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  • Sanità, grave e decisa denuncia della segreteria della Fp Cgil. La provocazione: “Chiudere l’ospedale di Enna e trasferire attrezzature e personale a Piazza Armerina, Nicosia e Leonforte. Il rischio è di non avere a breve più sanità sul territorio”.

    Pubblicato il febbraio 15th, 2017 Max Nessun commento

    di Paolo Di Marco

    L’Asp sta tentando di attivare un nuovo modello organizzativo aziendale per ottimizzare le prestazioni. Grande attenzione per questo percorso arriva dalla Fp Cgil e in particolare dai segretari provinciali e aziendali Giovanni Lavalle e Giuseppe Russo che però rimangono sbalorditi rispetto il tentativo maldestro e controproducente di alcuni amministratori di comuni e dirigenti medici dell’Asp che tentano di concludere accordi modificativi delle decisioni assunte in delegazione trattante.

    In particolare per la voglia si salvare l’esistente ospedali di Piazza Armerina, Nicosia e Leonforte, si sta intaccando la funzionalità e il futuro dell’intera struttura sanitaria provinciale penalizzando con ferocia l’ospedale di Enna. Una penalizzazione talmente forte che se costantemente mantenuta porterà alla scomparsa dei servizi sanitari nel territorio. Niente assistenza per i malati e sempre meno posti di lavoro per gli addetti al comparto. La disamina della Cgil è drastica ma non è assolutamente campata in aria anzi e fortissimamente concreta e tenta di aprire gli occhi a chi pensa solo alla campagna elettorale o chi ancora fa del campanile il suo unico amore. I due sindacalisti rispetto tali rovinosi percorsi hanno espresso le loro perplessità con una lunga nota dove tra l’altro sottolineano che ritengono “legittimo che amministratori pubblici e dirigenti aziendali mettono in atto interventi per la difesa delle comunità amministrate e che dirigenti medici avanzino proposte per migliorare la qualità delle prestazioni, troviamo però strano che accordi frutto di tavoli negoziali vengano modificati senza che le organizzazioni sindacali siano messe a conoscenza. Riteniamo oltremodo strano che le modifiche sugli accordi raggiunti vengano annunciati a mezzo stampa da consiglieri comunali e da responsabili di Unità operative e non dalla direzione generale dell’Asp attraverso i canali ufficiali”. Ecco perchè la Fp CGIL fa appello al vertice “dell’Asp di Enna affinché vengano messi in atto tutta una serie di correttivi volti a garantire una migliore qualità e quantità di prestazioni sanitarie da erogare sul territorio provinciale. Il presente appello nella considerazione che l’inerzia della Regione ad oggi non ha prodotto programmazione sanitaria che consenta di razionalizzare la Sanità nei territori. Siamo stanchi di assistere alle visite della Commissione Regionale che garantisce che nessuna struttura sarà penalizzata dalla nuova rete ospedaliera mentre nei fatti la Regione blocca la nomina dei primari nelle Unità operative prive di tali figure da diversi anni. Promette ancora di non modificare nulla quando invece non si può procedere alla assunzione di medici ed infermieri perché non è stato ancora definito l’accordo con il ministero”. Questo lo stato di cose per la Cgil, che intanto denuncia: “I reparti continuano a registrare carenze di organici e tassi di occupazione inferiore al 75% e nessun intervento può essere adottato perché…….. si rischierebbe di perdere consensi. Tutto questo non solo sulla pelle degli operatori che prestano la loro attività in condizioni di grandi diseguaglianze ma anche degli utenti che subiscono gravi disagi”. E qui la denuncia si fa veramente forte: “Per alcune prestazioni sanitarie si registrano liste di attesa superiori ai 60 giorni quando invece con una attenta programmazione ed una oculata scelta di branche specialistiche ambulatoriali si ovvierebbe a tali disagi e ingiustificate attese. Riteniamo che non sia più rinviabile procedere alla modifica degli assetti organizzativi attuali”. Questi si specificano nella modifica degli organici di reparto, nella riduzione di posti letto dove non è possibile raggiungere percentuali pari ad almeno il 75%. Senza contare che a parere della Cgil c’è da verificare per il mantenimento delle Unità operative chirurgiche “la percentuale di interventi eseguiti sui ricoveri effettuati”. La Valle e Russo chiosano prevedendo scenari nefasti: “Potranno intervenire sindaci consiglieri comunali ma come sindacato non vorremmo a breve discutere di mobilità del personale presso le Asp di Caltanissetta o Catania o addirittura assistere a procedure di licenziamento di personale poiché riteniamo che la mancata presa di decisioni per la salvaguardia della sanità provinciale determinerà tali effetti”. Alla Direzione generale dell’Asp chiedono “certezza della applicazione degli istituti contrattuali”. E avanzano interrogativi concreti: “E’ possibile fare ricorso alla pronta disponibilità diurna? Non vorremmo più assistere a disparità”. Con forza affermano: “Per alcuni le norme si applicano mentre per altri si interpretano? Gli Uffici dell’Asp riusciranno ad essere forti con i forti e non solo con i deboli?” Le organizzazioni sindacali “hanno più volte chiesto che venisse riconosciuta la progressione economica a tutto il personale del comparto che ne ha diritto e per anni tale proposta è stata osteggiata da alcune sigle e dagli Uffici dell’Asp in quanto la stessa non era in linea con il Decreto Brunetta. A distanza di anni è stato raggiunto un accordo con il quale per le categorie A, B e C è previsto il 100% del personale mentre lo stesso non è garantito per la categoria D”. Per la Cgil si pone un interrogativo: “Ma il Decreto Brunetta vale oppure no? Noi rimaniamo dell’idea di attribuire una fascia per tutto il personale avente diritto poichè per ben cinque anni la progressione economica è stata bloccata dalle norme finanziare, a scadenza dei contratti la possibilità di aumento dei fondi per finanziare la stessa risulta possibile; cosa si attende per farlo?” E’ forte la richiesta della FP CGIL all’Amministrazione aziendale di attivare un tavolo negoziale per addivenire a decisioni necessarie volte ad una migliore organizzazione dell’attività sanitaria nel territorio, applicare i contratti nella misura del miglior favore del dipendente, stabilire che il salario accessorio, produttività e straordinario, venga assegnato e corrisposto al personale che opera in condizioni di reale disagio”. E qui parte la provocazione della Cgil anche se il vertice tende a minimizzare: “Considerate le legittime azioni dei consigli comunali e dei comitati a difesa degli ospedali della provincia di Piazza Armerina, Leonforte e Nicosia, perchè non pensiamo a chiudere l’ospedale di Enna destinando attrezzature e personale verso tali ospedali?”. Però La Valle e Russo non hanno paura a mettere il dito nell’acqua e denunciano con decisione e risolutezza: “La verità è che la sanità nella nostra provincia non può assolutamente garantire quattro presidi ospedalieri con le stesse Unità operativa, 4 Chirurgie Generali, 4 Medicine, 3 Ortopedie e tanto altro ancora. A questo punto bisogna fare da soli. Per salvare i posti di lavoro rimasti e assicurare una sanità dignitosa, considerato che i primi cittadini, dimenticano l’esistenza di un organismo quale la Conferenza dei Sindaci e si muovono secondo il nuovo populismo Trumpiamo che dice Nicosia Prima di tutto, Piazza Armerina Prima di tutto, Leonforte Prima di tutto, e, mentre la deputazione regionale è impegnata a fare campagna elettorale..…, spetta di diritto al sindacato ed alla Direzione generale tentare di scrivere le regole di buona sanità in provincia di Enna”.

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