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  • Le nuove disposizioni normative sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali rischiano l’incostituzionalità

    Pubblicato il Agosto 13th, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Il Decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri che prevede la riproposizione di molte disposizioni contenute nel famoso art. 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133, ed abrogato attraverso il referendum dello scorso 12 e 13 giugno con la sola esclusione del servizio di gestione delle risorse idriche, rischia l’incostituzionalità, attesa l’esigenza di non violare il principio secondo cui il legislatore può correggere, modificare o integrare la disciplina residua, “nei limiti del divieto di formale o sostanziale ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare” (Corte Cost. sent. n. 468 del 1990). A nulla rileva il fatto che l’obiettivo dei referendari,  noto a tutti, era principalmente quello di abrogare il sistema di privatizzazione del servizio idrico. Infatti la stessa Corte Costituzionale in sede di ammissibilità del citato quesito referendario con sent. n. 24/2011 si è così espressa: ” In proposito, occorre preliminarmente ricordare che la richiesta referendaria è atto privo di motivazione e, pertanto, l’obiettivo dei sottoscrittori del referendum va desunto non dalle dichiarazioni eventualmente rese dai promotori (dichiarazioni, oltretutto, aventi spesso un contenuto diverso in sede di campagna per la raccolta delle sottoscrizioni, rispetto a quello delle difese scritte od orali espresse in sede di giudizio di ammissibilità), ma esclusivamente dalla finalità «incorporata nel quesito», cioè dalla finalità obiettivamente ricavabile in base alla sua formulazione ed all’incidenza del referendum sul quadro normativo di riferimento. Sono dunque irrilevanti, o comunque non decisive, le eventuali dichiarazioni rese dai promotori (ex plurimis, sentenze n. 16 e n. 15 del 2008, n. 37 del 2000, n. 17 del 1997)”.

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