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  • “No ad una improvvisata macelleria istituzionale”

    Pubblicato il Ago 13th, 2011 Max 1 commento

    di Massimo Greco
    La soppressione delle Province sulla base dei soli criteri quantitativi individuati dal Governo è la dimostrazione di un modo di promuovere politiche pubbliche sull’onda emozionale. Numerosi sono infatti le contraddizioni contenute in siffatta ipotesi di taglio istituzionale. Intanto sotto l’aspetto metodologico l’architettura istituzionale non si improvvisa ma va studiata in un ragionamento organico soprattutto nel contesto del Federalismo fiscale già avviato attraverso l’adozione di diversi decreti attuativi.

    Inoltre, un taglio generalizzato delle Province, in disparte ogni considerazione sui modesti risparmi preventivati, non tiene conto dei principi di differenziazione, adeguatezza e sussidiarietà contenuti nella Costituzione. In tale contesto è verosimile la violazione anche del principio di autonomia e valorizzazione delle autonomie locali, anch’esso presente in Costituzione.

    C’è una sottovalutazione complessiva del ruolo delle Istituzioni pubbliche e probabilmente anche un deficit culturale sotto il profilo del senso dello Stato. Si rischia di fare lo stesso errore che è stato fatto nel 2000 allorquando il Parlamento decise di in fretta e furia di modificare il Titolo V° della Costituzione, creando un permanente corto-circuito tra Stato e Regione nell’esercizio di competenze legislative in materie concorrenti. Sarebbe stato più opportuno scongelare il Codice delle Autonomie Locali rimasto imbrigliato nelle aule del Parlamento, all’interno del quale sono previsti criteri molto più pertinenti per affrontare la razionalizzazione degli Enti locali.


    Adesso, la Regione Siciliana, che in materia di enti locali vanta una competenza esclusiva, ha l’opportunità di volare alto, dimostrando di poter e voler fare quello che lo Stato non ha voluto e saputo fare. Ma per fare questo occorre mettere da parte le questioni personali tra il Presidente Lombardo e il Presidente dell’UPI Castiglione che ai siciliani non interessano certamente.

    Mi auguro che l’ARS, che opportunamente ha sospeso il DDL sulla riforma delle ASI, affronti complessivamente la questione istituzionale in Sicilia attraverso l’adozione di un Codice delle autonomie siciliane in cui, dopo avere fatto chiarezza sul ruolo che la Regione vuole continuare a recitare (legislativo o amministrativo?), si metta ordine nell’attuale macedonia istituzionale, a partire dalle Autorità d’ambito per la gestione dei servizi idrici e rifiuti, dalle AA.SS.II., dagli Istituti Autonomi Case Popolari, dai Servizi Turistici Provinciali, dai Consorzi di Bonifica, dalle Aree Metropolitane ancora oggi non istituite, dai Comuni minori, dalle Circoscrizioni comunali.         

    Nel contesto di una seria riforma istituzionale che passa attraverso questo percorso la Provincia di Enna non farà mancare il proprio sostegno. In assenza di tale metodologia di lavoro appare evidente che l’ipotesi di soppressione della Provincia di Enna verrebbe vista come il colpo mortale ad un territorio già agonizzante per le note e croniche patologie di cui soffre da tanti anni.

     

    1 responses to ““No ad una improvvisata macelleria istituzionale”” Icona RSS

    • Le province si potrebbero abolire tutte, pensando ad un risparmio consistente, e non solo alcune, e specialmente le più piccole, che peraltro sono le meno spendaccione, ed offrono in proporziione più servizi ai cittadini, rispetto alle più grandi, però meditando bene con che cosa sostituirle. Perché se si sopprimono, e poi si creano altrettanti enti o consorzi per la gestione delle funzioni da esse esercitare, non si dà certo un buon esempio di economia, e per giunta si aggrava di spese la finanza pubblica. Prima bisogna avere le idee chiare in testa, poi legiferare in materia, con tutti i passaggi previsti per le leggi costituzionali, giacché ci sarà da modificare gli artt. 114 e 133 Cost, e solo allora sopprimerle, se no è meglio lasciar perdere e mantenere le cose come stanno. Anche perché, diciamocela tutta, i comuni, e soprattutto quelli picoli, e non intendo necessariamente quelli con meno di mille abitanti, non sono in grado di svolgere attività complesse sovracomunali. Se poi pensate, che io scrivo da Fermo, ciittadina bimillanaria delle Marche e storica delegazione di prima classe dello Stato Pontificio, per altri mille, e neoprovincia scorporata da Ascoli Piceno, costituita con legge statale, dopo doppio passaggio parlamentare in Camera e Senato, solo nel 2004, ed è andata in funzione od a regime appena due anni fa, nel 2009, proprio grazie al vaglio di questa maggioranza politica nazionale, Berlusconi-Calderoli, il quale ultimo diresse personalmente i lavori a Palazzo Madama, all’atto dell’approvazione finale della provincia di Fermo, comprenderete quali scherzi fa la miopia e la malafede, o peggio ancora la sceleratezza e/o la schizofrenia politica dei nostri rappresentanti in Parlamento. Ma da chi siamo governati! Benedetto il Signore, con costi per istituirla, ed ora che fila bene, altrettante spese per disfarla, il tutto in pochisismi anni. Boh!


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