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  • Massimo Greco: “Le Province attuali sono dei contenitori semi vuoti”

    Pubblicato il febbraio 1st, 2013 Max Nessun commento

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    di Libero

    Sull’annunciata data individuata dal Governatore Crocetta per il rinnovo degli organi di governo delle Province siciliane chiediamo lumi al Presidente del Consiglio Provinciale Massimo Greco 

    Il Presidente Crocetta ha stabilito la data delle elezioni amministrative per il 20 e 21 aprile includendo le Province. Ma lo Stato non aveva dato sei mesi di tempo alle Regioni a Statuto Speciale per adeguarsi?

    A legislazione regionale invariata la individuazione della data per il rinnovo degli organo degli enti locali non poteva non comprendere anche le Province. Questo però non rappresenta un’ipoteca sul mantenimento delle Province in generale e di quella ennese in particolare. L’Assemblea Regionale Siciliana, che ha già calendarizzato i propri lavori d’aula, potrà infatti legiferare sull’annunciato riordino dell’ente intermedio adottando decisioni legislative tali da mettere in discussione tutto. I sei mesi concessi dalla legge statale sono orientativi e non certo vincolanti. Tant’è vero che sono già passati e non è successo nulla. Questo non significa che la Sicilia è come San Marino e potrà continuare a non fare nulla.

    Ma quindi non è scontato che si torna a votare per le Province?

    Sì dovrà obbligatoriamente tornare a votare qualora l’ARS decidesse di non decidere. Viceversa, il procedimento amministrativo del Governo Regionale di indire i comizi elettorali, potrà essere interrotto e revocato da una legge sopravvenuta, cosa peraltro già avvenuta lo scorso anno per le Province di Caltanissetta e Ragusa.

    Cosa bolle in pentola all’ARS?

    Ci sono circa otto disegni di legge in materia che dovranno essere integrati dalla competente Commissione legislativa, delegata a farne un unico disegno di legge. In merito, continuo a sostenere due cose: 1) una seria e funzionale riforma del sistema delle autonomie in Sicilia passa dalla necessaria e propedeutica revisione dello Statuto della Regione Siciliana che, com’è ormai noto a tutti, non prevede enti territoriali di governo dotate di autonomia politica come quelle volute dalla L.r. n. 9/86, ma solamente enti di natura associativa quali sono i liberi consorzi di comuni dotati solo di autonomia amministrativa e finanziaria. Finchè questo non accadrà le attuali Province opereranno con la spada di Damocle della incostituzionalità. 2) le attuali Province regionali sono dei contenitori istituzionali semi vuoti e il loro mantenimento ha senso solo se il legislatore regionale le riempirà delle funzioni amministrative ancora oggi esercitate dagli enti territoriali inutili (ATO idrico e rifiuti, Consorzi di Bonifica, Aree di Sviluppo Industriale, Istituti Autonomi Case Popolari, Consorzi di servizi e di funzioni locali ecc..), dall’Amministrazione Regionale (Servizi Turistici, Formazione Professionale, Servizi per l’impiego ecc…), dall’Amministrazione Statale (funzioni amministrative delle Prefetture e delle Questure non riconducibili alle materie della sicurezza e dell’ordine pubblico).

    Ma se l’ARS non facesse in tempo ad approvare una riforma del settore così complessa?

    Se la volontà è quella di riformare seriamente il sistema si potrebbe approvare una leggina, come quella dello Stato, che blocca il rinnovo degli organi di governo delle Province, attraverso una commissariamento a tempo. Del resto, meglio impegnare qualche mese in più per fare una buona riforma che approvare strafalcioni di leggi sotto la spinta del miope ed apparente contenimento della spesa pubblica.

    da ViviSicilia.it

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