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  • Ricorso del Governo italiano sull’esposizione del crocefisso

    Pubblicato il Novembre 10th, 2009 Max 1 commento

    di Libero
    Il crocefisso è uno dei simboli della nostra storia e della nostra identità e la cristianità rappresenta le radici della nostra cultura, quello che oggi siamo. L’esposizione del crocefisso nelle scuole deve quindi essere vista, anche più che in senso religioso, in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia, perché la presenza del crocefisso rimanda ad un messaggio morale che non lede la libertà di aderire o no alla religione cristiana. Identità, cultura, storia, tradizione: queste le parole chiave per reinterpretare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che chiama in causa il governo italiano. Contro la sentenza del 3 novembre 2009, il Governo – dopo la decisione presa nel Consiglio dei ministri il 6 novembre – ha ufficialmente chiesto il riesame del caso. La sentenza della Corte europea si basa sull’art.9 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (“Libertà di pensiero, di coscienza e di religione”) e dell’art. 2 del Protocollo 1 (“Diritto all’istruzione”), che comporterebbero l’obbligo dello Stato di astenersi dall’imporre (anche indirettamente), credenze, nei luoghi in cui le persone siano a suo carico o particolarmente vulnerabili. Nell’ordinamento italiano l’esposizione del crocefisso è regolamentata dal decreto legislativo 297/1994 (Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado). Tali norme seguono la tradizione del nostro Paese e sono retaggio di norme più antiche, come il R.D. 26-4-1928 n. 1297 (“Approvazione del regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare”) ed il R.D. 30-4-1924 n. 965 (“Ordinamento interno delle Giunte e dei Regi istituti di istruzione media”). D’altra parte la nostra Costituzione in più punti considera il tema della religione, per es., negli art. 3, 8, 19; né va dimenticato quanto affermato dall’art. 7 circa i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica, regolati dai Patti Lateranensi, le cui modificazioni “accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”.

     

    1 responses to “Ricorso del Governo italiano sull’esposizione del crocefisso” Icona RSS

    • il crocefisso “è un simbolo religioso fondamentale”, esprime i valori “della solidarietà, dell’accoglienza, della sofferenza umana”.“Per questa ricchezza di significati, la sua esposizione nei luoghi pubblici assume particolare rilievo non solo per la comunità dei credenti ma per l’intera società civile”, si legge poi.Sul piano dell’uso liturgico del crocefisso, i rappresentanti delle diverse confessioni hanno rilevato che, le differenze e distinzioni che pure esistono “non ostacolano una prassi ecumenica che possa prevedere la condivisione cosciente e matura”.La tradizione ortodossa ha posto l’accento sulla resurrezione prima che sulla crocifissione. In questo senso l’Oriente cristiano, e particolarmente quello ortodosso, non parla esclusivamente di crocefisso ma piuttosto di “Croce”.Per quanto riguarda l’esposizione nei luoghi pubblici, in ambito ortodosso, la materia si affida alle particolari sensibilità nazionali.La delegazione cattolica, invece, ha osservato che in Italia il crocefisso è “un simbolo religioso che risponde al sentire più profondo della comunità e concorre a definirne l’identità, in quanto radicato nella storia e nella tradizione del Paese”.La sua esposizione non contrasta pertanto con il principio di laicità, che “implica non l’indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzie dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale” (Corte Costituzionale, sentenza n. 203/1989).
      I protestanti hanno richiamato con forza quel principio di laicità, secondo cui è proprio l’assenza di particolari simboli religiosi nello spazio pubblico a garantire a tutte le comunità di fede la libertà religiosa e un effettivo pluralismo.La componente luterana, ha sottolineato la propria specifica sensibilità che si esprime nell’esposizione del crocefisso nell’ambito della propria liturgia.La necessità di costruire uno Stato che non sia un “coacervo anonimo degli indistinti”, bensì una casa capace di accogliere uomini e donne con convinzioni ed orientamenti che non coincidono, ma possono e devono pacificamente coesistere.


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