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  • Regalbuto: domenica 30 luglio di scena il filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio con i l saggio “Regressione suicida”

    Pubblicato il luglio 24th, 2017 Max Nessun commento

    Salvatore Massimo Fazio

    Verrà presentato a Regalbuto, domenica 30 luglio alle 20.30, “Regressione suicida – Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro”, il nuovo saggio del noto scrittore e filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio.

    Dopo l’exploit di pubblico e il successo di critica riscosso per tutta la penisola, l’autore sceglie la prestigiosa associazione culturale “I vaneddi dell’arte” per esporre il proprio pensiero sull’esistenza, una teoria particolare ed erudita contenuta nella corrente filosofica del nichilismo cognitivo, di cui lui stesso è esponente. L’appuntamento, al quale parteciperanno anche il giornalista e scrittore Cateno Tempio e Liborio Erba, presidente dell’associazione, si terrà in via G.F. Ingrassia, nella piazzetta al centro del Corso. A cinque anni dal successo di Insonnie, l’eclettico scrittore ha nuovamente il coraggio di spalancare il suo universo emotivo e lo fa con un pregevole e sapiente saggio, di caratura nazionale e apprezzato a più livelli, che lo ha portato tra i finalisti del prestigioso concorso nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero”, indetto dall’Associazione Professionisti Pratiche Filosofiche di Certaldo (FI), giunto alla sua 11° edizione.

    Partendo dalla sinéité in Cioran e procedendo col terrore in Sgalambro, nel libro si effettua una vera e propria seduta chirurgica, volta a sezionare la stupidità dell’uomo per ricompattarla, trasformandola in un’unica azione possibile: regredire – ovvero resistere, fare un passo indietro – nel concetto di suicidio. C’è, insomma, tutto Fazio in questo libro: c’è il confronto, acceso e irripetibile, tra due mostri sacri della filosofia esistenzialista che ne hanno inevitabilmente influenzato la vita e il pensiero: un’imperdibile discussione a distanza nel tempo e nello spazio tra le istanze cognitive del primo, di origini romene, di cui Fazio sottolinea il lirismo che diventa lo stile espressivo del suo filosofare, e il siciliano Manlio Sgalambro, che è il filosofo pessimista, nichilista – o «tuttista» come preferisce lui – ma anche lo chansonnier ironico vecchio stile che swinga e induce al sorriso, autore delle liriche più belle, passate alla storia della musica italiana attraverso la voce di Franco Battiato. E c’è tutta la sua pars costruens in un tentativo di gettare definitivamente le istante epistemologiche del suo pensiero, il nichilismo cognitivo, allontanandosi così dai padri che negavano l’esistenza della realtà e di ogni valori, fornendo così, a dispetto del titolo, che ai più può sembrare inquietante o irreparabilmente distopico, un messaggio di speranza: la regressione è un atto positivo di accettazione. E, dunque, la domanda sorge spontanea: mentre finge di raccontarli in maniera critica, Cioran e Sgalambro, con tutto l’orrore e la disperazione che gli hanno procurato, lasciandolo “insonne”, Fazio ha raggiunto la maturità per “mangiarsi” i suoi maestri?

     

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