasce da drammi e alimenta drammi, che possono essere superati e convertiti. Ma nondimeno innesca un triplice problema: per gli immigrati che abbandonano il loro habitat e devono inserirsi in contesti estranei; per i paesi che devono accoglierli e dunque per gli abitanti che devono convivere con loro; infine, per i paesi abbandonati e per coloro che restano nei paesi d’origine, indeboliti di risorse umane dinamiche. Sradicarsi resta una violenza che genera violenza. Chi è sradicato a sua volta sradica, ricordava Simone Weil.

    E per chi fugge dalle proprie terre a causa di un “sistema politico” oppressivo? Per costoro l’asilo politico deve essere garantito non senza l’appoggio e l’impegno dell’UE e dell’ONU E’ impensabile che un’emorragia migratoria così vistosa, possa essere gestita – con la crisi che abbiamo – solo dal nostro Paese le cui tradizioni e le radici patriottiche sono andate a farsi friggere. Anche noi viviamo una crisi delle tradizioni, per questo il fenomeno migratorio va controllato e arginato. Mare Nostrum, Frontex, Eurosur, Eubam; sono tutte missioni, agenzie ed altre diavolerie che non hanno controllato il flusso migratorio ed hanno sprecato risorse economiche con le quali questa problematica si sarebbe potuta gestire molto meglio. Per non parlare della totale assenza di ONU e EU. Senza etica e buon senso, questo sarà un fenomeno destinato a travolgerci. Solo allora capiremo che le nostre tradizioni e la nostra civiltà sono state compromesse definitivamente. Per non parlare delle generazioni future che forse saranno costrette ad inginocchiarsi ad un altro dio.

     

     

     

     

     

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