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  • Lo Statista e il mezzadro, così cadde il Governo Milazzo

    Pubblicato il ottobre 28th, 2008 Max Nessun commento

    di Francesco Librizzi
    Il 23 ottobre di cinquant’anni fa, la terra di don Luigi Sturzo, con l’elezione di Silvio Milazzo a presidente della Regione Siciliana, attraversava una stagione politica bruciante. Ma pochi sanno che a contribuire alla sconfitta del “Milazzismo” furono due cittadini di Calascibetta: da una parte lo statista Giuseppe D’Angelo, allora segretario regionale della Dc, dall’altra il suo mezzadro Signorino Scarlata, morto alla veneranda età di 90 anni. Ma andiamo per ordine. L’operazione “Milazzismo” nasce a seguito del cambiamento della legge sull’industrializzazione che, nel 1955, con il Governo Alessi è favorevole alla Sicilia. Poi, nel 1956, con l’avvento del fanfaniano La Loggia, la legge viene mossa a favore dell’industria del nord. In campo politico, invece, l’aspra battaglia si gioca tutta all’interno della stessa Dc; da un lato il gruppo dei fanfaniani, dall’altro la compagine dei parlamentari regionali vicini a Luigi Sturzo, a De Gasperi ed Alessi. Una guerra politica che porta Silvio Milazzo, poi espulso dalla Dc, ad essere eletto presidente della Regione Siciliana. Il Milazzismo, nato per tentare di liberare la Sicilia dall’egemonia romana, pian piano, come ci riporta la storia, provò a vendersi al migliore offerente.   Un movimento politico siciliano, il “Milazzismo”, sostenuto inizialmente da anarchici, comunisti, socialisti, fuoriusciti della stessa Dc e da forze di destra (Msi e altri). Un miscuglio di idee – fu detto- che rischiava seriamente di mettere in crisi il sistema politico e istituzionale siciliano di allora. “Il Milazzismo era un prodotto di accordi, pattuizioni, compromessi in dispregio della volontà dell’elettore. Contribuiscono alla costituzione e al mantenimento del governo Milazzo anche potenti famiglie mafiose di Palermo (i Bonta’) e di Trapani (i Rimi)”, si legge nel libro di Franco Nicastro, dal titolo “Giuseppe D’Angelo- il democristiano che sfidò la mafia, le mafie e l’Antimafia”. Giuseppe D’Angelo, diventato nel settembre del 1961 presidente della Regione Siciliana, istituendo il primo Governo di centro sinistra grazie al consenso di Aldo Moro e al silenzio assenso della Chiesa di Ruffini, gioca d’astuzia. (Emanuele Macaluso, segretario regionale del Pci di allora, ha dichiarato in questi giorni alla stampa che anche i servizi segreti italiani contribuirono a sconfiggere il Milazzismo) Ma, ufficialmente, la trappola politica che attendeva Silvio Milazzo fu progettata, tra il 14 e 15 febbraio del 1960, all’Hotel Des Palmes di Palermo. Protagonisti del momento storico il deputato dell’allora Dc Carmelo Santalco e lo xibetano Signorino Scarlata. Dietro dei due, l’attenta regia dell’On Giuseppe D’Angelo. Il compito (finto) di Santalco, d’accordo con D’Angelo, era quello di vendersi a Silvio Milazzo. In cambio avrebbe ottenuto un assessorato regionale, cento milioni di lire (di cui trenta per due deputati Dc) e la nomina di una persona di suo gradimento a consultore della provincia di Messina (il consultore corrispondeva all’attuale presidente della Provincia), che poi si scoprirà essere Signorino Scarlata, un agricoltore di Calascibetta che amava il suo lavoro. Il tentativo di corruzione fu denunciato dallo stesso Santalco all’Assemblea regionale, un quotidiano pubblicò la foto di Scarlata in tenuta da lavoro, così il governo Milazzo fu costretto a dimettersi. “Squallido finale politico”, scrissero alcuni giornali di allora. 

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