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  • “Le scale mobili si faranno”

    Pubblicato il gennaio 16th, 2008 Max 1 commento

    On. Vladimiro Crisafulli

     

    1 responses to ““Le scale mobili si faranno”” Icona RSS

    • LIBERA DISSACRAZIONE OMERICA

      Cantami o diva del Wladimir Mirello
      L’ira funesta che infiniti addusse
      guai agli ennesi molte anzitempo all’Orco
      generose travolse risorse e risparmi,
      e di cani e d’augelli orrido pasto lasciò
      di quell’Ato (così di Kore l’alto consiglio
      si adempia), da quando primamente disgiunse
      aspra contesa tra Assoutenti
      e nuove genti ad amministrar ei pose i sindaci
      mendaci e poco scienti.
      Irato al Sire destò quel Dio nel campo
      un feral morbo, e la gente peria :
      pagar non pote quel che lui desia.
      colpa del fato
      che fece a Kore sacerdote oltraggio.
      Non paco di aver fondato Henna Euno Ato
      Poi quel tanto declamato acquaporto che luce
      ancor non vide, or vuol fondar il comitato
      per il novo Partito democratico.
      O Atridi, ei disse, o coturnati ennesi
      gli immortali del cielo abitatori concedanvi
      espugnar la cittade e salvi al patrio suol tornarvi.
      Dhe mi sciogliete il mio desir, ricevetene
      il prezzo, ch’io mi impegno a pagar:
      lavoro gratis e promesse sempre vane,
      e il saettante figlio di Kore rispettate.
      Al prego tutti acclamar: doversi il sacerdote
      riverire, e accettar le ricche offerte.
      Ma la proposta non talentando al cor di Ugo,
      in guise aspre il superbo accomiatollo
      e minaccioso aggiunse:
      Cappellaccio, non far che presso a queste mura
      né or ne poscia io ti colga mai;
      che forse a nulla ti varrà lo scettro
      dell’infula del Dio Kore.
      Or và non m’irritar se salvo ir brami.
      Impaurissi il tale, ed al comando incammiossi
      E in disparte venuto, al santo Kore fè questo prego:
      Dio dal baffo d’argento, o tu che proteggi l’alma
      Henna, e sei dell’Agnello possente
      Imperator dhe, m’odi.
      Se di giovenchi e di capretti io t’arsi i fianchi opimi,
      questo voto m’adempi: il pianto mio paghino gli ennesi
      vadano su e giù per Henna bassa per i natural passi,
      senza scale e senza squassi.
      Ma ei non sa qual male affligge il popol soggiogato,
      che Euno vorrebbe a muover le coscienze
      per troppo tempo assise e addolorate.


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