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  • Sindaci contro Sindaci per la gestione dei rifiuti

    Pubblicato il Settembre 6th, 2011 Max 4 commenti


    di Massimo Greco
    Altro che Liberi Consorzi di Comuni, dieci dei 20 Sindaci della provincia di Enna soci di “EnnaEuno” sono passati alle vie di fatto chiedendo nei giorni scorsi espressamente alla Procura della Corte dei Conti di intervenire per rispristinare lo stato di legalità all’interno della società d’ambito. E’ questo il risultato di una gestione forzatamente associata del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti in ambito provinciale. E, paradossalmente, è questo il modello di Consorzio che il Presidente Lombardo vorrebbe mutuare per sostituire le attuali Province Regionali in Sicilia. Un contenitore all’interno del quale i venti Sindaci dovrebbero riuscire ad adottare decisioni pubbliche fondamentali per lo sviluppo di in territorio e per aumentare la qualità della vita di una comunità provinciale. In tale contesto, tanto evidente  quanto drammatico, in cui ad esempio il Comune di Enna non riesce ad approvare il nuovo PRG scaduto da oltre 20 anni ed in cui la stessa Regione sta contraendo un mutuo pari ad 1 miliardo di euro per ripianare i debiti degli AA.TT.OO. in Sicilia, il Governatore Lombardo pensa di affidare ai futuri Liberi Consorzi di Comuni anche le funzioni ammistrative ed i servizi di area vasta di competenza delle Province Regionali. Siamo alle comiche finali!

     

    4 responses to “Sindaci contro Sindaci per la gestione dei rifiuti” Icona RSS

    • Non mi pare che gli ATO siano liberi consorzi dei comuni, essendo calati dall’alto. Mi pare che Lei sta confondendo, più o meno volutamente, l’autonomia decisionale comunale (liberi consorzi) con il sistema pianificatore centralistico statale e/o regionale. Eppure ricorda dell’art. 5 della Costituzione, che prevede il massimo decentramento amministrativo dimenticando del principio di sussidiarietà, anch’esso contenuto nella Carta costituzionale.

    • No, devo dissentire dalla sua osservazione.

      1) A differenza dei Consorzi di enti locali prevista dall’art. 30 del TUEL, in cui l’autonomia dei Comuni a consorziarsi è totale, quello previsto dall’art. 15 dello Statuto siciliano faculterebbe il Comune solo della scelta del Consorzio a cui aderire, non potendo fare a meno di far parte di almeno un Consorzio.

      2) In ogni caso l’osservazione non è pertinente perchè non è in discussione l’autonomia del singolo Comune di consorziarsi o meno, ma il modello consortile che risulta abbondantemente testato. L’esperienza degli ATO (con assemblea formata dai Sindaci soci e C.d.A. nominato dai medesimi Sindaci)è fin troppo evidente e la Corte dei Conti regionale ha parlato di modello fallimentare per la gestione dei rifiuti in Sicilia.

      3) Non capisco poi i richiami all’art. 5 della Cost. ed al princpio di sussidiarietà, peraltro non espressamente richiamati nell’articolo in commento.

    • Punto 1) Non mi pare.

      ARTICOLO 15
      1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono
      soppressi nell’ambito della Regione siciliana.
      2. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui
      liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
      3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e
      l’esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

      Punto 2) Quel modello consortile (obbligatorio) degli ATO è fallimentare non certo gli liberi consorzi tra comuni.

      Punto 3) la costituzionale “sussidiarietà” consiste nel principio che deve essere l’ente più vicino a dare risposte al cittadino e solo in caso d’impossibilità o inerzia l’intervento dell’ente immediatamente superiore, e così via…E’ evidente che la provincia o provincia regionale ha fallito on toto (basta guardare lo stato in cui versano le strade provinciali o le società di comodo di nulla facenti create per le clientele elettorali).
      Nel titolo V della costituzione è sancito che la res publica italiana è formata da comuni, provincie (inutili), città metropolitane e regioni, invertendo, non a caso, la preesistente indicazione, dando ai comuni valenza di primo ente che nel principio di sussidiarietà dovrebbe dare risposte al cittadino.
      l’art. 5 citato centra eccome, anche perché…

      Art. 5

      La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

    • Tanta confusione in queste osservazioni, poche argomentazioni giuridiche e tanti pregiudizi politici. Va bene così comunque!


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