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  • Le parole delle Criminologia: cos’è la Criminogenesi?

    Pubblicato il marzo 16th, 2017 Max Nessun commento

    Beatrice Pecora, criminologa

    La Criminogenesi è una branca della Criminologia che studia l’insieme delle tendenze di origine genetica o ambientale che possono indurre un soggetto a compiere atti o comportamenti antisociali. 

    Aristotele creò il principio del “sillogismo fisiognomico” per paragonare gli esseri umani agli animali. L’applicazione di tale principio alle caratteristiche della personalità si ebbe nel XVI secolo quando, in seguito allo scisma religioso, si formarono due scuole di pensiero: de libero arbitrio, sostenuta dalla Chiesa Cattolica, per la quale l’individuo gode di libertà di scelta, e de servo arbitrio, ampiamente sostenuta dalla Chiesa Riformata, per la quale l’individuo si pone in assoluta soggezione. Due secoli più tardi, sulla scia delle teorie evoluzionistiche Darwiniane, iniziarono gli studi sulla Frenologia per cercare di comprendere la correlazione tra i tratti somatici e la criminalità. Anche la scuola italiana fu influenzata da tali teorie, primo fra tutti Cesare Lombroso. L’ipotesi di un’eventuale correlazione fra eredità e delitto, nel senso che esisterebbero taluni individui dotati, per ragioni genetiche, di una sorta di “predisposizione innata al delitto” non è opinabile dato che la criminalità è un fattore che si genera per convenzione sociale e perciò variabile, a seconda del mutare della cultura e delle norme. Di contro, i fattori ereditari sono una realtà biologica non modificabile, essendo legati al patrimonio delle informazioni intese nei geni contenuti nel Dna di ciascun individuo, che è indipendente dai fattori culturali e sociali. Il patrimonio genetico si modifica solo mediante le mutazioni spontanee del Dna che avvengono negli esseri viventi in tempi lunghissimi, milioni di anni. Per l’essere umano, il progresso, dalle forme più arcaiche a quelle più attuali, si è dunque verificato grazie ad un’evoluzione culturale più rapida e diversificata rispetto ai tempi e ai modi dell’evoluzione biologica, che in tutti questi millenni è rimasta immutata. Pertanto mentre i fattori biologici ereditari non si sono modificati, gli apprendimenti, l’enorme aumento delle conoscenze, gli usi, i costumi, le leggi e lo stesso concetto di criminalità hanno subito notevoli modifiche. Esistono, invece, sicure correlazioni fra la struttura biologica degli individui e certi aspetti della loro mente che possono favorire la criminalità studiandone l’ereditarietà. E’ indubbio che ciascun soggetto è portatore di un patrimonio genetico diverso da quello di ogni altro individuo, per effetto del rimescolamento del Dna materno e paterno al momento della fecondazione: da qui deriva che ogni essere umano è unico ed irripetibile. Così come è unico ed irripetibile anche l’insieme dei fattori ambientali (famiglia, educazione, scuola, esperienze di vita), dalla combinazione dei quali con il patrimonio genetico deriva in definitiva che ogni soggetto è diverso da tutti gli altri. La scoperta dei fattori genetici responsabili di certi tratti psichici e comportamentali non ha però alimentato nuove illusorie ricerche di un “gene del delitto”. Gene che fin ad oggi non è stato scoperto, anche perché la genetica si è basata sul concetto di predisposizione al crimine, buttando giù le tesi lombrosiane che affermavano la delinquenza come un carattere innato. In effetti, la genetica ha puntato molto sull’aspetto dell’aggressività ergo predisposizione all’aggressività dell’uomo. Ad esempio il caso dell’ambiente prenatale e di quello post-natale influisce sul feto poiché le abitudini alimentari e comportamentali della madre, la sua esperienza biologica, gli ormoni secreti dal suo organismo, ciò che mangia, le situazioni stressanti che si trova a vivere, possono influire sul feto e sull’espressione dei suoi geni. L’ambiente familiare rappresenta dunque una variabile speciale piuttosto che una variabile genetica e la spiegazione della criminalità nelle generazioni future può essere semplicemente dovuta alle difficoltà dei genitori delinquenti nel predisporre un ambiente favorevole allo sviluppo dei propri figli. Dunque è stato obiettato che non può essere provato che l’ esistenza di famiglie criminali sia dovuta ad eredità e non al fatto che gli appartenenti a tali famiglie sono stati esposti a comuni fattori familiari ed ambientali sfavorevoli (educazione, identificazione, costume, moralità), quindi maggiormente soggetti a divenire essi stessi criminali, senza bisogno di invocare motivazioni biologiche. Recenti studi canadesi starebbero ad indicare che, fin dal secondo mese di vita, vi sono neonati maggiormente aggressivi. Molti genetisti, affascinati dall’ereditarietà, hanno condotto uno studio denominano il “metodo gemellare”, esaminando coppie di gemelli omozigoti, allevati in contesti familiari, sociali e culturali diversi. Si tratta di coppie di gemelli che fin dalla nascita sono state divise ed i piccoli affidati a genitori adottivi di diversa estrazione e di differente condizione sociale. Si tratta di una ricerca condotta a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, che è stata replicata anche di recente, verso la metà degli anni Novanta. Il carattere dell’aggressività non è stato studiato solo in ambito genetico, ma anche in ambito endocrinologico.

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