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  • Ma quale democrazia!…

    Pubblicato il agosto 22nd, 2012 Max Nessun commento

    di Tony La Rocca
    A volte capita, casualmente, di udire conversazioni tra cittadini che sperano in future consultazioni elettorali che rispecchino sistemi democratici più rappresentativi, quindi, in definitiva, con più volontà popolare.

    Ebbene quale volontà popolare? Forse solo quella, e Dio solo lo sa, volta ad apporre un segno in un simbolo che l’elettore aveva pensato in buona fede secondo una rappresentazione mentale di pura ed onesta coscienza elettorale, ma che di fatto, si traduce successivamente in uno scippo perpetrato a danno della sua speranza, immaginando che ciò che seguirà sarà sempre migliore di ciò che lo ha preceduto? Purtroppo duole esternarlo, ma è questo che ci insegna la storia. Ma torniamo alla “democrazia” quale paradosso fondamentale sperimentato nel XX secolo. Nata, cioè, come democrazia degli individui e delle comunità, come affermazione della dignità della persona, si esaurisce con la riduzione dell’individuo a un essere massificato, anonimo e seriale, schiacciato da poteri per nulla trasparenti (economici, tecnologici, militari); oggi, anche da pratiche scientifiche che coinvolgono il corpo e la vita di ciascuno di noi, sui quali l’individuo e i cittadini non hanno più controllo. La politica si trasforma così, da casa dell’uomo, in un labirinto in cui accadono cose che trascendono l’umana comprensione e l’umano controllo. In questo nuovo stato di natura, in realtà del tutto artificiale, la riconducibilità della politica al logos (quale dialettica costruttiva nella quale l’udire autentico del nostro interlocutore serve per costruire soluzioni che portino beneficio alla collettività), viene meno a causa dello stesso logos fattosi estraneo all’uomo e cede il passo a sterili pratiche ostruzionistiche fabbricanti “macchine del fango” che diffamano quanto di positivo un sano dialogo potrebbe generare. Anche l’intellettuale medio, speranzoso nella possibilità di godere di una democrazia autentica, ne ha dovuto constatare la fine o la grave crisi che, peggiorando quotidianamente, ha finito per colpirne non solo la partecipazione, quanto, il pluralismo sociale, la trasparenza politica, lo spirito civico: tutti elementi imprescindibili per dar luogo ad una democrazia moderna nella sostanza e non solo nel diritto. Così facendo, l’uguaglianza rischia di diventare conformismo e i diritti o degenerano in una tolleranza universale dagli esisti spoliticizzanti o si trasfigurano in privilegi e pretese; le libertà sono diventate servitù volontaria; il pluralismo politico e sociale è mera facciata e il logos pubblico degrada, quando va bene, in vacua chiacchiera strillata, volgare e autolesionista. Insomma, la democrazia sostanzialmente è divenuta mero paravento del potere (politico e tecnico-economico); ha perduto la propria interna e vitale dialetticità. Tutto ciò non è liberale ma autoritario ed il consenso che ne deriva non è spontaneo ma passivo. Questo è ciò di cui siamo stati “nutriti”, illudendoci che esiste sempre uno stato democratico a cui delegare totalmente il “bene” del popolo.

     

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