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  • Sherlock, la deduzione e la chimica!

    Pubblicato il ottobre 6th, 2017 Max Nessun commento

    Beatrice Pecora, criminologa

    Sherlock Holmes fu il primo detective della narrativa nato dallo scrittore scozzese Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, e già nel primo racconto “Uno studio in rosso” mette in pratica le sue doti da criminalista.

    Da premettere che Conan Doyle, insieme ad Edgar Allan Poe, è il fondatore di due generi letterari il giallo e il fantastico. Doyle era un medico e forse provengono da qui le doti mediche acquisite da Sherlock nel risolvere i vari casi. Nella descrizione che ne fa l’autore, Sherlock Holmes oltre che essere molto deduttivo, possiede conoscenze di botanica, anatomia, di geologia, il diritto britannico, la scherma, il pugilato, la cronaca nera e chimica. Come viene descritto in “uno studio in rosso”In effetti lo storico incontro tra Watson e Holmes avviene nel 1881, in un laboratorio di chimica dell’ospedale, “uno stanzone sottotetto ove si allineavano una miriade di flaconi“. In quella occasione Holmes incontra per la prima volta il Dr. John Watson che poi diverrà il suo aiutante mostrandogli la sua nuova scoperta legata al riconoscimento del sangue, il suo primo gesto professionale da vero criminalista! ” Prendiamo del sangue fresco ” disse, infilandosi un lungo spillone nel dito e aspirando qualche goccia di sangue con una pipetta. ” Ora, aggiungo questo poco sangue a un litro d’acqua. Come vede, il liquido che ne risulta conserva l’aspetto di acqua pura. La percentuale del sangue non è certo maggiore di uno a un milione. Eppure, sono sicurissimo che otterremo la reazione caratteristica.” Mentre parlava, aveva gettato nel recipiente alcuni cristalli bianchi, aggiungendo poi qualche goccia di un liquido trasparente. In un attimo il contenuto del recipiente assunse un color mogano opaco e un sedimento brunastro precipitò sul fondo. Gli scienziati si sono chiesti se questo suo test fosse solo una finzione letteraria di Conan Doyle o fosse fondato scientificamente. Prima del 1875 vi era un esame microscopico dei globuli rossi distinguendo tra mammiferi e non, dal test dell’ematina e dal test dell’ammoniaca. Inoltre Holmes cita il test del guaiaco o meglio chiamato del sangue occulto, che con una soluzione idroalcoolica che è una resina vegetale, alla quale viene aggiunta una piccola quantità del presunto sangue e dell’acqua ossigenata. Se il materiale è sangue, compare una colorazione blu. Dalla resina si ottiene il guaiacolo (o-metossifenolo) per ossidazione un colorante simile all’aurina un colorante derivato dal trifenilmetano. La maggior parte dei test per il sangue si basano sullo stesso principio: la perossidasi, un enzima del sangue che agisce come catalizzatore e agisce grazie all’ossidazione di un composto chimico, come l’acetico o il propionico, che produce un colore caratteristico. I cristalli chiari potrebbero essere degli ossidanti come perossido o perborato di sodio. Il liquido trasparente potrebbe essere un composto come il nitrosofenolo + dimetilanilina, o il nitroso-a-naftolo. Ma in nessun altro racconto Sherlock parla di esami chimici più che altro si attiene a dare soluzioni sui casi giudiziari grazie al suo intuito e alla buona osservazione della scena del crimine, divenendo un investigatore più che un chimico. Ultima chicca , della frase “Elementare, Watson!” in realtà non c’è traccia. In una sola pagina della raccolta Le memorie di Sherlock Holmes, nel racconto “L’uomo deforme”, Holmes, rispondendo ad una domanda di Watson, pronuncia la frase: “Elementare!”, così come lo utilizza due volte nel racconto “Uno studio in rosso”.

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