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  • L’euro salverà Eurolandia ?

    Pubblicato il gennaio 8th, 2012 Max Nessun commento

    di Tony La Rocca
    Nonostante la buona volontà di molti, non sempre riesce facile descrivere con chiarezza le dinamiche macroeconomiche che hanno dato origine a questa epocale crisi sistemica che ha trovato sfogo in un’ enorme crisi del debito sovrano. Premesso ciò, ci troviamo in una fase estremamente delicata che vede coinvolte da un lato una politica europea totalmente scomposta ed estremamente disconnessa; dall’altro la travolgente potenza dei veri attori dei mercati che avendo ben compreso le difficoltà dei paesi dell’Eurozona disinvestono vendendo interi asset con grande velocità e con l’aggravante della possibilità di scommettervi anche contro.

    Se aggiungiamo, a questo scenario, lo scricchiolio della solvibilità delle nostre banche, dai bilanci sempre meno trasparenti, la frittata è servita. C’è da dire che il tutto viene addolcito, dottamente, dal nostro Governo con manovre strategiche, con promesse, iniezioni di ottimismo e quant’altro possa servire a far ingurgitare la medicina amara di un fallimento preannunciato. Fallimento che vede protagonista una Germania – le cui aste dei bond cominciano ad andare deserte –  avversa alla condivisione di un debito europeo diffuso che ha contribuito ad alimentare, avallando sovente, politiche economiche opportunistiche ed altamente speculative. Tuttavia, si prosegue impegnandosi a progettare misure di austerità che non contengono alcuna concreta prospettiva di crescita (vedi liberalizzazioni osteggiate dalle lobby) e che inginocchieranno definitivamente chi è piccolo a cui si prospetta una visione futura a tinte fosche aggravata da un pil estremamente negativo. Per non parlare delle varie “Autorità Monetarie” sovranazionali: BCE,  FMI e, non ultimo, il “Fondo Salva Stati” (EFSF) che anche con i suoi 440 miliardi di euro risulterebbe poco capiente in caso di crollo definitivo dell’Europa del sud. Tutti questi strumenti sono stati predisposti, proclamati, ma, di fatto, non utilizzati. I “risultati” sono sotto gli occhi di tutti e la ricorrente mancanza di liquidità ne è la testimonianza. Sela BCEvuole rispettare il suo mandato sulla stabilità dei prezzi, deve evitare che i prezzi crollino. Questo vuol dire, tagliare ancora i tassi a breve (come è stato, in parte, già fatto) e ricorrere al “quantitative easing”, ossia: all’acquisto di titoli di stato su larga scala dalle banche, rifinanziandole ed obbligandole, contemporaneamente, a concedere credito. Tornando ai mercati, essendo gestiti da analisti e traders affatto sprovveduti, ci danno addosso giornalmente senza alcuna pietà. L’aggravante è costituito dall’indifferenza totale da parte della Germania che sembra essere


    sorda all’emissione di eurobond: unico mezzo di contrasto immediato alla speculazione. L’utilizzo di questo strumento finanziario, pur non in maniera indiscriminata, emetterebbe immediatamente un segnale di coesione e condivisione del debito tra i Paesi di Eurolandia e consentirebbe un immediato rifinanziamento dello stesso da parte di fondi sovrani esteri  – quali quelli cinesi o arabi – munendoci di una grossa chance soprattutto temporale e abbassando notevolmente gli interessi con cui paghiamo il nostro attuale debito. Concludo, per non farla lunga, con una riflessione: “L’Euro, non è la causa di tutti i mali. Anche esso ha apportato i suoi benefici regalandoci in questi anni forse un, non meritato, dividendo. Il vero male risiede nell’inerzia, della gran parte di politici miopi, che ha dato origine alla mancanza di progetti di sviluppo economico sostenibile a favore della classe produttiva. Fomentando, di contro, innumerevoli sprechi in ogni singolo fattore della spesa pubblica, soprattutto in quella sociale”. Uno spreco infame che, in momenti di scarsa liquidità come questo, sta contribuendo notevolmente ad assestare un durissimo colpo alla nostra economia reale retta, fondamentalmente, dai consumi e dai pochi risparmi delle famiglie. In un prossimo articolo – pur non essendo un sostenitore dell’accentramento monetario – proverò ad accennare a qualche opportunità che l’euro ci aveva dato e che i nostri politici non ci hanno messo nelle condizioni di cavalcare.

     

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