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  • Rifiuti. Anche Enna pronta a lasciare l’ATO per l’ARO

    Pubblicato il Gennaio 23rd, 2017 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Come si può non dare ragione a quei Sindaci che non vedono l’ora di emanciparsi dall’infernale ambito territoriale ottimale (ATO) per la gestione integrata ed associata del servizio rifiuti. Solo i cosiddetti “2000” non ricordano le gestioni serene, autonome ed economiche della raccolta dei rifiuti in ambito comunale. Condivisibile è quindi la scelta emotiva dei Sindaci di salire sul treno dell’ambito di raccolta ottimale messo sui binari di un’effimera legalità da un confuso legislatore regionale, più volte richiamato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, più recentemente, dall’ANAC.

    Ora, dopo Nicosia, Centuripe e Regalbuto anche il Comune di Enna sembra essere riuscito a farsi approvare uno specifico piano d’intervento, tanto da avere previsto una specifica seduta di Consiglio comunale per l’approvazione del medesimo piano e del modello di gestione del servizio individuato. Il Comune di Enna pensa infatti di costituire una società interamente pubblica (in house) alla quale affidare direttamente il servizio di raccolta dei rifiuti in ambito comunale.

    Orbene, impregiudicate le su indicate ragioni riconducibile alla sfera della “rabbia” per un servizio che notoriamente lascia insoddisfatti i cittadini di quasi tutti i Comuni della nostra provincia, alcune considerazioni ci sembrano tuttavia doverose, se non altro per la necessità di preservare comunque le Istituzioni da valutazioni diverse rispetto a quelle che dovrebbero animare il quotidiano agire amministrativo.

    La prima. A fronte delle citate censure dell’ANAC e dell’annunciato disegno di legge regionale che mira ad eliminare la frammentazione degli ambiti territoriali ottimali operata anche attraverso gli AA.RR.OO., non sarebbe più opportuno tentare di estendere almeno ai Comuni di Calascibetta e Villarosa l’ambito di raccolta ottimale allo scopo di tentare il perseguimento di economie di scala?

    La seconda. Attesa la scelta di tipo pubblicistico quale modello di gestione del servizio, non sarebbe più utile, e forse anche più economico, rivalutare la liquidanda azienda speciale ASEN, modificandone gli scopi sociali e revocandone il percorso di liquidazione?

    La terza. In subordine, non sarebbe più opportuno optare per un modello di gestione mista pubblico-privato a prevalente capitale pubblico in modo da conciliare le esigenze di un mercato concorrenziale esistente con quelle di natura pubblicistica? Questa soluzione assicurerebbe una capacità operativa ed esperienziale altrimenti irraggiungibile attraverso la costituzione ex novo di una società pubblica.

    La quarta. Come sarebbero assicurati gli attuali livelli occupazionali visto che nelle società pubbliche il reclutamento delle risorse umane avviene mediante procedure ad evidenza pubblica e che gli operatori del settore non sono dipendenti del Comune affidatario del servizio bensì della società d’ambito “EnnaEuno”?

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