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  • Non ci resta che sognare

    Pubblicato il marzo 9th, 2008 Max 2 commenti

    di Silvana Iannotta
    Sarebbe meglio tacere durante l’ennesima campagna elettorale in cui, da un lato, i partiti cercano di sperimentare un nuovo look esteticamente soddisfacente, ma sostanzialmente vecchio e, dall’altro, gli elettori stufi e scoraggiati non vogliono più saperne. Tranne i pochi, rispetto ai milioni d’italiani, che confluiranno nelle liste decise dall’alto e già eletti, tutti gli altri rimarranno ancora una volta a guardare, traditi e privati della possibilità di scegliere. Ma a che serve criticare questa legge elettorale se è l’intero sistema che non funziona? Se si continuano a votare persone che hanno trasformato la politica in una lobbie affaristica e clientelare? Il Paese sta morendo, ma gli affari non si fermano. E mentre la gente comune grida disperata che non ce la fa più a tirare avanti, la casta si preoccupa di mostrare numeri a cui nessuno crede. Se qualcuno si vanta del risanamento dei conti pubblici, dimentica di sottolineare che è stato grazie ad decisivo aumento delle entrate e non, come promesso, ad una razionale diminuzione della spesa corrente che risulta in accelerazione e in crescita del 4,5 per cento. Facile accumulare un “tesoretto” con una pressione fiscale al 43,3 per cento del Pil e con un recupero dell’evasione fiscale che per adesso riguarda solo attori, artisti, sportivi dai compensi milionari, ai quali in virtù delle loro benemerenze(!) si applicano sostanziosi sconti (cosa c’è di diverso dagli scandalosi precedenti condoni?). Ma a chi non può pagare più il mutuo verrà riservato lo stesso trattamento? Difficile da credere, visto che la casta della politica ha siglato un bel cartello con la casta della finanza.

    A che serve indignarsi per gli scandali, la corruzione e il nepotismo della classe che ci governa, se, poi, “il così fan tutti” diventa alibi collettivo, garantito anche da una giustizia che non funziona? E l’invocare la questione morale è servito ad autorizzare una strategica manovra di distrazione che dalla qualità dei candidati si è spostata sul loro essere pro o contro l’aborto. Ma si crede veramente che il popolo italiano sia scemo e non capisca la differenza tra l’etica nella politica e la libertà di coscienza? Si vorrebbe tornare indietro e rinegoziare i diritti individuali, quelli che costituiscono la dignità della persona? Che lo facciano pure. Perderanno come hanno perso con il referendum.


    Noi vorremmo solo che la politica si occupasse dei problemi più urgenti per questo paese: la sicurezza, la recessione economica, l’imbarbarimento dei rapporti sociali, la giustizia e la scuola. Già, la scuola! E chi ne parla?

    Continuare a ripetere che il grado di civiltà di uno Stato si misura dall’importanza che si dà alla qualità della formazione dei giovani e dalla celerità con cui si risponde al senso di giustizia del singolo cittadino appare inutile, data la sordità dei destinatari dell’appello.

    Vorremmo la politica, la sanità, la giustizia, la scuola a servizio dei cittadini perché è il fine per cui sono nate. Vorremmo una classe imprenditoriale libera dalle collusioni e dalla pervasività della politica, ma attenta al benessere di chi lavora. Vorremmo Enti locali efficienti e capaci di tutelare i cittadini e vorremmo cittadini responsabili e civili. Vorremmo che fossero liquidati tutti gli Enti inutili (comprese le Province), tutti i carrozzoni che servono solo a sistemare parenti ed amici, tutte le società miste che hanno complottato ai danni degli utenti. Vorremmo che i partiti si finanziassero le campagne elettorali con proprie risorse, così la tanto attesa semplificazione nell’agone politico si determinerebbe automaticamente. Vorremmo che i parlamentari, i giudici, i manager, gli assessori, i consiglieri e i dirigenti ricevessero compensi rapportati alla loro produttività. Vorremmo che il merito e non l’appartenenza fosse il criterio per scegliere le persone che ricoprono posti di responsabilità. Vorremmo un’informazione libera e a tutela dei diritti. Vorremmo pieno rispetto per il denaro pubblico e una redistribuzione più equa. Vorremmo un governo che avesse il coraggio di prendere decisioni, anche se impopolari, purché i problemi siano risolti e tutelato l’interesse collettivo. Vorremmo … ma non possiamo! Perché ci è stata tolta la sovranità e uccisa la democrazia! Forse era solo un’utopia come quella della Repubblica platonica in cui chi si candidava a governare doveva avere indubbie qualità e non possedere beni propri! Che bello! Non ci resta che continuare a sognare (piangere non serve) anche perché non costa e dati i tempi è già qualcosa. Ma possiamo anche rendere prezioso il nostro voto: diamolo soltanto e se ne vale la pena!

     

    2 responses to “Non ci resta che sognare” Icona RSS

    • Condivido pienamente quanto scritto dalla Signora Silvana Iannotta, specialmente quando dice che noi cittadini vorremmo che la politica si occupasse dei problemi più urgenti per questo paese: la sicurezza, la recessione economica, l’imbarbarimento dei rapporti sociali, LA GIUSTIZIA e la scuola. Ma a proposito di giustizia, non le sembra che la classe politica non essendo stata capace, in questo campo, di riformare tutto il sistema giudiziario, abbia dato la sensazione di incapacità o peggio di paura dalla CASTA DEI GIUDICI?
      In tanti hanno parlato di Casta, riferendosi a quella categoria di uomini che della politica ne hanno fatto mestiere. Pochi si soffermano a considerare l’altra “Casta” anche essa discutibile quanto quella dei politici, ed è quella dei Giudici o dei MAGISTRATI (come amano farsi chiamare) quei signori che, protetti da una corporazione che li sostiene e difende oltre ogni ragionevole motivazione, gode di privilegi non comuni ai mortali esseri umani: stipendi di tutto rispetto; tanto è vero che i parlamentari aumentano i loro, in conseguenza di quelli dei magistrati. Qualcuno sostiene che debbano essere pagati molto bene per evitare loro qualsiasi tentazione di corruttela(!) . . . . Ma un dipendente dello stato, così abbondantemente retribuito, non dovrebbe produrre un lavoro altrettanto munifico di risultati? Assistiamo invece a notizie che fanno rabbrividire; ad esempio: un pericoloso mafioso viene messo in libertà sol perché a sei anni dalla sua carcerazione non è ancora stata depositata la sentenza di condanna. . . . e così per il pedofilo di Agrigento e per tanti altri casi di cui nessuno parla e nessuno ne paga le conseguenze. La loro difesa è quella di non avere “MEZZI” sufficienti per lavorare….. come se per scrivere una sentenza chissà quali mezzi occorrano. La carta? Il PC e la stampante? Ma siamo seri, chiunque (in altri tempi) li avrebbe approntati di persona, magari portandosi a casa il lavoro per eseguirlo con mezzi propri.
      (ma quelli erano altri tempi direte voi). E’ vero.
      Ed è vero anche che in una qualsiasi impresa privata, un dirigente tanto inefficiente sarebbe stato mandato a casa in malo modo. I magistrati non solo non pagano, (meriterebbero solo di andare a lavorare la terra),ma guai a criticarli! E se proprio dovesse andar male, state sicuri, diventeranno parlamentari (con lo stesso merito finanziario e forse qualcosa in più). Ma come si può andare a votare quando in lista si trovano poi certi personaggi di cui dovremmo vergognarci? (per prudenza non faccio nomi). . . .per me non vale la pena perdere tempo ai seggi;meglio una gita fuori porta.

    • da un BLOG amico: SUL CASO PAPPALARDI……. Che cavolo quanto è sconclusionata questa GIUSTIZIA, non hanno i soldi per le fotocopie ma spendono miliardi per spiare piccole soubrette (magari per portarsene qualcuna a letto) e calunniare i Savoia, spendono milioni di euro per perizie di ogni genere affidate senza nessun criterio ma solo per scelta personale (lo facesse un amministratore pubblico andrebbe in galera). Partono in quarta con le loro certezze ma anche davanti al muro di una realtà tangibile e diversa dal loro teorema che fanno???? Continuano ad ingranare la quarta!! Perchè??? Ma perchè nessuno li ha forniti della retromarcia. In questo caso la retromarcia è la perseguibilità del magistrato che sbaglia (sapendo di sbagliare). SI . . . .


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