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  • Massimo Greco: “I liberi consorzi di comuni al posto delle Province sono un papocchio istituzionale”

    Pubblicato il settembre 8th, 2011 Max Nessun commento

    Intervista di Tiziana Tavella al Presidente del Consiglio Prov.le Massimo Greco

    Il fronte romano sembra essersi diluito nel percorso costituzionale, rimane aperto quello palermitano? 

    Sì, rimane quello regionale che, peraltro, è quello più insidioso, perché rientra nei poteri del legislatore regionale modificare l’assetto delle autonomie locali. 

    Il Presidente della Regione Lombardo sembra determinato a trasformare le Province regionali in Liberi Consorzi di Comuni.

     E buona parte delle forze politiche che lo sostengono sono della stessa opinione ed è per questo che il pericolo questa volta è dietro la porta. In un periodo in cui si ascoltano le sirene della demagogia e dell’antipolitica non è difficile trovare all’A.R.S. una maggioranza bendata.  

     Perché non è convincente l’ipotesi di creare i Liberi Consorzi di Comuni come prevede lo Statuto siciliano all’art. 15?


     Per almeno 5 motivi: 1) I Liberi Consorzi di Comuni tradizionalmente nascono in quegli Ordinamenti (vedi il caso del Lussemburgo) in cui non è presente il livello intermedio, nel nostro caso il livello intermedio esiste dal 1986; 2) La previsione statutaria dei Liberi Consorzi di Comuni va contestualizzata nel periodo storico in cui è stata concepita. Negli anni ‘46/47 uno dei problemi dei costituenti era quello di riconoscere le autonomie regionali con particolare riferimento a quelle speciali come la Sicilia. La Provincia non esisteva se non in quanto articolazione dello Stato. Dopo 70 anni non ha molto senso interpretare alla lettera lo Statuto siciliano dovendosi, al contrario, promuovere una lettura costituzionalmente orientata ai principi di sistema, primo fra tutti, quello del rispetto e della valorizzazione delle autonomie locali di cui all’art. 5 della Costituzione; 3) Fermo restando la indiscussa prerogativa del legislatore siciliano nel dare un diversa attuazione dell’art. 15 dello Statuto, le normative finanziarie degli ultimi anni mirano ad ottenere l’esatto contrario, cioè ad espungere dall’Ordinamento i Consorzi di funzioni tra Enti locali, proprio per semplificare il pluralismo istituzionale e per impedire il sovrapporsi di competenze e funzioni amministrative; 4) L’esperienza dei Consorzi di Comuni in Sicilia per la gestione associata dei servizi di raccolta dei rifiuti e delle risorse idriche è proprio quella per la quale il medesimo Governo regionale sta contraendo un mutuo di 1 miliardo di euro per ripianarne i relativi debiti. E’ paradossale utilizzare il modello consortile di gestione in cui le decisioni vengono prese dall’assemblea dei Sindaci in presenza di un modello tanto fallimentare quanto eclatante come gli AA.TT.OO.; 5) Eliminare l’elezione diretta degli organi elettivi del livello intermedio, innestando un sistema elettorale di 2° grado, mina alle fondamenta il principio di autonomia politica e partecipazione del cittadino alla governance del sistema pubblico provinciale previsto dall’art. 5 della Costituzione.

     Il Prof. Pitruzzella e il Prof. Armao sostengono però che la Regione Siciliana può spingersi anche oltre rispetto al resto d’Italia nel riformare il sistema delle Autonomie locali.

     A mio parere non c’è nessuna ragione perché gli Enti locali di una Regione speciale come la Sicilia debbano essere trattati come figli di un Dio minore. Né tanto meno alcuna ragione per cui debba sopravvivere solo in Sicilia la supremazia regionale nelle forme del passato, atteso che i principi di sistema dell’autonomia politica, nel loro nucleo essenziale, non possono subire significative alterazioni da Regione a Regione. Basti pensare come sia stata facilmente liquidata dalla Corte Costituzionale la previsione statutaria dell’Alta Corte in Sicilia.

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