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  • Ospedale Umberto I°, l’alta tensione regna sovrana e gli ammalati………..soffrono

    Pubblicato il febbraio 15th, 2018 Max Nessun commento

    Enna, ospedale Umberto I°

    Paolo Di Marco

    Altro che serenità e giusto ambiente per dare risposte a chi sta male. Chi si avvicina oggi all’Ospedale Umberto primo trova un ambiente incandescente di tutti contro tutti che non rassicura di certo chi sta male.

    Oggi il vecchio detto “speriamo di non aver bisogno” è tremendamente di moda. E chi fa il cronista non può mettere piede nella struttura sanitaria perchè viene letteralmente investito da lamentele che non sono quelle degli assistiti, che rientrano quasi nella normalità, ma sono quelle di medici, infermieri e amministrativi. Insomma è la macchina che critica se stessa e lo fa senza risparmiarsi. E così si viene a sapere che saltano sedute in sala operatoria solo perchè le unità vengono inviate in altri ospedali dove il carico di lavoro è almeno dieci volte inferiore di Enna. Per non parlare del Pronto soccorso dove capita sempre più spesso che un medico e due infermieri devono assistere oltre 40 malati. Condizioni incredibili per lavorare e poi scappa l’errore e a pagare sono gli assistiti. Senza considerare poi le continue critiche dei sindacati al vertice dell’Asp che la dicono lunga sul clima di tensione che si registra in atto. Ma al di là dell’episodio particolare c’è una frase che sta nella bocca di tutti sembra quasi un passaparola: “La distruzione totale è vicina”. Se ne rendono conto i sanitari, se ne rendono conto gli amministrativi e loro malgrado se ne rendono conto i pazienti. E dire che non sarebbe complicato ridimensionare alcuni disservizi con più organizzazione e meno accondiscenza. Un esempio per tutti il Cup che si ritrova ogni mattina e pomeriggio file considerevoli da gestire. Basterebbe semplicemente rinforzare l’organico con personale già presente. Vale l’esempio di oggi pomeriggio con attese di oltre un ora e mezza per prenotare un esame perchè allo sportello era presente una sola addetta. E non vogliamo entrare nella discussione del fallimento della privatizzazione del servizio che non ci compete se ne sta occupando la Magistratura, ma a frittata fatta si sarebbe potuto fare fronte con una gestione emergenziale, tutta improntata sul servizio senza guardare in faccia a nessuno. E invece, si ha notizia, che chi sta allo sportello, poche unità, sta malvolentieri per lo stress e quindi il rapporto con l’utenza non è dei migliori. Durante l’attesa siamo stati informati da parecchie persone che al numero verde del Cup non risponde mai nessuno ma nella sala in bell’evidenza c’è il numero a cui rivolgersi. Sembra una presa in giro. E chi non può recarsi all’Ospedale che fa? Ma anche chi lo può fare è costretto a sacrificare un giorno di lavoro per un esame. Di pomeriggio va meglio con l’attesa al Cup che varia da un’ora e mezza a due, ma di mattina è senz’altro peggio. Qualche reduce degli orari mattutini parlava di una fila con oltre cento attese. Magari ci avrà guadagnato qualcosina ma di persone che giuravano su lunghissime file di attesa erano tante. Quindi se non è tutto vero buona parte lo è. Oggi pomeriggio poi la classica cilegina. Prima della fine dell’orario di sportello si avvicina un medico in camice bianco che chiede all’addetta il perchè i numeri di prenotazione erano stati già tolti. Battibecco duro con un bel po’ di persone che attendevano il turno sbigottiti. E il medico che si è lasciato andare ad alta voce un commento pesantissimo: “Voi amministrativi non volete lavorare come invece facciamo noi sanitari che allunghiamo il nostro orario e molte volte senza essere pagati”. Da capire anche l’addetta. Se avesse lasciato i bigliettini praticamente la fila non si sarebbe conclusa mai se non a tarda sera. E invece l’orario recita 15,00-17,00. Ma al di là dell’episodio che la dice lunga sul clima che si respira all’Umberto primo di Enna c’è da registrare una macchina che va a rilento e secondo molti ma molti sanitari tira dritta verso l’autodistruzione. Un mio amico presente come me nella sala del Cup in attesa di poter prenotare un esame ha commentato con l’amaro in bocca: “E poi ci chiedono perchè andiamo via per curarci? C’è da rabbrividire solo a mettere piede qua dentro per il clima di tensione che esiste”. Evidentemente è necessario un surplus d’impegno per chi gestisce la sanità in provincia. Non c’è voglia di sbattere il mostro in prima pagina ma le cose vanno davvero male e i primi a sottolinearlo sono proprio i medici dell’Umberto primo. Questa la cronaca a chi legge il commento.

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