La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Pd sempre più giù. Niente analisi e chi non li vota sono populisti o razzisti

    Pubblicato il giugno 25th, 2018 Max Nessun commento

    Paolo Di Marco

    Continua l’onda lunga del default del Pd. Ormai la discesa è diventata inarrestabile, prepotente tanto da sembrare un baratro.

    Nei ballottaggi ha imperversato nella rossa Emilia Romagna e fatto scempio dentro l’altrettanto rossa Toscana. Senza una valida barriera alle prossime elezioni per le percentuali piddine basteranno i prefissi telefonici. La situazione è veramente allarmante perché quando in uno Stato non esiste una opposizione qualificata e autorevole il declino è alle porte e fa il gioco facile alla venuta di un eventuale uomo forte. D’altronde però la debacle non è stata una sorte di fulmine a ciel sereno, è stata la conferma dell’urlo distruttivo delle passate elezioni nazionali e regionali. È stata la conferma dell’insipienza di una classe dirigente che appena visti i risultati ha sbandierato il l’allarme fascismo senza mettere mano agli errori commessi. Ha chiamato gli elettori alla resistenza riandando a riprendere temi tanto cari ai partigiani della seconda guerra mondiale. Insomma è stato chiesto quasi un atto di fede considerato che le proposte non hanno alzato l’asticina. Il risultato è stato ancora più duro con l’elettorato che ha schiacciato sotto un piede tale messaggio. E dire che una trasmissione televisiva di Mediaset “Stasera Italia” aveva fatto intuire bene il sentore. Cameramen e giornalisti si erano recati in Toscana, Scandicci, il collegio che ha eletto con il 40 % Renzi senatore, in una festa dell’Unità. Ebbene nessuno ha negato le proprie origini ma consenso a denti stretti su quanto fatto dal ministro degli Interni Salvini. In Sicilia stessa musica. Il sito on line ilSicilia.it ha proposto per quattro giorni, da mercoledì 20 giugno fino alla mezzanotte di sabato 23 giugno, un sondaggio con una domanda semplice: “Sei favorevole o contrario al censimento dei Rom”. Hanno votato in 14 mila ed hanno stravinto i sì che hanno raccolto ben 12.960 consensi pari al 90,09 per cento. I no si sono fermati a 1.425, per una percentuale del 9,91. E c’è pure da sorridere al commento del segretario del Pd Martina che ha definito il censimento “Aberrante”. Ha dimenticato che nel 2012 tale censimento venne effettuato dalla Regione rossa Emilia Romagna. Lo ha ricordato a tutti il sito Affaritaliani.it che ha pubblicato una locandina di allora. Nell’occasione il Pd romagnolo si vantò perfino del censimento di Rom e Sinti che vivono nei campi e per l’occasione coniò uno slogan: “Far rispettare le regole rispettando le diverse culture”.

    Se lo afferma Salvini è uno slogan razzista e fascista, se lo scrivono nell’Emilia rossa tutto è a posto. Oltre a questa mancanza di contenuti credo che il Pd paghi un buonismo alla melassa che ha determinato l’annullamento di tutte le regole. In Italia vige la norma del pugno duro solo per il Fisco nell’incassare le tasse dopo il cittadino non ha nessuna garanzia. Il Far West è a casa nostra dove chi si difende è indicato come un assassino e razzista. Le lobby dominano ogni decisione e il Pd si è fatto garante di questo stato di cose non dimenticandosi di inginocchiarsi davanti i forti di Europa. Un buonismo esasperante e incomprensibile voluto solo per dare il via libera a mille interessi nascosti. Una confusione creata ad arte dove ogni cosa è possibile e dove è difficile essere bloccati nelle maglie della giustizia. Tutto vale naturalmente per chi è portatore di interessi forti, i poveri cristi invece obbligati a pagare la sanzione più dura. Ed è stata una rivoluzione nelle urne. Senza scomodarci ad allungare lo sguardo verso altre realtà, analizzando la svolta renziana del Pd ennese si capiscono tante cose. In provincia esisteva un partito fra i più forti d’Italia, l’isola rossa della Sicilia guidata da “quell’impresentabile” che risponde al nome di Mirello Crisafulli. L’accusa dei renziani semplice “non è un partito, non c’è democrazia e una cosa crisafulliana piena di clientele e dove si gestisce l’azione politica senza trasparenza”. Il nuovo corso, quindi, s’impone. Una scusa qualunque ed Enna viene commissariata con a capo l’onorevole, oggi ex, Ernesto Carbone naturalmente renziano doc. Ha tanto a cuore la democrazia e la partecipazione attiva alla vita del partito che in 3 anni praticamente non ha neppure messo piede ad Enna. Nel corso dei primi due anni seguivo la politica provinciale per il Giornale di Sicilia senza aver mai avuto l’opportunità di incontrare il commissario Carbone. Non avendo avuto il piacere di dialogare con lui gli scrissi una lettera aperta sui social, indirizzata nei fatti anche al responsabile provinciale dei Renziani Angelo Argento. Sono stato fortunato a metà perché tra condivisioni e indirizzamenti vari tale nota arrivò ad Argento che mi rispose mentre Carbone evidentemente non ha mai avuto l’opportunità di leggere il mio scritto. Me ne sono fatto una ragione e sono andato avanti. Riguardo la gestione del partito ogni attività dal commissariamento in poi è stata letteralmente massacrata con sedi chiuse e con consiglieri comunali e dirigenti senza riferimento alcuno. Nessuna assemblea se non quelle autoconvocate da chi non ci stava. Un’assenza fortissima dalla scena politica ma anche da quella sociale e istituzionale. Ancora oggi non si capisce bene se il Pd voluto da Renzi ad Enna, a sua immagine e somiglianza, c’è o non c’è. Di certo ha distrutto una macchina che funzionava perfettamente ma che per gli amici dell’ex segretario nazionale era illegale, fuori norma. L’hanno presa in mano loro, ma invece di metterla a norma, democrazia, trasparenza e impegno sociale, l’hanno portata nello sfasciacarrozze. La rottamazione tanto cara a Renzi è stata conseguita. A questo punto mi piace segnalare che l’unico risultato elettorale degno di essere sottolineato riguarda le elezioni regionali con Luisa Lantieri rieletta all’Ars e vedi caso sostenuta da “quell’impresentabile” di Crisafulli. Onore però anche al renziano Mario Alloro che essendo uno dei pochi veramente presenti sul territorio, pur non essendo stato eletto, ha registrato un risultato che ha del miracoloso. Il nuovo corso del Pd provinciale è riuscito pure nell’impresa di triturare alle passate elezioni nazionali il sindaco di Troina Fabio Venezia al quale si possono solo fare i complimenti per l’impegno politico ed istituzionale. E per finire il Pd nell’ultimo mese si è sforzato ma è riuscito nell’impresa di perdere pure il Comune di Piazza Armerina. Complessivamente sembra un partito che ha smarrito l’anima e che si dibatte per ridurre al minimo la sconfitta. Impantanato nelle sabbie mobili più grida e si agita e più scende giù. Deve ripartire da una serie analisi con la base e con un progetto identitario ben definito senza lasciarsi prendere dalla voglia poco concludente di rincorrere avversari tramutati in nemici. La debacle piddina non mi ha sorpreso e se a Roma, come a Palermo o a Enna andranno avanti così continuerà a non sorprendermi.

    Lascia un commento