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  • Stato 1 Regione Siciliana 0

    Pubblicato il luglio 26th, 2009 Max Nessun commento

    di LexItalia.it
    CORTE COSTITUZIONALE – sentenza 24 luglio 2009 n. 240 – Pres. Amirante, Red. Gallo – (giudizio promosso dalla Regione Siciliana con ricorso notificato il 25 giugno 2008, depositato in cancelleria il 30 giugno 2008 ed iscritto al n. 31 del registro ricorsi 2008). 1. La previsione negli statuti regionali di autonomia speciale dell’obbligo di invitare i Presidenti regionali a partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri, quando queste abbiano all’ordine del giorno questioni di particolare interesse per la Regione, costituisce norma di carattere eccezionale e, pertanto, di stretta interpretazione (1). Una forma così intensa di collaborazione fra organi del più elevato rango statale e regionale non trova giustificazione quando l’intervento normativo, oggetto della deliberazione del Consiglio dei ministri, presenti un carattere unitario e globale e produca indistintamente effetti sull’intero territorio nazionale, così da interessare tutta la comunità nazionale, e solo in quanto in essa incluse, anche le singole regioni (2). In tale ipotesi, infatti, la deliberazione statale è espressione di un interesse tipico ed esclusivo dello Stato, cui corrisponde una mera localizzazione territoriale degli effetti della deliberazione medesima, senza che sussista un interesse differenziato e di peculiare connotazione della singola Regione autonoma.

    2. Ai sensi dell’art. 21, 3° comma, dello statuto speciale della Regione Siciliana (regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2) e dell’art. 2, comma 1, del relativo decreto di attuazione approvato con decreto legislativo 21 gennaio 2004, n. 35, il grado di coinvolgimento del Presidente della Regione nelle riunioni del Consiglio dei ministri, nel caso in cui tale organo debba adottare provvedimenti «nelle materie che interessano la Regione» (terzo comma dell’art. 21 dello statuto), è diverso in ragione del tipo di interessi su cui incidono tali provvedimenti. La normativa di attuazione dello statuto, infatti, distingue nettamente due ipotesi: a) quella in cui il Consiglio dei ministri «deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana» (comma 1 dell’art. 2 del d.lgs. n. 35 del 2004); b) «ogni altra ipotesi in cui […] i provvedimenti trattati» dal suddetto Consiglio «coinvolgono un interesse differenziato, proprio e peculiare della Regione siciliana o determinano una rilevante e diretta interferenza sullo specifico indirizzo politico della stessa» (comma 2 dello stesso articolo). Nella prima ipotesi, l’invito rivolto al Presidente della Regione a partecipare alle riunioni del Consiglio dei ministri è obbligatorio (come dispone il comma 1 dell’art. 2 del d.lgs. n. 35 del 2004); nell’altra ipotesi, invece, il Presidente della Regione ha l’onere di «chiedere di partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri […], salva la definitiva determinazione del Presidente del Consiglio, che viene comunicata al Presidente della Regione» (come dispone il comma 2 dello stesso articolo). Da tale ricostruzione del quadro normativo, emerge la netta distinzione tra «la sfera di attribuzioni proprie e peculiari», da un lato, e «ogni altra ipotesi» di «interesse differenziato, proprio e peculiare» della Regione Siciliana, dall’altro.


    3. L’art. 4 del decreto legislativo 21 gennaio 2004, n. 35 (decreto di attuazione dello Statuto speciale siciliano), nel prevedere la «preventiva informazione sugli argomenti iscritti all’ordine del giorno delle sedute del Consiglio dei Ministri cui è chiamato a partecipare» il Presidente della Regione è funzionale «a quanto prescritto dall’articolo 21, terzo comma dello Statuto»,presuppone, per la sua applicazione, che il Presidente della Regione sia «chiamato a partecipare» al Consiglio dei ministri e, quindi, che il Presidente del Consiglio, alternativamente: a) debba adempiere l’obbligo di invitare il Presidente della Regione, nel caso di ordine del giorno che “coinvolga” la «sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana» (comma 1 dell’art. 2 del d.lgs. n. 35 del 2004); b) si sia discrezionalmente determinato a diramare tale invito, a séguito della richiesta dello stesso Presidente della Regione, nel caso in cui i provvedimenti trattati dal Consiglio “coinvolgano” «un interesse differenziato, proprio e peculiare della Regione siciliana» o determinino «una rilevante e diretta interferenza sullo specifico indirizzo politico della stessa» (comma 2 dello stesso articolo 2).

    4. Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 5, commi 1, 6, 9, lettera b), numero 14), e 12, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, nonché dell’elenco n. 1 allegato al predetto decreto-legge – promosse dalla Regione siciliana in riferimento all’art. 21, terzo comma, dello statuto speciale di detta Regione ed agli artt. 2, comma 1, e 4 del decreto legislativo 21 gennaio 2004, n. 35 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana) – atteso che la Regione siciliana, nel promuovere q.l.c., non ha fatto alcun cenno alle «attribuzioni proprie e peculiari» che sarebbero state “coinvolte” dalle disposizioni censurate, ma si è limitata ad affermare genericamente che queste ultime «coinvolgono direttamente e specificamente la Regione siciliana ed i suoi interessi»; ipotesi, questa, che consente al Presidente della Regione solo di avanzare la richiesta di essere invitato a partecipare al Consiglio dei ministri.

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    (1) Cfr. ex plurimis, Corte cost., sentenza n. 1 del 1968.

    (2) Cfr. Corte cost., sentenza n. 166 del 1976.

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