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  • Parco urbano o parcheggio? Tranquilli finirà come al solito con un niente di fatto

    Pubblicato il Mar 10th, 2018 Max Nessun commento

    Paolo Di Marco

    Leggo stamattina in rete su un post del caro amico Peppe Amato che nell’area del Parco urbano di Enna bassa potrebbe essere “infiltrata” una variante che prevede la realizzazione di un grande parcheggio.

    E già le prese di posizione e le chiamate alle armi non si contano. Da giornalista e per il Gds ho seguito la nascita del progetto del Parco urbano di Enna bassa che di fatto si contrappose alla realizzazione di un bellissimo palasport, basta riguardare il progetto rimasto sulla carta. In quell’occasione, ma come sempre, noi ennesi siamo stati così bravi a dividerci che sulla querelle Parco/Palasport riuscimmo a perdere tutto. Oggi dopo circa trent’anni non abbiamo palasport, non abbiamo parco urbano e non abbiamo il Campus universitario progettato dall’università Kore con una promessa di finanziamento dall’Inail. Quando tale finanziamento venne revocato molti ennesi tirarono un sospiro di sollievo altri perfino gioirono. Era orribile, qualcuno voleva creare una struttura veramente grande e magnifica per la città, quindi doveva essere annientata. In appresso ancora altri pensarono ad una scala mobile per unire la parte alta e quella bassa della città, per la verità di tale progetto non sono mai stato arciconvinto. Ho apprezzato, questo si, la voglia di risolvere un problema anche fattivamente. Toccava, se contrari, ad altri mettere sul tavolo proposte alternative. Per questa scommessa era pronto un finanziamento di 30 milioni di euro del settore pubblico sommati ad interventi di privati. Ebbene una parte degli ennesi si contrappose con grande impeto e ardore dimenticandosi però di attrezzarsi con un progetto alternativo tecnicamente realizzabile, e non di una semplice idea messa nero su bianco su un tavolo di un bar. L’allora governatore siciliano Raffaele Lombardo prese la palla al balzo cancellò la somma per Enna, 30 milioni di euro e non quisquiglie, con la promessa che la stessa sarebbe stata investita su altre opere. Nessuno ha avuto più notizie di quei soldi. Alcuni, ma erano le solite linguacce lunghe e malfidate, hanno perfino sostenuto che i 30 milioni di euro la Regione li avrebbe spostati sul finanziamento di una fiction……………….. Adesso mi pioveranno addosso tutte le critiche del mondo ma ci sono abituato e da buon siciliano ho imparato a mettere in conto “unni mi chiove mi sciddrica”. Negli anni la classe politica dirigente, non perfettamente innamorata della realtà Ennese ha ammazzato il teatro più vicino alle stelle che faceva economia, l’autodromo di Pergusa che faceva comunicazione ed economia, la miniera di Pasquasia, l’intera area di Pergusa con la sua vocazione turistico-sportiva, e sbriciolato un reticolo di industriette. Queste menti eccelse hanno messo su l’Asi dove in tanti hanno fatto bottino con aziende pronte a mettere nella borsa i profitti erogati con grande cuore da normative regionali, nazionali ed europee e poi scappare. Oggi l’area industriale di Dittaino è ciò che sarà Enna fra venti-trent’anni, il deserto. E che mi dite della zona artigianale che per nascere ha avuto bisogno di 40 anni e per essere realizzata compiutamente non si sa, il cantiere è ancora aperto. Il vertice dell’intellighenzia politica provinciale non si è fermato qui. Si è vantato di essere stato il primo in Sicilia a realizzare l’Ato rifiuti e l’Ato idrico. Un vanto avere costruito e perpetrato nel tempo due disastri che pesano ogni giorno nelle tasche degli ennesi. Due micidiali carrozzoni che hanno impoverito e gettato nel caos tutto il territorio provinciale. Chi decise in quegli anni di voltare pagina, scelta di per sé legittima, aveva l’assoluto dovere di progettare e mettere su campo una nuova economia da sostituire alla prima che già di per sè non e che si fosse dimostrata eccellente. E invece siamo riusciti a perdere tutto, perfino la centralità geografica a favore di Caltanissetta. Enna non produce nulla e non progetta nulla se non l’emigrazione dei propri figli. Siamo una generazione maledetta, tanti sacrifici per far crescere, studiare e tentare di dare un avvenire dignitoso ai nostri ragazzi. Oggi tiriamo le somme e ci ritroviamo davanti ad un computer con la carta di credito in mano per pagare un biglietto di volo, solo andata, per quei figli destinati a dimenticare le proprie radici. Non scelgono, sono obbligati ad andare via. Non possono lavorare ad Enna.

    Una parte del Parco Urbano nel progetto

    Dimenticavo il Parco urbano. Credo che non verrà alla luce se non qualche piccola struttura che scarsamente gli assomiglierà, ma non nascerà neppure il già accusato parcheggio, perchè noi ennesi siamo bravi a dividerci per costruire il nulla. In fin dei conti non è la fine del mondo, a cosa serve un Parco urbano in un territorio desertificato?

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