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  • Pannicelli caldi per l’ex Provincia regionale di Enna

    Pubblicato il Settembre 7th, 2016 Max Nessun commento

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    di Massimo Greco

    Lo abbiamo detto e scritto, forse a costo di apparire ripetitivi e noiosi. Il problema che oggi avvertono sulla propria pelle alcuni liberi Consorzi Comunali e tra questi quelli più piccoli come quello di Enna, è strutturale e concerne la sostenibilità istituzionale dei nuovi enti intermedi. La Regione Sicilia è l’unica a non avere adeguato la rispettiva riforma ai principi ordinamentali e finanziari contenuti nella legge statale Delrio. Ma l’aspetto che contribuisce ad ingarbugliare la questione è la mancata impugnativa di quelle parti della riforma siciliana che certamente più delle altre configuravano palesi violazioni di principi costituzionali. E tra questi l’evidente assenza di adeguata copertura finanziaria non solo per le funzioni amministrative ereditate dalla l.r. n. 9/86 ma, soprattutto, per quelle di nuova attribuzione. Mentre la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è limitata ad impugnare di disposizioni decisamente secondarie, nei Palazzi è passata la convinzione che la riforma andasse bene e che Roma non aveva più alibi per mantenere quei trasferimenti finanziari che nel tempo aveva assicurato alle Province regionali. Niente di più sbagliato, perchè lo Stato, avendo deciso di sbarazzarsi definitivamente delle Province, ha determinato lo svuotamento progressivo delle stesse assicurando i livelli occupazionali attraverso l’istituto della mobilità verso Comuni e Regioni. E poiché risorse umane, risorse finanziarie e funzioni amministrative sono tre facce del medesimo triangolo, era ovvio che lo Stato attivasse il prelievo forzoso nei confronti di Province che, in forza della riforma Delrio, non assicuravano più i servizi e le funzioni precedenti. Rispetto a questo contesto che, non privo di difficoltà attuative, ha una sua coerenza istituzionale, la Regione Sicilia si è trovata spiazzata per non essere stata in grado di sostenere finanziariamente il suo capriccio istituzionale di andare in direzione opposta rispetto alla riforma Delrio: mantenimento e potenziamento dell’ente intermedio.

    Orbene, bisogna far capire ai nostri rappresentanti regionali che affrontare con pannicelli caldi il problema contingente per assicurare il pagamento degli stipendi al personale dipendente, senza porsi il problema della sostenibilità istituzionale del nuovo ente intermedio così arditamente configurato dal legislatore siciliano, serve solo ad allungare l’agonia e ad alimentare il sospetto che nei Palazzi dei Normanni si ”brancola nel buio più totale”.

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