La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Pergusa, qualcuno si brucerebbe pure le mani per accendere i lumini sull’autodromo

    Pubblicato il giugno 22nd, 2018 Max Nessun commento

    Paolo Di Marco

    Lo sport preferito degli ennesi è dividersi per non fare nulla. E anche quest’anno, considerato che la nazionale di calcio ha disertato i mondiali il palcoscenico cittadino propone una nuova recita dal titolo: “Come desertificare Pergusa? Possibilità o desiderio?”.

    Regia del sedicente Comitato spontaneo “Io sono il Lago di Pergusa”. Utilizzo l’aggettivo “sedicente” perché un comitato è formato da soggetti promotori con nome e cognome o se da associazioni con presidenti e portavoce. Legambiente ha più volte criticato i percorsi interni all’autodromo mettendo però sempre la faccia e gliene va a merito. Questa è critica. Ma andiamo al nocciolo. Enna ha proposto negli ultimi decenni un campionario vastissimo di contese che poi si sono risolte nel nulla. Si proprio nel nulla perché hanno azzerato qualsiasi iniziativa. Vale la pena di citare qualche esempio. Scontro Palasport/Parco Urbano ad Enna bassa, una querelle iniziata oltre vent’anni fa; oggi Enna non possiede né un Parco né un Palasport. A proposito la nostra città è l’unico capoluogo di Provincia della Sicilia, e forse d’Italia, a non essere ancora dotato di un Palasport. Secondo esempio, lavori per la Scala mobile fra Enna alta ed Enna bassa finanziamento di 30 milioni di euro più succulento apporto dei privati. Risultato? Oggi non esiste la scala mobile ma non siamo in presenza neppure di alcuna struttura che accorci i tempi per il tragitto che va dalla parte bassa alla parte alta della città e di conseguenza limitare il traffico veicolare. Ma non ci sono più neppure i 30 milioni di euro volatilizzati anche se i politici di allora avevano annunciato con strombazzamenti vari che in ogni caso quei milioni sarebbero stati investiti sul territorio. Sembra invece che la Regione abbia preferito dirottarli per sostenere la realizzazione di una fiction. Insomma le necessità di una città, di una comunità, valutate meno di una tele novela. Castello di Lombardia con il suo teatro più vicino alle stelle che ha fatto deliziare noi giovani negli anni ’80 con concerti, operette e via dicendo. Oggi al suo posto, dopo decenni e decenni di silenzio e di blocco di ogni attività, esiste o insiste solo un rudere. E potremmo continuare con l’area sportiva che poteva nascere a Pergusa prima meta dei ritiri delle squadre di calcio professionistiche e semi oggi desolante spettacolo di strutture che non richiamano nessuno. Non parliamo poi di tutte le feroci critiche che si sono abbattute sull’università Kore e sulla Facoltà di Medicina. In questo caso la capoccia di chi ha voluto i due atenei ha prevalso sulle miserevoli critiche. Ed oggi possiamo dire che Enna è una città universitaria. Anzi è necessario formulare una domanda. Senza i due atenei la città cosa sarebbe? A voi la risposta.

    E arriviamo all’autodromo. Per decenni e decenni ha prodotto economia e visibilità per un territorio che si sta desertificando o forse e meglio dire che è già deserto economico e di presenze. L’emigrazione dei nostri ragazzi tocca punte elevatissime. In città si avverte forte la mancanza di soggetti rientranti nella fascia di età dei 30/40 anni, quella più incline agli investimenti e quindi più operosa. Sono tutti fuori a lavorare. Ebbene gli ennesi come si comportano? Invece di estrarre il meglio da ogni iniziativa fanno le pulci a chi si spende per proporre qualcosa di utile. Il lavoro di ogni ennese dovrebbe essere rivolto a far diventare l’intero territorio un giardino bello, accogliente e da visitare. E qui mi diranno che l’autodromo stona. Stona ad Enna ma non nel parco di Monza, o in mezzo ai laghi in Brasile o fra i palazzi di Montecarlo e via dicendo. Comunque il Comitato punta il dito affermando che “i lavori di manutenzione straordinaria si stanno compiendo senza rispettare le regole dettate dall’unione Europea sulla “valutazione di incidenza” che espone la comunità ad una sanzione europea dal costo gravissimo”. Di certo tutti gli Enti che hanno rilasciato le autorizzazioni giocavano a briscola quando hanno firmato. Non solo ma sono composti non da funzionari e dirigenti preparati ma da pelandroni che non conoscono neppure la normativa di riferimento. Sono state formulate accuse pesantissime da chi non si sa. Da chi non si dovrebbe nascondere sotto l’anonimato o sotto una dicitura assolutamente generalizzata, “Io sono il Lago di Pergusa”, chiede alla Regione Siciliana “la dismissione dell’autodromo” e il “varo di un progetto per la riqualificazione”. Il comitato fa voti, anche, affinchè “il Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare, dichiari l’interesse nazionale del Lago di Pergusa e l’istituzione di un apposito Parco Nazionale e all’Unione Europea che si adoperi affinché non venga ulteriormente acuito e perpetrato l’impatto”. Insomma chiede sempre senza mettere mai un dito nell’acqua calda. Senza mai sporcarsi nella ricerca di finanziamenti o di percorsi per individuarli al fine di mettere in moto le proprie idee. Anonimamente il Comitato continua proponendo una dichiarazione: “Siamo fermamente convinti che la dismissione e, se necessario, il trasferimento dell’autodromo ed il ripristino ambientale del bacino del lago di Pergusa, avranno enormi vantaggi economici per la regione centrale siciliana. Considerando la posizione strategica del lago, la bellezza del paesaggio circostante, ed il suo incommensurabile patrimonio naturale e culturale, crediamo che il lago Pergusa abbia il potenziale per diventare una grande attrazione turistica internazionale che potrebbe offrire molti posti di lavoro e reddito significativo per l’area locale. Se restaurato e conservato correttamente, il lago Pergusa potrebbe offrire opportunità di sviluppo economico, sociale e culturale a lungo termine per l’intera regione siciliana”. Il discorso è sempre lo stesso, tante ammalianti parole supportate solo da aria e vento, neppure uno straccio di previsione di piano economico. Quanto costa dismettere l’autodromo? Chi finanzia i lavori? Dove vanno smaltiti i milioni di metri cubi di cemento e asfalto? Nessuna risposta e nessuna proposta. Ma facciamo il caso che la Regione s’incaponisca e smantelli il circuito. Qual è il piano economico a supporto del tanto decantato turismo ambientale? Conosciamo bene invece i dati che proponeva l’autodromo di Pergusa fino a quando ha potuto organizzare l’attività sportiva. Altra accusa che viene indirizzata ai lavori di rifacimento e all’accordo siglato con una multinazionale produttrice di pneumatici che per 150 giorni all’anno testa i suo prodotti a Pergusa è di privare “la gente di avvicinarsi alle acque, di viverle” e privare “i cittadini della possibilità di usufruire di un luogo dove da anni, si pratica sport all’aperto”. Mi reco spesso a Pergusa e non mi pare di aver mai intravisto persone che si scalciano per trovare posto sulle sponde con una voglia bestiale di toccare l’acqua. C’è tanta gente, questo è vero, che invece svolge attività podistica e fa bene a farlo visto che forze oscure hanno privato l’autodromo di svolgere l’attività per la quale era stato realizzato. Ma non cade il mondo se l’attività podistica, alcune volte, viene svolta nella stradella che corre attorno al circuito. Anzi debbo confessare che a me piace molto di più come si sviluppa la stradella fra gli alberi.

    Sono molto legato al circuito come al teatro del Castello, che ormai non esiste più, non foss’altro perché in questi posti sono custoditi i ricordi della mia gioventù ma capisco che tutto è in movimento che la vita è movimento, che tutto cambia. E quindi valuterei con piacere e serietà un progetto di rilancio dell’intera zona senza l’autodromo. Ma un progetto serio con fondi già pronti e non un gioco a chi la spara più grossa. Tra l’altro sono arciconvinto che l’attuale presidente dell’Autodromo Mario Sgrò ha tanto a cuore l’ambiente quanto l’autodromo e sotto la sua guida l’intera zona potrà essere valorizzata per ridiventare il giardino degli ennesi come era prima.

    Allora la sfida vera, quella necessaria per il territorio, non è scrivere una nota che ha tutto il sapore del terrorismo mediatico interessato solo a bruciare una iniziativa che ha avuto, tra l’altro, il via libera di tutti gli Enti interessati. La sfida vera per chi non vuole il circuito, posizione legittima ma da me poco condivisa, è mettere su carta un vero progetto che quantifichi i costi, individui le risorse e offra una prospettiva seria e concreta per il territorio.

    Lascia un commento