La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Nel Giorno della Memoria è giusto ricordare

    Pubblicato il Gennaio 26th, 2018 Max Nessun commento

    Il giorno 27 gennaio è il Giorno della Memoria dedicata alle vittime della ferocia dei nazi-fascisti, degli eventi in ricordo della Shoah.

    Sono passati 80 anni dall’emanazione nel 1938 delle leggi razziali in Italia. Due ennesi furono coinvolti nei campi di concentramento e per fortuna ritornarono vivi nelle proprie famiglie: il soldato Francesco Paolo Alvano, classe 1921 e il Sotto Tenente Angelo Tranchida, classe 1919. Il primo citato nel libro russo “Non bisogna perdonare” di Mikhailov e V. Romanoski, liberato assieme ad altri prigionieri dai partigiani sovietici il 7 luglio 1949, fatto prigioniero il 5-12-1943, fu internato a Minski, con altri circa 3.500 soldati nel lager n. 352. Racconta: “…l’intero territorio era circondato da due file di reticolato di filo spinato, alto da due a tre metri. Lungo i reticolati c’erano delle torri di guardia muniti da riflettori… I prigionieri stavano in baracche di legno e rimesse semi scadenti… Nelle baracche non esisteva il riscaldamento e nemmeno il pavimento era di tavole ma era di terra battuta… regnava la sporcizia, un puzzo e una oscurità terribile… Gli uomini che da mesi non si lavavano, mangiavano pidocchi… Mancava l’acqua e per smorzare la sete raccoglievano la neve frammista al fango… I prigionieri venivano picchiati sistematicamente e torturati… e spesso costringevano a compiere questa infame punizione, pena la loro vita, agli stessi detenuti: il loro passatempo preferito era il “tiro a bersaglio mobile”…”.

    L’altro era Angelo Tranchida internato n. 30.300 campo di concentramento Ollag 83. Il Sotto Tenente Tranchida da “lnterniertnpost corrispondenza degli internati di guerra”, scriveva alla famiglia, fra l’altro diceva : “…preso prigioniero da un reparto tedesco nell’aeroporto di Amterien (Lione) ove prestavo servizio con i miei soldati il 9-9-1943, poi portato in Germania (Wietzendorf)… L’umiliazione di vedermi disarmato da un alleato in poche ore divenuto avversario… Ho sofferto la fame: non una volta ho potuto saziarmi, non dico di pane nero, ma nemmeno di rape… Ho sofferto umiliazione e disagi di ogni genere… Tutto questo l’ho sofferto con la massima serenità e tenendo sempre presente un principio a me molto caro: non venire mai meno alla dignità di uomo e di Ufficiale Italiano, non disonorare mai quanto di più sacro ci possa essere per me e per voi…”.

    In occasione del 70′ anniversario, 2016, della Fondazione della Repubblica Italiana, in quella celebrazione furono consegnate dal Prefetto di Enna, Maria Rita Leonardi, due medaglie d’oro ai famigliari dei due “internati”, per Paolo Alvano alla moglie Lina Giovanna Termine, per Angelo Tranchida al fratello Dante.

    Per iniziativa di Gaetano Vicari, presidente del Comitato promotore per i diritti dei cittadini, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo aver ottenuta la necessaria documentazione, concesse le medaglie .

    Lascia un commento