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  • Sanità, le migliori cure al nord

    Pubblicato il gennaio 17th, 2017 Max Nessun commento

    di Paolo di Marco

    Lo afferma l’annuale studio della Demoskopika che ha analizzato l’IPS, Indice di Performance Sanitaria 2016. Per la Sicilia sempre primati negativi e insoddisfazione dell’utenza.

    Ammalarsi non rende felice nessuno, ma nel Sud la sofferenza è senz’altro più acuta. È nel Mezzogiorno d’Italia che l’inefficienza del settore sanitario dilaga. L’Istituto Demoskopika ha analizzato l’IPS, l’Indice di Performance Sanitaria 2016 delle regioni Italiane, e la sentenza per le regioni meridionali è davvero drastica, senza appello. La Sicilia viene relegata nella penultima posizione della classifica, con le tre “E” “efficacia, efficienza ed economicità”, che non stanno di casa nell’isola. I sistemi virtuosi trovano tutti residenza nel Nord Italia con un Meridione che sconta secolari scelte politiche e amministrative da “quinto” mondo. Questo è il desolante quadro che emerge dall’analisi dell’IPS, realizzata, per il secondo anno consecutivo da Demoskopika. L’istituto ha formulato la classifica grazie a sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.

    La graduatoria generale è guidata dal Piemonte, quindi leader nazionale dell’eficienza sanitaria, che ha totalizzato un punteggio pari a 492,1 punti superando la Lombardia ferma a quota 450,5. L’Emilia Romagna terza, 438 punti, e quarto il Trentino Alto Adige 403,9 punti. Quest’ultima regione pur annoverando nel 2016 un sistema di eccellenza è scivolata in giù di tre posizioni rispetto l’anno precedente. Poi le altre: Lazio, 318,1 punti, che in dodici mesi ha perso ben 10 posizioni, Valle d’Aosta 375,4; Toscana 370,7; Marche 364,7; Umbria 351,8 e Molise 347,2. Quest’ultima è la prima regione del Sud Italia in classifica. Seguono: Veneto 336,3, Liguria 335,9 e Friuli Venezia Giulia 319,6 punti. Regioni dove il livello di qualità scende ma nobn crolla infatti segnalano, in ogni caso, soglie di sanità ancora accettabili. I gironi danteschi iniziano dopo con l’inefficienza tutta targata “Sud”. Nella classifica la Sardegna è ferma a 277,9 punti, la Basilicata a 272,1, l’Abruzzo a 269,1 e la Campania a 259,3. Per quest’ultime quattro regioni se non il baratro quasi. Desolatamente da catalogare come inefficienti le ultime tre realtà sanitarie regionali: Puglia 243,3 punti, Sicilia 234,5 e Calabria 223,8.

    Capitolo soddisfazione dell’utenza. Sono i trentini ad apprezzare di più i servizi sanitari della propria regione, seguiti a ruota dagli abitanti della Valle d’Aosta e dell’Emilia Romagna. Complessivamente solo un italiano su tre, 34,2% si dice soddisfatto dei servizi sanitari rispetto le varie soglie di assistenza: ricovero, assistenza medica, assistenza infermieristica, vitto e servizi igienici. Quindi l’utenza più appagata vive in Trentino Alto Adige 100 punti, seguita dalla Valle d’Aosta 85,9 e dall’Emilia Romagna 85,2. Sono le tre regioni dove il livello medio di soddisfazione per i servizi ospedalieri offerti ai soggetti che sono stati ricoverati almeno una volta nei tre mesi precedenti l’intervista, oscilla tra il 60% ed il 50%. Questo è un dato rilevato dall’Istat. In basso nella classifica della soddisfazione sanitaria i residenti del Molise 28,4 punti, della Campania 27,7 e della Puglia 14,7. In queste tre regioni l’indice di soddisfazione si blocca intorno al 16%.

    C’è un dato però, estremamente significativo e devastante allo stesso tempo, indica come l’Italia sia sempre più lontana dalla sanità pubblica. Nel 2016 una famiglia su due ha rinunciato alle cure. In termini percentuali tale rinuncia ha toccato il 47,1% dei nuclei familiari. La Demoskopika ha rilevato che le famiglie sono impossibilitate ad attivare giuste cure per motivi economici e a causa delle lunghe liste di attesa. Motivazioni che hanno inciso, rispettivamente, per il 17,4% e per il 12,8% dei casi. Il 6,7% del campione non si è curato “in attesa di una risoluzione spontanea del problema” mentre l’1,5% per “paura delle cure”. Il 4,8% non ha voluto sentirne di cure per l’”impossibilità di assentarsi dal luogo di lavoro”.

    Riguardo gli esercizi correnti degli enti sanitari, i dati sono stati desunti dai conti economici, in Italia si afferma una spesa di oltre 111 miliardi di euro, pari a 1.829 euro pro-capite per ogni italiano. La flessione maggiore della spesa va alla Campania con 1.689 euro pro capite, 100 punti. La Sicilia si è rilevata come una regione particolarmente parsimoniosa investendo solo 1.696 euro per abitante, 99,6 punti. Un dato che la posiziona al secondo posto. Al terzo la Calabria con 1.698 euro, 99,5 punti. Le regioni più spendaccione o che investono di più sono il Trentino Alto Adige con 2.198 euro per cittadino, 76,9 punti, Valle d’Aosta 2.051 euro, 82,4 punti, e il Molise con 2.039 euro, 82,9 punti.

    Una prima riflessione è netta, l’utenza è più soddisfatta dove le Regioni investono maggiormente. In tali territori sale anche il livello di eccellenza.

    L’impoverimento sanitario colpisce con più al fianco le regioni del Sud e a pagare il prezzo più alto, fra le regioni, sono Calabria e Sicilia. In tutt’Italia a subire gli effetti negativi sono oltre 300 mila famiglie. Impoverimento indica i nuclei il cui bilancio, a causa delle spese sanitarie out of pocket (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, etc.), è sceso sotto la soglia di povertà. In questo caso pagano pegno la Calabria 6,9 punti, con una quota del 3,48% quantificabile in circa 28 mila nuclei familiari. A ruota la Sicilia 7,1 con il 3,39%, poco meno di 69 mila famiglie; l’Abruzzo 10,1 con il 2,72% e la Campania 9,8 con il 2,46%. Sta sicuramente meglio il Piemonte che si aggiudica il ranking migliore con una percentuale di appena lo 0,24% di famiglie scese al di sotto della soglia di povertà, stimabili in circa 4.800 nuclei. Seguono il Trentino Alto Adige 96 punti, 0,25% mille famiglie circa, Emilia Romagna 75 punti, 0,32%, 6.400 nuclei familiari, e la Lombardia 0,36% per circa 16 mila famiglie.

    Dati che mortificano il Meridione e in particolare la Sicilia. Purtroppo, in queste terre, a pagare secoli di sfruttamento non è stato solo il settore sanitario ma l’intera area del Sud Italia, con tutti i suoi comparti. Un Meridione mai inteso nella concretezza come una parte di uno Stato ma semplicemente come un territorio da colonizzare. Non è un piangersi addosso ma una cruda e reale analisi che da anni e anni si evidenzia con sempre maggiore risolutezza. Non a caso la questione meridionale è stata sempre presente solo nei programmi delle campagne elettorali. Una Unità d’Italia che ha costantemente perpetrato fino ad oggi abusi e sopraffazioni, anche impercettibili ma estremamente concreti. Anni che hanno registrato l’attività di un governo nazionale pronto ad assecondare le giuste voglie di sviluppo del Nord inibendo, al contempo, le forze produttive del Sud con la suggestione dell’assistenzialismo.

    Il risultato di scelte inqualificabili è sotto gli occhi di tutti con povertà, disoccupazione, emigrazione, mancanze di prospettive quali unici ingredienti di una bislacca pietanza chiamata Sud Italia.

    Paolo Di Marco

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