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  • Sì o no al numero chiuso nell’università?

    Pubblicato il gennaio 12th, 2008 Max 1 commento

    di Ferdinando Scillia
    Innanzi tutto, prima di rispondere a questa domanda occorre affermare che l’abolizione del numero chiuso, così come chiesto dagli studenti universitari, a gran voce, nella maggior parte dei casi è irrealizzabile, almeno per quanto riguarda le università pubbliche.
    Queste, infatti, per legge devono garantire un rapporto tra il numero di docenti e quello degli studenti a loro affidato. Se l’università pubblica non può garantire servizi e strutture ad un numero infinito di studenti, poiché non è in grado di seguirli adeguatamente è ovvio che il numero debba essere finito e calcolato secondo i mezzi a disposizione dell’ateneo. Nelle università private, paragonabili alle aziende, l’investimento dovrebbe dipendere dall’azienda ateneo e non più dallo Stato. Ma in realtà gli atenei privati, come notorio, sono anch’essi foraggiati dallo Stato il quale eroga finanziamenti, tenuto conto del rapporto tra numero di docenti e studenti; di conseguenza anche le università private al fine di garantirsi i finanziamenti statali devono rispettare i parametri imposti dalle leggi statali e quindi limitare il numero di studenti a quello che garantisce, agli stessi studenti, adeguate strutture e adeguati servizi. –

    Il numero chiuso in alcune facoltà sia pubbliche, sia private è sempre esistito, non costituendo una limitazione del diritto allo studio garantito dalla Costituzione. E’ il proliferare del numero chiuso nelle università italiane, andato ben oltre i limiti previsti dalla legge, che non garantisce più il diritto allo studio a tutti. Ciò ha indotto il sindacato studentesco ad insorgere e costruire una campagna rivendicativa contro l’abuso di questo strumento. Il Ministro dell’università Fabio Mussi, accogliendo le richieste degli studenti, ha inviato ai Rettori di tutte le università, una propria direttiva finalizzata a limitare il numero chiuso alle sole facoltà per le quali questo è previsto dalla legge (medicina e chirurgia, architettura ingegneria, medicina veterinaria). L’auspicio è che questa iniziativa del Ministro non rimanga isolata e serva soprattutto, nel prossimo futuro, come spunto per una vera e seria regolamentazione degli accessi alle varie facoltà universitarie per impedire che il diritto allo studio diventi oggetto di “pratiche clientelari” atte a privilegiare solo chi fa parte di tale sistema, a discapito di quelle intelligenze e potenzialità umane che spesso sono emarginate perché esulano da tali logiche.

     

    1 responses to “Sì o no al numero chiuso nell’università?” Icona RSS

    • Il numero chiuso ha i suoi pro e i suoi contro.
      E’ giusto che in base alla professione sia indicato un tetto massimo di di futuri professionisti in grado di soddisfare un servizio alla società: non tutti possono fare i medici, i farmacisti, gli avvocati, biologi, insegnanti e così dicendo… anche perchè non tutti ahimè sarebbero capaci di portare a termine determinati corsi di studio.

      Poi però la selezione, anche se si basa su un principio di meritocrazia (sin quando non viene alterato il concorso) non rispecchierà puntualmente la preparazione di ogni singolo candidato, però in linea di massima si.

      Il numero chiuso agevola l’organizzazione di un corso di laurea, solo che, come succede in alcune facoltà (soprattutto in Sicilia), non si ha un riscontro positivo sull’organizzazione e sulla gestione dei vari corsi…
      Questo perchè, come al solito, il clientelismo, la politicizzazione e a volte l’ignoranza di coloro i quali gestiscono l’Università, fanno sì che uno dei fini per i quali viene messo il numero chiuso, non venga a realizzarsi.


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