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  • Lombardo smantella i Centri culturali dell’Amministrazione Regionale

    Pubblicato il novembre 8th, 2009 Max Nessun commento

    Il Personale del Centro Catalogo e del Centro Restauro
    Una clamorosa “svista” minaccia di alterare gravemente la struttura dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali in Sicilia. Il D.d.L. Governativo n.446, “Manovra correttiva per l’ es. fin.2009”, in atto all’esame della Commissione Bilancio dell’ ARS, all’art. 3, prevede la soppressione e liquidazione di quattro “Enti”: tra essi, oltre all’Ente Sviluppo Agricolo, il Centro Restauro e il Centro Catalogo dei Beni Culturali.
    Sarebbe quasi superfluo ricordare, intanto, che i due Centri non sono Enti ma Organismi Tecnico- Scientifici dell’Assessorato BB.CC.AA., dotati di autonomia amministrativa, istituiti con la legge 80/1977 e
    le cui strutture e funzioni sono regolamentate dalla legge 116/1980.
    I compiti assegnati per legge ai due Centri sono chiari e di evidente rilevanza:
    · Il Centro del Restauro svolge indagini scientifiche “in materia di interventi preventivi, conservativi e di restauro”, esegue “interventi di particolare rilevanza e di riconosciuta delicatezza”, organizza “corsi e seminari di formazione, di aggiornamento, di qualificazione”, cura pubblicazioni
    scientifiche, di rilievo internazionale E’ sotto gli occhi di tutti come questi fini, dettati dalla legge, siano stati e siano costantemente perseguiti dal Centro del Restauro, Esso sta curando attualmente un restauro particolarmente rilevante e delicato come quello della Villa del Casale di Piazza Armerina. Sul fronte dell’organizzazione di corsi e seminari, gli
    incontri curati dal Centro, anche di livello internazionale, sono ormai appuntamenti fissi. In più, il Centro del Restauro, in convenzione con l’Università di Palermo, ha attivato, e finanzia, con i fondi
    del suo bilancio autonomo, un corso di laurea (3 + 2), in Restauro, uno dei pochissimi in Italia. Il Centro del Catalogo “coordina l’attività di censimento, schedatura, documentazione e catalogazione”, “costituisce e gestisce il catalogo regionale del beni culturali” e “ne cura la pubblicazione”, “esplica attività di rilevamento grafico, fotografico, aero-fotografico”. Anche in
    questo caso, i risultati sono sotto gli occhi di tutti; norme catalografiche, sistema informativo di catalogazione Presso il Centro del Catalogo esiste, un gigantesco archivio di aerofotografie di tutto il territorio siciliano, da quelle scattate durante la II guerra mondiale a oggi; esiste inoltre una vastissima
    collezione di cartografia storica e attuale; e ancora una nastroteca assolutamente unica e una grande fototeca che possiede archivi fotografici di grande rilievo e importanza storica. Tutte queste collezioni sono ovviamente pubbliche e quotidianamente consultate. Sul fronte della produzione editoriale, al Centro del Catalogo si devono il censimento dei Castelli Siciliani edito nel 2002 e quello delle Torri Costiere, pubblicato nel 2008. Recentissima è poi l’edizione del rilievo fotogrammetrico del soffitto dipinto della Sala Magna dello Steri. Questo solo per citare alcune tra
    le moltissime opere pubblicate. E ancora i Progetti, di ampio respiro, realizzati con il mondo culturale europeo e del bacino del mediterraneo, per alcuni dei quali i due Centri sono stati Capofila.
    Di fronte a questi risultati, e ai molti altri che si potrebbero elencare, una manovra correttiva di bilancio, con un’ azione immotivata, cancella i due Centri. Qualora, invece di soppressione si dovesse parlare di
    eliminazione dell’autonomia finanziaria e gestionale, la questione non cambierebbe nella sostanza perché significherebbe comunque la “morte civile” dei due Istituti, chiudendo di fatto l’ossigeno per la quotidiana
    attività di studio e ricerca che si può attivare solo con una flessibile ed efficiente, oltre che oculata gestione, oggi affidata ad uno specifico Comitato di Gestione. La soppressione viene programmata senza spendere una
    parola né sul futuro delle funzioni svolte dai Centri, né su quello delle collezioni e delle attrezzature scientifiche che essi detengono, né sul destino del personale. Si porta così un nuovo e duro attacco a una
    parte essenziale dell’amministrazione dei Beni Culturali in Sicilia che, a parole, vengono sempre indicati come strategici. Si demolisce così un punto essenziale e qualificante della riforma dei Beni Culturali realizzata in Sicilia fra gli anni ’70 e ’80, senza che venga proposto un nuovo modello diverso dallo sfascio. I firmatari di questo documento chiedono l’immediata revoca della prevista soppressione dei due Centri, auspicando e dando, fin da ora, la propria disponibilità per un approfondito, costruttivo e sereno
    riesame dell’assetto dei Beni Culturali in Sicilia, ove si intenda seriamente porre mano al rilancio di tale
    settore strategico.

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