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  • “L’anonimato è sintomo di una società malata”

    Pubblicato il aprile 2nd, 2009 Max 1 commento

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    Creative Commons License photo credit: Heliøs

    di Massimo Greco

     

    1 responses to ““L’anonimato è sintomo di una società malata”” Icona RSS

    • Sull’anonimato vorrei dire la mia

      Mi piacerebbe ragionare un po’ sull’anonimato in rete. Vorrei approfondire l’argomento discutendone con i navigatori

      Alcuni, ne hanno discusso dal punto di vista del principio e della necessità del poter restare anonimi. Io vorrei fare una domanda più semplice : è possibile impedire a qualcuno di accedere e operare in rete in forma anonima?

      In primo luogo, quando si dice, per esempio, “deve essere vietato di inserire contenuti in rete in forma anonima”, che cosa si intende? Se questa affermazione viene fatta in una legge, immagino voglia dire che
      1) devo essere certo dell’identità della persona che sottomette un contributo e che
      2) devo poter reprimere quelle azioni che violano la legge. Se fosse solo una dichiarazione di principio, a che servirebbe?

      Cominciamo dal primo punto. Come faccio ad essere sicuro dell’identità di una persona che “scrive” su Internet? Posso agire a due livelli. Il primo è quello del trasporto: identifico la macchina dalla quale il contenuto viene immesso. Se l’ISP ha registrato i dati della persona proprietaria del computer (o meglio, della linea) posso … giusto, cosa posso fare? Posso identificare la macchina/linea dalla quale è stato inserito il contenuto, non l’identità della persona che lo ha immesso. Certamente, potrei utilizzare un qualche principio di responsabilità oggettiva e dire che il “proprietario della linea” è responsabile dell’uso che se ne fa.
      Oppure, sullo stile del decreto Pisanu per il WiFi, il possessore di una connessione Internet deve dichiarare quali siano gli utenti che attraverso quella linea operino? È qualcosa di fattibile e ragionevole?

      Una volta connesso in rete, il problema è che un navigatore può accedere a siti e servizi in tutto il mondo. Quando mi registro su un servizio, chi controlla la mia identità? Mi sono appena registrato su live.com con un nome fasullo. A che servirebbe se un altro servizio volesse “controllare la mia identità” mandandomi una mail di conferma a quell’indirizzo fasullo?

      Non per niente, per garantire l’identità le banche o la PA usano (o vorrebbero usare) meccanismi molto sofisticati come le key per generare password dinamiche o i progetti come la Carta di Identità Elettronica. Ma qualcuno pensa veramente che se voglio commentare un articolo sul sito del Corriere o su questo blog sia necessario identificarsi in quel modo?

      E se opero tramite siti e operatori stranieri che succede? Ha senso pensare ad una soluzione “made in Italy”?

      La mia sensazione è non ci sia modo pratico e praticabile per “vietare per legge” l’anonimato in rete, cioè per essere sempre certi dell’identità di un navigatore. Ovviamente, alla fine è “solo” questione di costi e di mezzi. Ma possiamo pensare che per twittare o dire il proprio parere sull’ultimo goal di Pato un navigatore debba farsi identificare come se stesse comprando azioni o richiedendo un atto giudiziario?

      Questo vuol dire che il problema dell’uso illecito o dannoso della rete non deve essere affrontato? Ovviamente no. Vuol dire che bisognerebbe prendere le migliori teste che abbiamo e chiedere loro di definire delle strategie che siano ragionevoli e praticabili.
      Sarà mai possibile?


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