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  • Quale coerenza?

    Pubblicato il dicembre 16th, 2007 Max Nessun commento

    di Carmelo Percipalle
    Leggo dalla stampa italiana che alcuni giorni fa Papa Benedetto XVI, ricevendo nel Palazzo Apostolico, un centinaio di rappresentanti delle Organizzazioni non governative cattoliche più importanti del mondo e accreditate presso le istituzioni delle Nazioni Unite, ha denunciato la logica del «relativismo morale» che domina ormai l’Onu e gli altri organismi internazionali. “C’è un rifiuto – ha detto il Pontefice – a riconoscere la centralità della «legge morale naturale» e della difesa della «dignità dell’uomo». Le regole internazionali – si è lamentato – si basano solo su una ragione politica e non etica, e ciò porta ad «amari risultati».
    ‘’Questa unità di obiettivi può essere raggiunta solo con una varietà di azioni e ruoli’’, ha spiegato Benedetto XVI. Pur lodando i progressi fatti in materia di diritti umani dalla comunità mondiale, scrive l’Ansa Papa Ratzinger ha osservato che ‘’le discussioni internazionali sembrano spesso segnate da una logica relativistica e il rifiuto di ammettere la verità sull’uomo e la sua dignità viene considerata come la sola garanzia di una coesistenza pacifica tra i popoli’’. ‘’Per tacere – ha aggiunto – della possibilità di un’etica basata sul riconoscimento della legge naturale morale’’.
    Ciò ha portato – ha ammonito il Papa – all’imposizione di ‘’una nozione di legge e di politica che in definitiva fa del consenso tra gli Stati la sola reale base delle norme internazionali’’. ‘’Gli amari frutti della logica relativistica – ha detto – sono tristemente evidenti: per esempio il tentativo di considerare i diritti umani come la conseguenza di stili di vita autoreferenziali; la mancanza di preoccupazione per i bisogni economici e sociali delle nazioni più povere; il disprezzo per la legge umanitaria, e una difesa selettiva dei diritti umani’’. I principi etici ‘’non sono negoziabili’’, ha ribadito con forza, esortando le O.N.G. cattoliche a un impegno ‘’adeguato’’ sulla scena internazionale.
    Quanto abbiamo letto sarebbe già sufficiente per elogiare il Papa. Non si può non essere d’accordo con il Pontefice quando afferma queste idee e quando critica il sostanziale materialismo che governa le relazioni fra stati e, finalmente, esalta l’etica come il solo punto fondante delle azioni degli stati per un benessere globale.
    In questo proclama del Papa c’è, però, un piccolo ed insignificante neo rappresentato da un tibetano: un certo Tenzin Gyatso che, guarda caso, è il maggiore rappresentante del buddismo e, disgraziatamente, vive in esilio da decenni perché i cinesi hanno invaso il Tibet ed iniziato una sistematica opera di genocidio del suo popolo che prosegue tutt’ora.


    Il Dalai Lama è in Italia per un giro di incontri con autorità e con gente comune. Fra le persone che non ha incontrato c’è però il Papa Benedetto XVI. Perché il maggiore rappresentante del cattolicesimo non ha voluto incontrare il maggiore rappresentante dal buddismo? Il motivo è chiaro: per non dare fastidio alla Cina. Guarda caso proprio in questi giorni verrà nominato vescovo in Cina un tale Francesco Lu Shouwang con il beneplacito del potere cinese. Cosa hanno chiesto in cambio i cinesi per consentire questa nomina? Hanno chiesto al Papa di non incontrare il Dalai Lama, isolandolo, di fatto.
    Mi chiedo se questo comportamento del papa sia etico. Ho l’impressione che il Papa si sia piegato al potere cinese pur sapendo che questo potere ha commesso fra i più efferati delitti nella storia dell’umanità. Che senso ha parlare di “logica relativistica” e, quindi criticare il materialismo della politica per poi negare l’appoggio ad un messaggero di pace come il Dalai Lama che lotta contro la politica criminale della Cina, il genocidio del popolo tibetano e la distruzione di una preziosissima cultura come quella buddista lamaista?
    Ancora una volta la mancanza di coerenza potrebbe minare alla base il cristianesimo.
    Mi piace, a questo proposito, citare il pensiero di Ruben Alves un esponente della teologia narrativa, pubblicato su uno degli ultimi numeri di “Jesus”:
    «Ritengo che occorrano persone con dei dubbi, per dialogare: le persone prive di dubbi e piene di certezze ascoltano gli altri solo per pura gentilezza. In realtà, il dialogo è possibile solo fra due poveri. Amo molto un libro del filosofo polacco Leszek Kolakowski, Elogio dell’incoerenza, in cui descrive la coerenza come la piena rispondenza fra il pensiero e l’azione. E arriva a sostenere, a mio parere con ottime ragioni, che solo gli incoerenti si possono aprire veramente all’altro. In questo senso, mi piace chiamare la mia teologia una teologia comica, ludica».

    Credo che questa posizione dovrebbe essere molto diffusa fra la gerarchia cattolica. Perché essere coerenti? Perché dovrebbe esserci corrispondenza fra pensiero ed azione? Ecco giustificati i preti pedofili e tutto il resto, ivi compreso un Papa che dimostra poco interesse per il Dalai Lama e per i problemi, dei tibetani e del Buddismo (infondo è una religione che potrebbe fare concorrenza!) e preferisce fare accordi con i cinesi alla faccia dell’etica cristiana e dei diritti umani ( di cui parlava qualche giorno prima) e del vero cristianesimo che non sempre abita fra gli alti prelati di Roma.
    Ricordo “Dio è morto” una vecchia canzone dei Nomadi che, tuttavia, finiva con la frase, ottimistica, “Dio è risorto”. Credo che noi, adesso non possiamo stare ad aspettare la risurrezione di Dio ma dovremmo imparare come farlo risorgere dentro di noi. Forse anche iniziando a denunciare l’incoerenza come uno dei mali peggiori del nostro tempo, come l’arma preferita dall’anticristo.

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