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  • “Molto bravo e portentoso”

    Pubblicato il dicembre 5th, 2007 Max 2 commenti

    Totò Riina
    in merito al personaggio del Capo dei Capi interpretato nella fiction da Claudio Gioè.

     

    2 responses to ““Molto bravo e portentoso”” Icona RSS

    • Una mini-serie come “Il Capo Dei Capi” (cioè l’ascesa criminale dei Corleonesi) che non assume mai il punto di vista del suo protagonista cioè del “Boss dei Boss”, che non ne condivida l’umanità e le ambizioni criminali,r ischierebbe di risultare scialba e insignificante…al tempo stesso una fiction che si immedesimi troppo con i piani delittuosi di Riina o con i turbamenti e le paure del Boss presterebbe il destro alle accuse di “pericolo emulazione”..e questo è il problema sostanziale e non teorico che lo sceneggiatore come lo stesso regista hanno dovuto affrontare..ed è quello stesso paradosso che si ripresenta puntualmente quando si vuole portare in scena la biografia di un criminale…basti pensare a “Max” di Menno Meyjes dove Hitler non viene visto semplicemente come il “pazzo fuorioso”..una persona instabile o il “superuomo imperiale”..si parla di un Hitler artista,del mediocre pittore rifiutato dall’Accademia di Vienna che tenta la personale rivalsa in ambito politico…è un Hitler dal volto umano…In Italia si griderebbe “è un film giustificazionista ..in realtà fu apprezzato il taglio originale dell’ennesimo tentativo cinematografico che andava ad analizzare la figura del Fuhreer sfruttando un angolo visuale inedito,fuori dalle righe..si disse allora..e parliamo se non erro del 2002….che “per capire il “mostro” Hitler devi innanzitutto accettare che ha avuto un volto umano”..per converso,le critiche mosse al fim, ricordavano invece che “Hitler è un caso psicologico interessante ma la psicoanalisi non ha valore senza contesto storico”..”Il Capo dei Capi” ha dato prova invece che “psicoanalisi” e “contesto storico” possono anche coabitare pacificamente…perchè in questa mini-serie non mancano ne i tratti umani del protagonista( che dimostrano come la Mafia usa,abusa ed esaspera i valori tradizionali e comportamenti tipicamente siciliani) e ne i fatti storici..e per la prima volta qui si fanno i nomi e cognomi…non si parla in generale dei “politici a Roma”…e non era mai successo prima (sarà per questo che i parlamentari sprecano tanto fiato per contestarla?? Vedi Mastellla…e come dimenticare il caro Casini)..è la storia basata sulla cronaca,sugli atti processuali…ha detto bene Monteleone..”qui per la prima volta si guarda in faccia il male”..dove per male non si intendono solo i delitti eccellenti,le guerre di mafia,le sparizioni misteriose…ma anche e soprattutto i politici corrotti che ancora oggi come ricordava Rita Dalla Chiesa hanno la loro bella poltrona in parlamento.. la mafia sopravvive perchè entra nei palazzi della politica, infila le talpe in procura e in polizia…e questo dalla fiction è emerso forte! O sbaglio?

    • I pericoli delle fiction –
      Siamo tutti venuti al mondo nel contesto culturale postmoderno – un’epoca in cui per le nostre esistenze non è disponibile un quadro di riferimento tradizionale in campo morale, etico, filosofico e spirituale. Di fatto, noi siamo entrati in scena quando si stava consumando il rigetto delle vecchie strutture. E, in larga misura, noi ci siamo liberati da esse, ma finora non abbiamo trovato niente con cui rimpiazzarle. La nostra generazione e le successive hanno sperimentato una libertà così grande – a livello personale, filosofico, politico, religioso – come non era mai accaduto a nessun gruppo di persone in nessun luogo del pianeta. Non ci sono mai state tante persone che abbiano goduto di una tale incredibile libertà di fare esperienza – di pensare quello che vogliono, di fare quello che vogliono e di dire quello che vogliono.

      Ma credo che sia questa la questione cruciale che dobbiamo analizzare: l’essere umano avrebbe dovuto possedere un grado di maturità straordinariamente elevato per poter gestire questo tipo di libertà che molti di noi, invece, hanno ottenuto solo per il fatto di essere nati in una determinata epoca. E siamo in molti a non aver fatto buon uso di quella libertà, proprio perché non avevamo la maturità sufficiente. Viviamo, quindi, in un’epoca incredibile in cui il più numeroso gruppo di individui al più alto livello evolutivo si trova in una fase di transizione. Il vecchio è stato respinto, ma non abbiamo ancora trovato una nuova cornice, un nuovo contesto morale, etico, filosofico e spirituale in cui vivere le nostre vite – un quadro di riferimento, insomma, che ci renda capaci di gestire la libertà che abbiamo ricevuto e che ci aiuti a dare significato alla nostra esperienza.
      Se la verità ultima è al di là del bene e del male, come procedere nel mondo del bene e del male?


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