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  • L’anomala fuga dal Consorzio Ennese Universitario

    Pubblicato il Dicembre 12th, 2015 Max Nessun commento

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    di Massimo Greco

    Al netto delle specifiche questioni oggetto d’indagini giudiziarie, sulle quali evitiamo volutamente di opinare nel rispetto dell’Autorità Giudiziaria ed a tutela delle parti coinvolte, riteniamo necessario ritornare sulla genesi del progetto universitario ennese, ed in particolare su quella che non esitiamo a definire “l’anomala fuga dal Consorzio Ennese Universitario”. Il Consorzio Ennese Universitario (CEU) è stato infatti lo strumento amministrativo che ha permesso all’ex Provincia reg.le di Enna, al Comune di Enna e alla Camara di Commercio di Enna di promuovere lo sviluppo degli studi universitari nella Sicilia centrale. A tale progetto hanno poi aderito i Comuni di Assoro, Agira, Barrafranca, Centuripe, Leonforte, Nicosia, Piazza Armerina e Regalbuto. Il CEU, dopo aver preso atto della volontà del legislatore regionale di istituire il quarto polo universitario siciliano in Enna, ha quindi costituito la Fondazione Kore attraverso la quale ha poi richiesto ed ottenuto dal competente Ministero il riconoscimento della “Libera Università non statale Kore di Enna”.

    Ottenuto l’ambito risultato si è però assistito ad uno strano fenomeno. Quasi tutti gli enti locali che hanno costituito il CEU, uno dopo l’altro, hanno deliberato il proprio recesso dal CEU, determinandone l’avvio della liquidazione. Gli unici Comuni che ancora oggi mantengono in vita il CEU sono Piazza Armerina e Barrafranca. Quest’ultimo, a seguito dello stato di dissesto finanziario in cui versa, sarà verosimilmente costretto a deliberarne il medesimo recesso.

    Sfuggono le ragioni reali di tale fuga, sia quelle amministrative sia quelle politiche. Sotto il profilo delle azioni di contenimento della spesa pubblica e della razionalizzazione delle forme associative, se è vero che gli enti locali sono obbligati a sopprimere i “consorzi di funzioni amministrative”, risultando autorizzati a mantenere l’adesione ad un unico “consorzio-azienda” finalizzato alla sola gestione di servizi d’interesse generale, è altrettanto vero che in Sicilia quest’ultimo limite non si applica per l’adesione ai consorzi universitari.

    Sotto il profilo politico, appare un vero e proprio suicidio quello di autoescludersi dalla governance dell’unica realtà istituzionale produttiva di reali e concrete prospettive di sviluppo locale realizzata in provincia di Enna negli ultimi trenta anni. In tale contesto di “pazzia collettiva”, il paradosso è stata raggiunto dall’ex Provincia regionale di Enna. Anche questo ente locale, al quale va riconosciuto il merito istituzionale di avere concepito il Consorzio Ennese Universitario e che, giustamente, godeva di una partecipazione maggioritaria all’interno del CEU, una volta trasformatosi per legge in “libero Consorzio comunale” ha recentemente deliberato il recesso senza prima avere neanche la lungimiranza, non solo politica, di mettere sui binari della legittimità amministrativa ed erariale la vessata ed annosa questione dei locali concessi in comodato gratuito al CEU. Infatti, mentre appariva sensato che l’ex Provincia mettesse a disposizione risorse patrimoniali per una partecipata consortile in cui esprimeva un indirizzo politico maggioritario, risulta oggi incomprensibile il deliberato recesso. A meno che, a voler pensare male a volte ci si azzecca, vi sia una regia occulta per indebolire il quarto polo universitario a tal punto da farlo diventare un appetitoso boccone, magari equamente ripartito, dei tre atenei statali siciliani.

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