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  • Proficuo e fecondo il dialogo tra Enna e Caltanissetta, ma attenti alle parole!

    Pubblicato il gennaio 23rd, 2015 Max Nessun commento

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    di Massimo Greco

    I costanti rapporti intrattenuti dai Sindaci dei Comuni di Enna e Caltanissetta per approfondire unitariamente le questioni sottese alla strutturale debolezza socio-economica dei rispettivi territori rappresentano la conferma della bontà progettuale di aggregare le aree interne della Sicilia. Le iniziative formali ed informali promosse dal Presidente dell’Università Kore, volte anche a fornire una cornice scientifica a tale progetto, devono certamente stimolarci a coltivare l’idea di fondo, ma anche ad accelerarne i correlati processi. L’attenzione che alcuni quotidiani (La Sicilia e ViviEnna) dedicano al tema va salutata con favore e contestualizzata nella necessaria e presupposta azione di diffusione, condivisione e partecipazione. Il fallimento dei referendum confermativi in alcuni Comuni del Messinese (Mistretta e Capizzi) per estendere il Libero Consorzio Ennese insegna che progetti tanto ambiziosi, quanto delicati, che non si limitano ad intessere rapporti economici ma che incidono anche sui processi identitari, devono essere preparati, condivisi, partecipati e metabolizzati dalle comunità interessate.

    A questo punto però, bisogna passare alle successive azioni progettuali. Non ci si può fermare alla fase, ancorchè propedeutica, del corteggiamento istituzionale. Ottenuta la “benedizione” della rappresentanza politico-istituzionale bisogna mettere al lavoro i “tecnici” per elaborare su carta il vero progetto. L’idea, infatti, anche se necessitata dal “triste destino” che accomuna i territori di Enna e Caltanissetta, deve contenere tutti gli elementi di un progetto a cominciare dal percorso metodologico. Stabilire le linee guida del progetto diventa fondamentale per il buon esito dello stesso ed anche per evitare fughe in avanti ed improvvisazioni che finirebbero per nuocere all’iniziativa.

    Preliminarmente andrebbe raddrizzato il tiro terminologico fin qui adottato. Non appare corretto parlare di “micro regione” all’interno di una regione insulare, peraltro a statuto differenziato come la Sicilia. Cosa vuol dire una piccola regione all’interno di una regione esistente? Senza entrare nel merito della incoerenza di tale denominazione con l’attuale assetto ordinamentale, il termine “micro regione” appare manifestamente alieno e fuorviante rispetto al disegno. Anche quando si pensa a nuovi modelli istituzionali, non bisogna mai dimenticare quel principio autonomistico scalfito nell’art. 5 della Costituzione che, nel rappresentare una conquista sociale, prima ancora che politica, per le comunità locali, funge da faro orientativo.

    Così come non ci sembra corretta l’altra denominazione individuata per l’occasione: “quarta area metropolitana”. A parte infatti la vistosa debolezza del termine area metropolitana attribuita alle tre ex Province di Palermo, Catania e Messina se rapportata agli standard europei, l’idea di pensare ad un area metropolitana al centro della Sicilia è totalmente “sconclusionata”. L’area (o città) metropolitana non è altro che l’estensione urbana di un territorio originariamente confinato nel perimetro amministrativo del rispettivo Comune. Pertanto il dato di partenza è rappresentato dal quel territorio cittadino che sente sempre più l’esigenza di inglobare le conurbazioni che lo stesso ha generato nel tempo a seguito di uno sviluppo, spesso incontrollato, delle rispettive periferie. In tale contesto non si possono escludere ipotesi di assorbimento, ovvero di cooptazione territoriale, di due o più Comuni la cui distanza è stata azzerata dalle citate conurbazioni. Tipici sono gli esempi di Catania con Misterbianco o di Palermo con Villabate. Se questo è il senso dell’area metropolitane appare ictu oculi evidente che Enna e Caltanissetta non potranno neppure con la fantasia diventare un’unica area metropolitana, non solo perché sono distinte e distanti ma perché i rispettivi territori sono sprovvisti di quelle conurbazioni che ne giustificano una simbiosi territoriale. Al contrario, è proprio l’assenza di tali caratteristiche che anima l’esigenza di entrambi i territori di ragionare su un progetto comune. Ma stiamo parlando di un’altra cosa! Più funzionale sarebbe invece parlare di comprensorio, di circondario, di distretto, ma anche di consorzio delle aree interne, proprio per rendere l’idea più coerente con l’attuale riforma dell’ente intermedio di area vasta. Resta comunque il fatto che non sarà certo l’enfasi istituzionale che si vorrà dare a fare decollare il progetto!

    L’altro aspetto, tutt’altro che secondario, deriva dall’apparente esigenza di interfacciare il progetto con il nuovo modello istituzionale di area vasta che dovrebbe nascere dalla riforma siciliana dell’ente intermedio. Qui la questione si complica perché le scelte della politica, veicolate attraverso lo strumento della legge, non rappresentano simmetricamente i bisogni delle comunità locali. Anzi, sempre più spesso tali scelte determinano dei costi di transazione, delle esternalità negative, delle zavorre che gravano sui processi generati autonomamente dal basso. Il fatto che ancora oggi il legislatore regionale non sappia se completare la riforma avviata dalla l.r. n. 8/2013, più coerente con la previsione dello Statuto regionale, ovvero abbandonarla per uniformare il modello di ente intermedio a quello disegnato dalla riforma statale “Delrio”, conferma non solo l’inadeguatezza di una politica pubblica tesa alla valorizzazione dei territori e dei suoi comportamenti virtuosi, ma anche la necessità di ragionare prescindendo dalla “vesti istituzionali”.

    Un suggerimento per non “navigare a vista”, e per non far spegnere l’entusiasmo che si registra sull’iniziativa, potrebbe essere quello di costituire volontariamente, ex art. 113 bis TUEL, un Consorzio delle aree interne per la gestione associata di alcuni servizi pubblici locali a rilevanza non economica, l’unico strumento associativo non rientrante nelle misure soppressive vigneti in materia. Tale Consorzio, a cui aderirebbero inizialmente i soli Comuni di Caltanissetta ed Enna, non risentirebbe di tutti quei limiti (molti dei quali incostituzionali) che la citata riforma n. 8/2013 prescrive per la costituzione ex novo di un Libero Consorzio di Comuni.

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