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  • Servizio idrico. Gli errori della P.A. non possono gravare sull’utenza

    Pubblicato il Aprile 24th, 2017 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Con la prossima bollettazione capiremo se il gestore del servizio idrico “AcquaEnna” avrà ottemperato alla delibera dell’Assemblea Territoriali Idrica (ATI) con la quale sono sati sospesi gli effetti giuridici dell’autorizzata riscossione delle “partite pregresse” nei confronti dell’utenza. In attesa di ciò e delle comprensibili reazioni giudiziarie ci piace tornare su uno degli aspetti che a nostro parere rendono illecita tale pretesa.

    L’ATO Idrico, dopo avere riconosciuto uno scostamento finanziario di circa 22 milioni di euro sul costo del servizio rispetto all’originaria previsione contenuta nel piano d’ambito, ha autorizzato il gestore del servizio “AcquaEnna” ad assicurare l’equilibrio economico e finanziario del servizio idrico integrato con una piano di rientro decennale ripartito tra tutti gli utenti.

    In sostanza, e al netto dell’inopportuna decisione assunta dal Commissario liquidatore pro-tempore – gli Attori principali della governance del servizio idrico hanno inteso scaricare sull’utenza il mancato ricavo derivante dal citato squilibrio in base ad una forzata interpretazione del principio di coincidenza tra tariffa e copertura integrale del servizio. Infatti, i costi operativi di gestione sono in aumento o in riduzione dei costi operativi da inserire in tariffa. L’eventuale riconoscimento di maggiori costi operativi sostenuti dal gestore nel periodo pregresso stravolgerebbe il tipo di contratto trasformandolo in un contratto “costo di servizio”, che prevede la copertura dei costi a consuntivo, azzerando il rischio di impresa di un soggetto che opera, peraltro, in un mercato di monopolio naturale qual’è quello del servizio idrico integrato. Peraltro, per quanto attiene il rispetto dell’equilibrio economico finanziario, previsto dalle attuali normative statali e comunitarie, si tratta di una caratteristica che deve essere intrinseca alla progettazione del piano, il quale deve risultare sostenibile ed attuabile sia dal punto di vista economico che da quello finanziario sulla base di valutazioni fatte originariamente dal gestore industriale e contenute nell’offerta in sede di gara, con assunzione, evidentemente, dei rischi connessi alla gestione reale.

    Orbene, il mancato ricavo derivante da detti squilibri a cui fa riferimento “AcquaEnna” per giustificare la voce “partite pregresse” non può certo essere addebitato, ancorchè in quota parte, agli utenti finali del servizio idrico che hanno in buona fede mantenuto un impegno contrattuale sottoscritto con il precedente ente gestore del servizio idrico. La disfunzione programmatica rivendicata da “AcquaEnna”, quale ente gestore del servizio, e riconosciuta dall’ATO Idrico, è imputabile solo all’Ente che ha avuto la responsabilità di pianificare e programmare detto servizio, dovendo rimanere estranea l’utenza, alla quale non può essere richiesta, nei fatti, una tariffa maggiorata, peraltro retroattivamente. Inoltre, le esigenze economiche sottese alla copertura integrale della tariffa secondo il principio comunitario “chi inquina paga” appaiono comunque compatibili con un sistema di mercato nel quale l’operatore economico paga le conseguenze di previsioni e calcoli rivelatisi erronei, senza contare che, se si sono verificati maggiori costi operativi che il gestore ha diritto di recuperare dall’ATO Idrico, sarà quest’ultimo a pagarne le conseguenze.

    Del resto, così come già sostenuto anche dal precedente Organo di controllo ministeriale CONVIRI per un caso analogo, e confermato dalla giurisprudenza amministrativa, “in ultima analisi, i costi non tariffati, per errore del Piano o per fatti sopravvenuti, graveranno sul bilancio delle Amministrazioni che partecipano all’ATI, anziché gravare (tramite le tariffe) sugli utenti del servizio idrico. Ed entreranno tra gli elementi in base ai quali l’espletamento delle funzioni istituzionali da parte degli enti locali verrà valutato dai cittadini, ai fini dell’attivazione di quella che si definisce comunemente responsabilità politica”.

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