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  • Società civile e classe politica

    Pubblicato il settembre 27th, 2007 Max Nessun commento

    di Giovanni Virga in Weblog di Lexitalia.it
    Ad una sola cosa tra le tante dichiarate dal Pres. Prodi durante la puntata inaugurale della trasmissione televisiva “Porta a porta” (denominata, non senza ragione, il terzo ramo del Parlamento) è difficile dar torto: e cioè che spesso la società civile non è migliore dei politici che la rappresentano in Parlamento.La società civile in Italia, infatti, come recentemente rilevato da un autorevole rappresentante della Chiesa, attraversa una grave crisi morale, dovuta purtroppo alla caduta verticale dei valori.

    Proprio oggi abbiamo pubblicato nella rivista due sentenze delle Sezioni unite della Cassazione che sembrano provare (nel loro piccolo) l’affermazione: si tratta di due sentenze che riguardano due magistrati e cioè soggetti che, per la carica rivestita e le funzioni svolte, dovrebbero – forse più dei politici – costituire per tutti un esempio.

    Leggendo le sentenze in questione innanzitutto stupisce la estrema tenuità della sanzione irrogata dal Consiglio superiore della magistratura (in entrambi i casi costituita dal semplice “ammonimento”), in relazione alla gravità dei fatti contestati (nel primo caso si trattava di una magistrato che, in base all’ispezione del Ministero, depositava le sentenze con grandissimo ritardo (pari ad oltre 1.000 giorni per 46 sentenze) e nel secondo caso di un magistrato al quale era stato contestato, fra l’altro, di avere cosparso i bagni dell’ufficio con ampie strisciate di nutella). Il che conferma i dubbi circa la validità della c.d. giurisdizione domestica (o dovremmo dire più propriamente “addomesticata”) di cui godono i magistrati, i quali sono soggetti al potere disciplinare del C.S.M. formato da colleghi, spesso lottizzati e comunque a caccia di voti per la rielezione. Discorso analogo andrebbe fatto anche per il sistema di irrogazione delle sanzioni disciplinari in atto previsto per gli ordini professionali, come ad es. quello degli avvocati.

    Quel che più stupisce, comunque, è che, nonostante, ripeto, la tenuità della sanzione disciplinare irrogata, gli interessati non hanno esitato ad adire le Sezioni unite della Cassazione per contestare tale sanzione.

    Beninteso: in base anche alla nostra Carta costituzionale, chiunque ha diritto di tutelare i propri diritti ed interessi legittimi nelle competenti sedi giudiziarie.

    Tuttavia in qualche caso occorrerebbe almeno il pudore di astenersi dal contestare sanzioni irrisorie irrogate a fronte di comportamenti gravemente lesivi del decoro e dell’onorabilità della magistratura.

    Quest’ultima poi, da parte sua, dovrebbe avere il coraggio di fare pulizia al proprio interno, dando per prima l’esempio. Ma nell’Italia di oggi il pudore è sparito e prevalgono incontrastati gli interessi corporativi delle varie caste.

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