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  • L’ira dei Costruttori edili sul dissesto finanziario

    Pubblicato il febbraio 11th, 2008 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Come è noto la dichiarazione del dissesto finanziario operata dal Consiglio comunale di Enna ha rappresentato un gravissimo danno non solo per l’apparato istituzionale dell’Ente, ma per tutta la cittadinanza. A seguito del dissesto infatti, il Consiglio comunale ha dovuto deliberare l’aumento massimo delle aliquote di tasse e tributi comunali. In tale occasione (20 gennaio 2006) sono state aumentate altresì, nella misura massima del 10%, le aliquote degli oneri di urbanizzazione da porre a carico degli utilizzatori delle aree nonché l’incidenza percentuale del costo di costruzione relativa alle opere o impianti non destinati alla residenza (attività commerciali e direzionali). Il Consiglio comunale ha ritenuto di dover includere anche questa tipologia di corrispettivi nel vincolo quinquennale previsto dalla legge solo per i tributi. In questo modo i Costruttori edili sono costretti a pagare oneri concessori salatissimi per una scelta che ha fatto autonomamente il Comune al fine di risanare il bilancio dissestato. Questo “trucchetto finanziario”, tuttavia, è stato scoperto e da qualche giorno i Costruttori edili hanno cominciato a chiedere agli Amministratori comunali “conto e ragione” di ciò che è accaduto. I Costruttori chiedono infatti di conoscere se il vincolo quinquennale di cui parla il Testo Unico sugli Enti locali concerne anche i corrispettivi di natura non tributaria o riguarda solo i tributi comunali. La giurisprudenza prevalente sembra confortare la tesi dei Costruttori tendente ad escludere la natura tributaria degli oneri concessori e, di conseguenza, la non assogettabilità di questi al vincolo quinquennale previsto per i tributi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione così recita: “……gli oneri di urbanizzazione non possono rientrare nel concetto di tributo, caratterizzato dalla funzione di contribuzione di ogni cittadino alle spese necessarie dell’Amministrazione dello Stato in ragione della propria capacità contributiva, o dalla funzione di corrispettivo per una attività prestata da un ente pubblico. Nel caso del costo di costruzione, invece, come abbiamo visto, si deve ravvisare il rimborso di una spesa generica che grava sul Comune in relazione alla presenza sul territorio di una nuova costruzione, e che non viene restituita nel caso di mancato utilizzo della concessione” (Cass. Sent. n. 22514 del 20/10/2006). Sia pure escludendo la connotazione negoziale e il carattere sinallagmatico del contributo versato a titolo di costo di costruzione rispetto al rilascio della concessione, la costante giurisprudenza lo ha definito come un corrispettivo di natura non tributaria, posto a carico del costruttore a titolo di partecipazione ai costi delle opere di urbanizzazione in proporzione all’insieme dei benefici che la nuova costruzione ne trae (Consiglio di Stato, sez. V°, 27/02/1998, n. 201; Cass. sez. I, 27/09/1994, n. 7874; Consiglio di Stato, sez. IV, 5/09/2005, n. 4483). Occorre evidenziare che tale argomentazione è stata condivisa dallo stesso Consiglio comunale (delibera n. 1 del 20/01/2006) che, non considerando detti corrispettivi tributi, ne ha aumentato l’aliquota in analogia all’incidenza percentuale applicata per la contribuzione sui servizi a domanda individuale.
    Ciò premesso, farebbe bene il Consiglio comunale a ritornare sui propri passi ed a riportare le aliquote degli oneri concessori a cifre più eque prima dell’approvazione del prossimo bilancio di previsione.

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