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  • Per il DURC meglio affidarsi alle Casse Edili

    Pubblicato il aprile 30th, 2010 Max 1 commento

    di Massimo Greco
    1. Il documento unico di regolarità contributiva (durc) utile ai fini dell’ammissione alle gare d’appalto dev’essere tale da fotografare la situazione globale dell’impresa, indipendentemente dal luogo o dai luoghi dove essa abbia attivato i propri singoli cantieri e, pertanto, il DURC richiesto dall’art. 2 del decreto dell’Assessore per i lavori pubblici della Regione Siciliana 24 febbraio 2006 (in G.U.R.S. n. 12 del 2006), deve essere rilasciato da una Cassa Edile in grado di attestare la situazione contributiva globale dell’impresa e ciò indipendentemente dalla sua ubicazione territoriale (1).

    2. La Edilcassa, anche se ha la legittimazione “ad emettere il durc con competenza territoriale su base regionale”, non comprende eventuali posizioni, pur potenzialmente rilevanti, al di fuori di tale territorio “a livello nazionale”; deve pertanto ritenersi che la Edilcassa non abbia la possibilità di rilasciare DURC validi ai fini dell’ammissione alle gare d’appalto (CGA, SEZ. GIURISDIZIONALE – sentenza 28 aprile 2010 n. 635).

     

    1 responses to “Per il DURC meglio affidarsi alle Casse Edili” Icona RSS

    • Ogni volta che si cerca di asserire una verità, arriva sempre qualcuno che la taccia di menzogna.
      La verità diventa difficile se non impossibile da provare anche quando hai la contezza dei fatti.
      Riuscire a dipanare dove si alberga il vero e dove vige la menzogna diventa un’ impresa ardua, dimostrare la veridicità di ciò che si asserisce è ancora più difficile.
      Nei Tribunali poi tutto si trasforma in una commedia all’italiana, la farsa delle testimonianze mendaci.
      Testi, bugiardi e venduti, inattendibili che finiscono di contare più dei fatti, della storia delle persone, di ciò che è successo.
      Questo quadretto di equivoci voluti, si verifica sempre più frequentemente e accade ovunque, nell’informazione, in politica, nelle aule dei Tribunali, la pigrizia ad un’ investigazione attenta, oculata, puntuale fa il resto del danno, all’immagine, come ai patrimoni.
      Ho sempre sostenuto che trovare la verità non è difficile né impossibile, basta cercarla, guardare con attenzione dentro le vicende, senza far passare alcun dettaglio sotto gamba, nemmeno uno, cercando il fatto.
      I giornalisti, quelli che si limitano alla cronaca del fatterello, quelli che piacciono molto ai politici e al potere e anche agli editori, non potranno mai arrivare alla verità, come i magistrati che si fidano solo dei testi.
      Il racconto di un fatto per essere completo, deve necessariamente partire dall’inizio, riportare le storie dei soggetti coinvolti, deve guardare i comportamenti assunti in più occasioni, se c’è coerenza nel comportamento o non c’è, avvalersi di certezze.
      Le certezze esistono dentro la quotidianità delle storie, non può l’evento determinare un fatto, l’evento è solo un episodio che se letto da solo, non può essere interpretato, può non avere un senso, è incompleto, superficiale, avvolte forviante, inutile .
      Pietro Grasso, anche lui, ha detto: “…i giornalisti e i magistrati devono essere liberi, i primi di scrivere ciò che conoscono, i secondi di indagare su ciò che non conoscono, entrambi concorrono alla ricerca della verità” , dando forma agli eventi, che legati assieme come un puzzle, formano il quadro.
      Intanto, Maurizio Gasparri, accusa il procuratore di voler fare politica, come altri suoi colleghi magistrati.
      Con tutto il rispetto per l’onorevole Gasparri, la sua è una difesa debole e lo è anche quando dice che il governo intende fare la lotta al crimine.
      Maurizio Gasparri, dovrebbe spiegare in che maniera si intendono contrastare i criminali se i mezzi a disposizione di chi deve indagare vengono soppressi.
      Questo è un dato, non è un’idea, non ha colori, non ha fini, retroscena.
      Il magistrato autore del libro “IL Gotha di Cosa Nostra” Piergiorgio Morosini, durante la presentazione a Marsala ebbe a dire, tra le numerose cose interessanti, una realtà agghiacciante: “… Cosa Nostra è meritocratica mentre lo Stato non lo è”. Questo per dimostrare l’attaccamento e il radicamento ad una associazione criminale da parte delle persone.
      Un “picciotto” che fa il “palo” colui che sorveglia i movimenti intorno al luogo dove si sta svolgendo un furto o una rapina, prende 900 euro al mese, molto di più di una giovane che lavora in un negozio, o in un lavoro socialmente utile, sicuramente di più di chi fa il giornalista in questa Provincia.
      Nessuno ha il coraggio di denunciare che in molte redazioni locali, si lavora in nero, e non tutti percepiscono uno stipendio, ci sono giornalisti che non lo prenderanno mai.
      Se vuoi fare causa al finto editore ( ladro) ci servono i testimoni, ovvero, ci vorrebbero i tuoi colleghi che con coraggio civico, che manca loro, venissero in Tribunale a dire la verità, ma non lo fanno per paura e per comodo ma anche per invidia, alimentando la guerra tra poveri.
      C’è una TV alla quale i Comuni, Marsala in testa, fanno arrivare la pubblicità istituzionale, decine di milioni di euro nonostante non sia in regola con la legge.
      Ha il famoso Durc sporco, non paga le tasse e i suoi dipendenti che chiama collaboratori.
      Il proprietario, furbo, per raggirare la legge ha inventato una società collaterale per la raccolta della pubblicità, superano il durc e gli amministratori, complici fanno finta di non capire nulla e continuano ad elargire all’azienda illegale i finanziamenti pubblici.
      Questo è un grave illecito, è il senso vivo dell’illegalità più bieca, il reato viene perpetrato sotto gli occhi di tutti. Dove sono i controlli?
      La mafia è questa, lo afferma anche il giudice Morosini, è quella che non vede l’illegalità del potere, delle amministrazioni, della politica che quando non è collusa è complice del malaffare a partire dai finanziamenti pubblici.
      Non servono le manifestazioni di facciata per abbattere il crimine, servono i fatti, la coerenza, l’onestà morale ed intellettuale. Quella che spesso manca procurando tanti danni, compresa la sfiducia nella legge che non è capace di dare giustizia.


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